Lolocausto

In tal modo il fattore essenziale che tutte queste separazioni hanno in comune è che, durante il primo sviluppo delle sue relazioni doggetto, il bambino viene improvvisamente spostato e sistemato con estranei. Egli viene strappato via dalle persone e dai luoghi che gli sono familiari e che ama e messo con persone ed in ambienti che sono sconosciuti ed allarmanti” (Bowlby, 1944)

Queste parole toccarono profondamente la sensibilità dei sopravvissuti agli sfollamenti per la guerra, per le deportazioni razziali, separazioni forzate e privazioni.

Durante quegli anni, il regime autoritario di Hitler si era fondato sostanzialmente sulla distinzione degli uomini in razze inferiori e superiori, definite in base ai caratteri biologici. La razza superiore era la razza ariana” e i tedeschi, secondo l’ideologia nazionalsocialista, ne erano l’espressione più pura. La difesa di tale razza prevedeva la soppressione di ogni tipo di contaminazione e a questo scopo era diretta l’emanazione, nel 1933, della legge contro la popolazione ebrea. La loro persecuzione divenne una tragedia immane a partire dal 1942, quando Hitler decise, con quella che fu definita la soluzione finale”, il loro sterminio sistematico. Centinaia di migliaia di ebrei vennero rastrellati in tutta Europa e condotti nei campi di sterminio creati in Polonia, in aggiunta a quelli già esistenti in Germania. Qui venivano rinchiusi non solo gli ebrei, ma anche prigionieri politici, oppositori di ogni genere, zingari e omosessuali. I più deboli vennero trucidati nelle camere a gas a cominciare dalla donne e dai bambini per poi passare ai vecchi e successivamente portati nei forni crematori. I più validi venivano impiegati in lavori pesanti ed erano quindi destinati comunque a morire di stenti e fatica. Nei lager come Dachau, Mauthausen, Buchenwald, Auschwitz e Belzec, gestiti da circa 20mila soldati tedeschi selezionati per la loro fedeltà ad Hitler, si è consumato il più grande genocidio della storia umana che ha portato allo sterminio di circa 6 milioni di ebrei pari a due terzi della popolazione semita in Europa.

Nicola Schiavone