La mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari

LICEO SCIENTIFICO - SEGUENZA SEDE (ME)

La mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari

di 1706.13 (Medie Superiori) scritto il 18.02.14

Recentemente ho letto un intervento di Walter Veltroni in cui si parlava delle minacce che Totò Riina ha più o meno esplicitamente fatto nei confronti del magistrato Di Matteo da anni impegnato nella lotta contro la mafia. Vi sono stati diversi spunti in quell’articolo che hanno stimolato la mia curiosità e quindi ho cercato di reperire ulteriori informazioni.

Sembra che siano state numerose le intercettazioni ambientali durante le quali il capo mafia si esprimeva contro il PM di Palermo. L’ultima è stata registrata mentre il Riina usufruiva dell’ora d’aria insieme con un boss della “sacra corona unita” anch’egli sottoposto al regime del ”carcere duro”. Gli esperti di mafia dicono che questi sono tutti segnali che il capo mafia ha voluto inviare all’esterno: innanzitutto vuole dimostrare che malgrado il regime carcerario la sua parabola non è finita ed è ancora lui il boss a cui tutti devono ubbidienza;  allo stesso tempo, promettendo a Di Matteo la stessa fine di Falcone e Borsellino, rivendica il ruolo di regista nella strategia del terrore che intorno agli anni novanta ha trovato il suo culmine proprio negli attentati ai due giudici palermitani; infine comanda a chi è in liberta di progettare un attentato contro il Di Matteo anche, eventualmente, con la collaborazione di altre associazioni mafiose.

In seguito a tutto questo sono state prodotte varie interpellanze parlamentari e riunioni della Commissione Antimafia per  valutare l’effettiva pericolosità delle minacce ed è stato predisposto il rafforzamento delle misure di sicurezza per il magistrato  mentre il Comitato Nazionale dell’Ordine e della Sicurezza sta valutando la possibilità di trasferire lui e la sua famiglia in una località segreta.

Mi chiedo: ma se è vero che questi non sono altro che messaggi verso l’esterno perché e come queste intercettazioni che probabilmente dovevano rimanere segrete sono state diffuse ? Ma soprattutto chi le ha “trasmesse” agli organi di informazione ? Inoltre perché un boss mafioso così potente, il capo dei capi, sottoposto al regime del “carcere duro” ha la possibilità di prendere la sua ora d’aria con un altro capo mafioso ?

Voglio pensare che gli errori relativi a questa faccenda, se di errori si è trattato, sono stati compiuti solo perché spesso i funzionari con responsabilità di gestione e di governo, non solo nel settore della giustizia, non sono sempre all’altezza della situazione e, a volte, le loro decisioni procurano danni irreparabili. Se così non fosse si dovrebbe pensare all’ennesima connivenza tra stato e mafia.

Su quest’ultimo punto si potrebbero scrivere libri interi.  Giancarlo Caselli (ex procuratore capo di Palermo e Torino) ha detto la mafia è sì un’associazione criminale, è sì un problema di polizia e di ordine pubblico; ma non è soltanto questo. È un fenomeno assai più complesso, caratterizzato da una fittissima trama di relazioni con la società civile e con svariati segmenti delle istituzioni. Di qui un intreccio di interessi e un reticolo di alleanze, connivenze e collusioni che sempre hanno fatto della mafia un pericoloso fattore di possibile inquinamento della politica, dell’economia e della finanza (con tutti i rischi che ciò comporta per l’ordinato sviluppo di un sistema democratico). Considerare la mafia come un insieme di qualche centinaio di sbandati, pur violenti e feroci, è dunque riduttivo.

Credo sia chiaro che la mafia non si interessa solo di piccola delinquenza ma anche e soprattutto di grandi progetti criminosi e non solo. L’intreccio tra la mafia e il mondo della finanza e più in generale degli affari è evidente. Dove c’è un gran business spesso lì ci sono anche interessi mafiosi. Ma per tutto questo c’è bisogno della protezione della politica. Claudio Fava (giornalista catanese ucciso dalla mafia) a tal proposito ha scritto i mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Se non si chiarisce questo equivoco di fondo… Non si può definire mafioso il piccolo delinquente che arriva e ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale, questa è roba da piccola criminalità, che credo abiti in tutte le città italiane, in tutte le città europee. Il fenomeno della mafia è molto più tragico ed importante. È un problema di vertici e di gestione della nazione, è un problema che rischia di portare alla rovina e al decadimento culturale definitivo l’Italia.  

A volte la politica e la mafia vivono in stretta simbiosi. Gli uni hanno bisogno degli altri e viceversa. Chissà quante elezioni politiche sono state “falsate” dall’intervento della mafia che ha favorito un partito piuttosto che un altro ! E se ciò è accaduto cosa hanno fatto i politici eletti per ricambiare i favori ricevuti dai mafiosi ? Veltroni conclude il suo articolo facendo un appello alla classe politica affinché abbia uno scatto di orgoglio e scenda in campo compatta nella lotta contro la mafia unendosi ai tanti magistrati che sono quotidianamente in prima linea. La parola d’ordine deve essere non dimenticare. Scrive Veltroni mafia è un parola che la politica non ha il diritto di dimenticare.

Mi chiedo sarà possibile tutto ciò ? Abbiamo oggi una classe politica all’altezza di questa sfida ? Mi piacerebbe rispondere si a queste domande ma osservando ciò che succede nel nostro parlamento e soprattutto vedendo chi ne fa parte sono un po’ pessimista. Forse l’unica vera speranza viene dalla scuola e da noi giovani. Tocca a noi provare a migliorare la nostra società;  a diffondere sentimenti di onestà, giustizia, uguaglianza; ad  assolvere al proprio dovere indipendentemente dal ruolo più o meno importante che si ricopre. Per fare tutto ciò abbiamo una sola arma da usare: la nostra cultura.  La mafia vince lì dove vive l’ignoranza. Gesualdo Bufalino ha scritto la mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari.

Francesca Manganaro

V° G, Liceo Scientifico G. Seguenza, Messina