L’organizzazione delle attività facoltative opzionali

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in attuazione della riforma

in regime di autonomia scolastica

  1. Valutazione del problema, analisi delle cause, con riferimento ad eventuali contesti specifici

Nella scuola primaria, soprattutto nelle classi a tempo pieno, c’è sempre stata una offerta formativa di laboratori: a volte erano opzionali (organizzati per gruppi di alunni di classe diversa), altre volte non erano opzionali e tutti gli alunni, a turno, usufruivano dell’intero “pacchetto” dell’offerta formativa laboratoriale che, per funzionare senza escludere nessuno, veniva articolata in moduli di lavoro (quando un gruppo aveva completato il modulo, ad esempio di lavoro con la creta ed era arrivato al prodotto finito, c’era la rotazione). Le novità introdotte con la legge delega 53/03, con le Indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati, con il decreto 59 /04 e con la circolare 29/04, hanno creato aspettative nei genitori e preoccupazioni nei dirigenti e nei docenti. I mass-media hanno veicolato il messaggio che la famiglia sarebbe diventata protagonista  nella scelta dell’orario  (normale o aggiuntivo) e dei contenuti delle attività nelle tre ore aggiuntive. Questa interpretazione contrastava con le effettive risorse umane della scuola (i docenti non possono essere formati in tutti i possibili campi di attività) e con le effettive risorse finanziarie (non è nemmeno possibile assumere specialisti esterni per tutto l’anno scolastico e per tre ore settimanali in ciascuna classe.. La c. m. 29/04 ha cercato di porre fine all’equivoco, ma le circolari sono lette dai dirigenti e docenti, raramente dall’utenza.

  1. Indicazione della via di soluzione ipotizzata e motivazione della scelta

 A questo punto molte scuole hanno convocato i genitori ed hanno comunicato che le ore aggiuntive offerte dalla scuola erano tre e che tutti gli allievi avrebbero seguito le tre attività settimanali proposte. La scelta è stata funzionale al momento e, se le attività erano appetibili e rispondevano alle esigenze dei genitori ed alla loro idea di curricolo implicito, tutto è andato bene. Non credo però che la questione possa essere risolta sempre così, non mi sembra coerente con i Piani Personalizzati e con le norme di legge. Il primo anno c’era la giustificazione dell’emergenza, ma a regime bisogna proporre una effettiva possibilità di scelta in una rosa di attività diverse. La soluzione che ipotizzo è quella di un accordo di plesso (per i plessi piccoli) o di un accordo per classi parallele, nei plessi grandi: ciascun docente indica una attività elettiva che risponde alle sue competenze personali, si progetta un sistema di laboratori a classi aperte (per consentire agli alunni di usufruire di competenze e di proposte di attività di altri docenti, oltre che dei propri di classe; si organizza l’attività in modo modulare (ad esempio moduli trimestrali). In questo caso ciascun allievo sceglie tre volte l’anno (può continuare nella stessa attività, se c’è posto, o cambiarla), al termine di ciascun modulo gli viene rilasciato un attestato (una certificazione di partecipazione) da inserire nel portfolio personale e, nella tabella riassuntiva del Piano Personalizzato, anch’essa allegata al portfolio, si vedono tutte le attività d seguite ed i moduli portati a termine con successo.

  1. Descrizione della soluzione

Ø      Decisioni: spettano al team dei docenti del plesso o di classi parallele nella fase di elaborazione dell’offerta formativa (il piano annuale dei laboratori); spettano ai genitori e all’alunno le scelte delle attività da seguire, su consiglio degli insegnanti.

Ø      Azioni:  censimento delle risorse umane (le competenze dei docenti) e delle risorse materiali (spazi, arredi, sussidi…)progettazione del piano annuale dei laboratori; presentazione del piano ai genitori; monitoraggio dell’esperienza laboratoriale degli allievi;

Ø      Soggetti: docenti – allievi – genitori (anche Enti Locali per la richiesta di materiali e sussidi)

Ø      Tempi e fasi:: la mia proposta è articolata in moduli trimestrali: può accadere che un alunno frequenti tre moduli laboratoriali diversi, oppure due moduli di una e una di un altro, oppure tre tutti nella stessa attività (quando il numero consente scelte non rigide)

  1. Considerazioni conclusive

 Credo che questo sistema di scelte opzionali, che può apparire macchinoso e difficile da organizzare e da gestire, sia motivato dalle ricerche sulle intelligenze multiple e dall’esigenza di offrire a ciascun allievo l’occasione di sperimentare i suoi talenti in ambiti diversi della cultura, dell’arte, della musica, dello sport, della tecnologia..Se è così, faremo un po’ più di fatica a programmare, ma offriremo all’utenza un’offerta formativa adatta agli studi recenti sullo sviluppo della persona. Resta il problema della mancanza di compresenze: per quanto si possa lavorare a classi aperte, in assenza di compresenze il numero, nei plessi grandi, risulta sempre troppo alto per le attività laboratoriali, gli allievi potrebbero essere delusi e frustrati da tempi lunghi di attesa per accedere ai sussidi tecnologici o ai materiali e, comunque, per avere a disposizione l’aiuto del docente. Possiamo ricorrere ai colleghi di sostegno, alle ore di compresenza con i colleghi di religione o di inglese…..ma il monte ore recuperabili è sempre insufficiente.

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