La rivoluzione possibile per l’inglese “scolastico”

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di  Gaudia Ricci

“I study English for many years…”, quale insegnante di scuola secondaria non si è sentito dire questa frase da buona parte dei suoi studenti? E non una volta sola! Ma se lo studi da many years possibile che con sai ancora mettere il tempo giusto?! L’abbiamo fatto settimana scorsa il Present Perfect! Evitiamo poi di richiamare alla possibile sfumatura Continuous, si entra in una elite per pochi predestinati “portati” per la lingua straniera.
Già, noi tutti nutriamo il segreto convincimento per cui per imparare l’inglese non basti il percorso standard di apprendimento, ma ci voglia una sorta di gene attivo specifico che purtroppo nostro Signore non ha inserito nel kit di base per tutti. Si è però scoperto col tempo e con l’allargarsi degli orizzonti che c’era una strada alternativa percorribile dagli “altri”, ed era il soggiorno all’estero.
E’ chiaro che non sto parlando di una generica conoscenza dell’inglese, ma di vera e comprovata competenza, quella cioè che mette nelle condizioni di saper comunicare in lingua straniera senza difficoltà e tentennamenti, sciolti e a proprio agio, sicuri e spediti, senza tema di essere identificati come italiani dopo due parole. La reazione di molti di voi a questa descrizione è indice significativo di come le aspettative di successo in questo ambito siano ormai ridotte a livelli di sopravvivenza, quell’area grigia dove per fortuna (?) ci viene in soccorso anche la nostra vivace e passionale gestualità tutta italiana.
Da insegnante mi ha sempre dato molto fastidio il fatto che il termine “scolastico”, riferito per esempio all’inglese, delinei sostanzialmente una imbarazzante pochezza. Perché è un significato condiviso da tutti, che quindi decreta implicitamente il fallimento o per lo meno la macroscopica inadeguatezza del lavoro svolto in quella sede; ma il mio moto d’orgoglio si è ultimamente scontrato con una semplice constatazione: reputo un grande successo personale il fatto che ragazzi di 17/18 anni con alle spalle circa 12 anni di studio dell’inglese (many years…!) superino l’esame del First Certificate, livello non ancora di padronanza (anche qui immagino reazioni simili a quelle previste in precedenza, che peraltro testimonierebbero la stessa medesima riduzione). Ma è un successo davvero? Non è un tempo intollerabilmente lungo quello che sembra necessario per imparare l’inglese? A scuola non si può fare meglio?
Come nella vita spesso succede, le domande scaturiscono quando si incontra la risposta, prima c’è troppa abitudine e assuefazione per porsele. Certo ognuno gioca la propria professionalità nel suo lavoro per migliorarne le condizioni e trovare nuovi strumenti più rispondenti al bisogno, ma temo che l’egemonia anglosassone nelle vesti del British Council abbia realizzato un’omologazione troppo seria e tecnicamente valida per esser percepita come comunque parziale. Sono entrata in contatto con la soluzione DynEd per l’insegnamento e l’apprendimento dell’inglese (www.dyned.it), e tutti quei termini inflazionati come “le 4 abilità, la fluency, la pratica della lingua, la differenza fra capacità orali e scritte, comprensione e competenza” sono stati illuminati da una teoria e un metodo di studio capaci di restituire loro un senso più pieno e veritiero. Si parte da alcune semplici considerazioni: la lingua non è oggetto di conoscenza ma sviluppo di un’abilità; è l’abilità necessaria per la comunicazione e comunicare richiede immediatezza; tale scopo è raggiungibile percorrendo il naturale processo di sviluppo linguistico (sento, parlo, leggo, scrivo). C’è però un corollario a queste affermazioni molto condivisibili, ed è il punto nevralgico, il cuore di tutta la questione: le 4 abilità (listening, speaking, reading and writing) non si sviluppano in parallelo, eppure mediamente tutti i percorsi di apprendimento dell’inglese ruotano attorno alla disponibilità e al riferimento al testo scritto; questo è il motivo del notevole allungamento dei tempi necessari per imparare l’inglese e della scarsissima fluency mediamente raggiunta.
A questo punto si inserisce un tema molto attinente allo scenario attuale: la tecnologia multimediale. In DynEd è molto chiaro che la parte di pratica individuale dello studente è ottimizzata proprio grazie all’utilizzo del computer, perché solo il computer fa sì che l’interazione sia simultaneamente di diversi generi, multimodale per usare un termine tecnico. Posso contemporaneamente ascoltare, vedere immagini, usare il mouse per rispondere a domande, registrare la mia voce, riascoltarmi e paragonarmi allo speaker; questo non è affascinante perché tecnologico e quindi “moderno”, questo è perfettamente rispondente a come si acquisisce una lingua!
Oggi sembra che la tecnologia debba entrare a tutti i costi nelle aule scolastiche e trasformarle in ambienti digitali. E’ iniziata la corsa, basti pensare al progetto Generazione Web in Lombardia. Personalmente lo trovo un’opportunità da non perdere, ma il vero nodo lo dovrà sciogliere il docente in una seria riflessione sulla natura della propria disciplina: è rispondendo alla domanda su di essa che si potranno scegliere gli strumenti più adatti resi accessibili dall’avanzamento tecnologico, nel rispetto delle specificità. Per la lingua inglese posso offrire il mio contributo.
“I’ve been studying English for just one year, can you believe it?!”

Prof.ssa Gaudia Ricci

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