L’educazione non è riempire un vaso ma farlo fiorire di don Savino

L’educazione non è riempire un vaso, ma farlo fiorire 
Questo bellissimo concetto del nostro grande Santo – educatore don Gnocchi ci aiuta a guardare con occhio sempre attento e critico alla più grande passione della nostra vita: l’Educazione.
Al termine dell’anno scolastico ci potrebbe venire la tentazione di pensare che possiamo tirare il fiato; ma l’avventura educativa non va mai in vacanza!
C’è un aneddoto, sempre nella vita di don Gnocchi, quest’uomo che ha amato e salvato migliaia di “mutilatini” ma non solo perché ha procurato loro le protesi, ma perché li ha aiutati a diventare veri uomini nella scoperta della positività della vita.
Durante l’ultima guerra don Gnocchi è stato cappellano a fianco dei soldati che poi furono massacrati nella tristemente famosa ritirata di Russia; una domenica il comandante del Battaglione diede quest’ordine: “Tutti a Messa prima della battaglia!” ma don Gnocchi si oppose: “Non è giusto”, e fece sciogliere le righe aggiungendo: “Chi vuole viene a Messa, chi vuole va a spasso”.
Non esiste, infatti, vera educazione senza il rischio che è necessario alla libertà.
Scopo dell’educazione è quello di formare un uomo nuovo; perciò i fattori attivi dell’educazione debbono tendere a far si che l’educando agisca sempre più da sé, e sempre più da sé affronti l’ambiente. Occorrerà quindi da un lato metterlo sempre più a contatto con tutti i fattori dell’ambiente, dell’altro lasciargli sempre più la responsabilità della scelta, seguendo una linea evolutiva determinata dalla coscienza che il ragazzo dovrà essere capace di “far da sé” di fronte a tutto. (L. Giussani, Il rischio educativo)
In questi mesi di maggiore vicinanza ai ragazzi in famiglia e in Oratorio, non perdiamo l’occasione di una compagnia educativa ancora più attenta e intelligente che faccia scoprire a tutti noi, piccoli e grandi, il gusto di vivere e la passione per questa esistenza che Dio ci ha donato.
Don Savino Gaudio
 
articolo pubblicato sul numero di giugno 2006 de “Uno Sguardo in Dergano”