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La storia di Renato

Libri-di-testo

Droga: un tunnel con  uscita

Renato, secondo di tre figli, abita in un quartiere popolare, frequenta la scuola, l’oratorio, i gruppi sportivi. Renato è uno dei tanti, con i problemi tipici della sua età giovanile, frequenta un gruppo di ragazzi, ossia fa parte del cosiddetto gruppo dei pari”, cioè un gruppo di coetanei la cui importanza e autorità, talvolta, per fortuna solo talvolta, supera quella dei genitori. All’interno del gruppo regna l’unità, la confidenza, quel senso di solidarietà che al di fuori stenti a trovare o ad apprezzare. Al suo interno, il gruppo avverte  l’esigenza di fare nuove esperienze, così  iniziano a fumare per sostenere il loro bisogno di sentirsi importanti, liberi da paure e inibizioni. Dal fumo al buco il passo è breve, e così che Renato  inizia ad assumere eroina. Le sensazioni che la droga le trasmette sono piacevoli e confortevoli, illusoriamente si convince persino di superare il suo problema di sempre, la timidezza. Problema che gli impedisce persino di relazionarsi con le ragazze. Nelleroina crede di trovare rifugio dalle delusioni e difficoltà della vita quotidiana, incute in lui un senso di forza,  è il guscio entro il quale ripararsi dai pericoli e dalle responsabilità, dalle delusioni e dalle sconfitte, diventa per Renato larma attraverso la quale difendersi dal mondo che lo circonda. Pur avendo consapevolezza del rischio al quale va incontro, dal raffronto” tra questi e i vantaggi” che egli ritiene di realizzare, questi ultimi appaiono di molto superiori. Poi un giorno, l’illusione svanisce, Renato acquisisce una nuova consapevolezza, il desiderio di smettere però si infrange nell’indifferenza degli altri, in quel senso di solitudine che sopraggiunge quando ogni sogno finisce.  Lincapacità di comunicare, la sensazione di essere diverso dagli altri, l’incomprensione con la famiglia, la mancanza di precise regole all’interno della medesima  e  l’assenza di una autorità al suo interno capace di svolgere un ruolo e una funzione di guida e di sostegno morale, sono da un lato le ragioni per le quali Renato inizia a bucarsi, dall’altro, sono le ragioni per le quali gli riesce difficile smettere anche quanto avverte il desiderio di porre fine alla tragedia. La famiglia, ci racconta Renato, è importante ma la sua importanza, è  pari alla sua capacità di saperti trasmettere affetto, comprensione, sicurezza, regole e valori.  Questi elementi Renato li trova in un amico, nel suo vecchio allenatore di calcio. Merito di questi è la schiettezza, l’affetto, il rispetto  e la disponibilità ad aiutarlo nel momento in cui ne avvertirà  il bisogno. L’incontro, come gli suggerisce il vecchio allenatore, lo stimola a ricercare le ragioni per smettere, ad accogliere  quell’invito a crescere dentro. Dopo una attenta riflessione, Renato decide di farsi aiutare , quel vecchio che gli ha portato rispetto e trattato da uomo a uomo, meritava la sua fiducia. Renato  ha iniziato il percorso di recupero e, come egli ci testimonia, dopo tanta fatica , molteplici difficoltà, ha vinto la sua battaglia, l’ha vinta soprattutto perché a riacquistato fiducia in se stesso, fiducia che gli ha permesso di guardare al mondo, alla vita e alla sue difficoltà, con una rinata consapevolezza nella sua meravigliosa forza di uomo”.

 Renato racconta con molta semplicità la sua storia, una storia dalla quale è possibile trarre diversi spunti di riflessione e di insegnamento che di seguito, proverò a riassumere ed evidenziare.

La storia di Renato è una storia comune a quella di  tanti, fatta di paure, di angoscia, di ostacoli e delle tensioni che l’età sollecita. Il mondo e la vita appaiono tropo complessi e contorti per  chi, giovane, inizia ad affacciarsi in essi. Persino la famiglia, sicuro rifugio nei momenti di grande desolazione, appare un ostacolo alle proprie aspirazioni. Le difficoltà che s’incontrano nel crescere, sollecitano capacità   e forze che non sempre ritroviamo in noi. Questa condizione, che certamente acuisce linnato senso dimpotenza o quello dell’inutilità, talvolta consapevolmente e tal’altra inconsapevolmente, determinano distinti comportamenti che si esplicano in rifiuto   o accettazione, rassegnazione o ribellione. E in questi momenti di difficoltà morale, di malessere interiore  che occorre acquisire la consapevolezza che, i limiti fanno parte del bagaglio umano di ciascuno di noi e che, essi, non necessariamente esprimono una condizione di inferiorità o di incapacità ma rappresentano, molto spesso, soltanto una condizione di inesperienza, di non sufficiente conoscenza o informazione e che, in quel quotidiano gioco che è la vita, tutto ciò possiamo coltivare e affinare sempre meglio in funzione dei nostri   bisogni, dei desideri e delle nostre aspettative. Renato, ci insegna che proprio in presenza di queste difficoltà è opportuno comunicare con chi ci sta vicino, relazionarsi con il modo che ci circonda, gli amici, i familiari, o altri. Comunicare e relazionarsi, per quanto difficile,  ci permetterà di non esser vittime delle nostre paure e insicurezze.  In questo è determinate il gruppo a condizione però, che il gruppo funzioni come strumento non solo di divertimento ma anche di scopo, dove sia possibile sperimentare nuovi ruoli e scoprire l’importanza delle regole, della loro condivisione e del loro rispetto. Se manca tutto ciò, anche il gruppo finisce per venir meno alla sua funzione , che è quella di aggregare, solidarizzare, rispettare, giocare, sperimentare e crescere. Venendo meno in ciò, il gruppo finisce per rilegarci nella nostra condizione si insicurezza e di solitudine facendo riscoprire, in misura anche maggiore, il nostro malessere generalmente acuito da un profondo senso di delusione. Tutto questo può provocarci un doloroso senso di sconfitta e solo se ci fermiamo a riflettere, scopriremo che  tutto questo null’altro rappresenta se non lasperità di quel percorso che si chiama vita. E importante allora cercare rifugio nei valori veri, coltivando affetti e nuove amicizie, cercare la stima e la fiducia di chi ci sta accanto, offrire loro la nostra disponibilità al dialogo, consentire a chi disponibile, di aiutarci e volerci bene  evitando, per contro,  di lasciarci ingannare da tutto ciò che è capace di illuderci, proponendoci facili scorciatoie capaci solo di condurci in quel baratro che si chiama droga dal quale a volte, e purtroppo solo a volte, è possibile riemergere. Anche questo, ci insegna Renato.

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