L’assiuolo

da Myricae di Giovanni Pascoli

di Carlo Zacco

L’assiuolo è un uccello rapace simile al gufo e alla civetta; a livello popolare è anche chiamato Chiù, per il verso che emette, ed è comunemente ritenuto annunciatore di sventure e di morte.

Notturno. La scena è quella di un notturno lunare, descritto attraverso immagini e suoni, in modo impressionistico, cioè fatto di immagini giustapposte;

– naturalmente in questo paesaggio c’è qualcosa che rimanda ad altro;

Situazione: il critico Gioanola suggerisce di immaginarsi una situazione in cui l’io lirico che all’alba si trova in uno stato di dormiveglia, e che appena fuori dalla finestra sente un assiuolo emettere il suo verso. Questo verso fa in modo che nella mente dell’io lirico vengano prodotte immagini via via più inquietanti.

Struttura: in tutte e tre le strofe:   1° quart, immagini quiete/serene;   2° quart, immagini inquietanti.

 

 

 

 

5

 

 

 

 

 

10

 

 

 

 

15

 

 

 

 

 

20

 

 

 

 

Dovera la luna? ché il cielo

notava in un’alba di perla,

ed ergersi il mandorlo e il melo

parevano a meglio vederla.

Venivano soffi di lampi

da un nero di nubi laggiù;

veniva una voce dai campi:

chiù . . .

 

Le stelle lucevano rare

tra mezzo alla nebbia di latte:

sentivo il cullare del mare,

sentivo un fru fru tra le fratte;

sentivo nel cuore un sussulto,

com’eco d’un grido che fu.

Sonava lontano il singulto:

chiù . . .

 

Su tutte le lucide vette

tremava un sospiro di vento:

squassavano le cavallette

finissimi sistri d’argento

(tintinni a invisibili porte

che forse non s’aprono più? . . .);

e cera quel pianto di morte. . .

chiù . . .

I – La luna sta per sorgere (ancora non si vede); il cielo però è tutto pervaso dalla sua luce perlacea (e «nuota» in essa);

– tutti gli elementi naturali sembrano attendere il manifestarsi della luna, come una presenza quasi divina, rasserenatrice;

Contrasto. Questo quadro idilliaco è però turbato dalla presenza di nuvole nere, presenti in un luogo indeterminato («laggiù);

– quest’immagine introduce una imprecisata minaccia alla tranquillità;

– queste immagini negative, si precisano nella «voce» dell’assiuolo;

II – Le stelle traspaiono nel biancore prodotto dalla luna che sta per sorgere;

– si aggiungono dei suoni consolatori: il muoversi ritmico delle onde del mare; il fruscio dei cespugli;

Contrasto. Il fruscio richiama alla mente il ricordo di un «grido», inquietante e misterioso:

– dopo questo riaffiorare della memoria il verso dell’assiuolo diventa un «singulto»;

III – la luce lunare colpisce le cime degli alberi (per questo «lucide»), che tremano mosse dal vento;

– le cavallette emettono un suono simile a quello dei «sistri»: strumenti usati nell’antico Egitto nel culto misterico di Iside, come auspicio per la risurrezione dopo la morte;  ma con ogni probabilità le «porte» della morte non si apriranno più per l’io lirico (i cari morti non ritornano);

– a questa consapevolezza risponde il verso dell’assiuolo, che ora è un «pianto di morte».

Il verso dell’assiuolo. I rumori notturni e il verso dell’assiuolo rievocano nella mente immagini dolorose;

– in particolare il verso dell’animale, nelle sue tre apparizioni, va precisando via via la sua valenza simbolica, e richiama nella mente del poeta la sua tragedia personale;

– Ma tutto questo non è detto chiaramente, in un discorso logico e consequenziale: è all’uso, attraverso la giustapposizione di immagini.

Impressionismo. L’impressionismo viene dall’accostamento di immagini per analogia e non tramite legami logici espliciti, ad esempio:

– «nuotava in un’alba di perla»: la luna sta per sorgere, e quindi è come un’alba  >  il cielo illuminato e sembra color di perla (diafana, lattiginosa);  >  il cielo è talmente pervaso da questo biancore che sembra nuotarci dentro;

– tutti i passaggi intermedi saltano, e le due immagini estreme vengono condensate;

– «nero di nubi»: non nubi nere: non si nomina l’oggetto ma la sua caratteristica, che conta per l’io lirico; con questo si accresce l’indefinitezza dell’immagine, e contemporaneamente la si carica di un valore simbolico. Simbolismo e Impressionismo sono strettamente legati.

– il testo è zeppo di immagini del genere: «alba di perla», «soffi di lampi», «nebbia di latte», «cullare del mare», «sospiro di vento», «pianto di morte»;

Fonosimbolismo. All’effetto suggestivo del linguaggio analogico si aggiunge anche quello dei suoni, non solo evocati esplicitamente, ma anche riprodotti tramite onomatopee:

– «fru fru tra le fratte»: onomatopea e allitterazione di fr richiama, ovviamente, il fruscio;

– «finissimi sistri»: allitterazione di s e di ì richiamano il suono delle cavallette;

– «tintinni invisibili»: allitterazione di ì;

Questi suoni hanno effetto fonosimbolico perché con la loro consistenza acustica richiamano simbolicamente altre immagini; in più: il semplice suono dell’onomatopea non è semantico, è a-logico.

 

Temporale

È collocata immediatamente dopo L’assiuolo nella sezione XII intitolata La campagna. È un esempio di tecnica impressionistica portata a livelli più estremi.

Un bubbolìo lontano. . .

 

Rosseggia l’orizzonte,

come affocato, a mare:

nero di pece, a monte,

stracci di nubi chiare:

tra il nero un casolare:

un’ala di gabbiano.

È una sequenza di immagini giustapposte:

 – Bubbolio: onomatopeico: è quel suono indistinto dei tuoni in lontananza;

 – Rosseggia: per i lampi;

 – affocato: infuocato (dantismo);

nero di pece: verso la montagna si addensano nubi nere come la pece;

stracci di nubi: frammenti di nubi sono sparse per il resto del cielo;

ala di gabbiano: sul nero si staglia un casolare, che da lontano sembra un’ala di gabbiano.

Fonosimbolismo. La prima immagine è acustica, il bubbolio lontano: che si tratti di tuoni non viene detto, ed è lasciato all’intuizione del lettore;

– il termine bubbolio inoltre è onomatopeico, ed è una forma di espressione pre-linguistica, pre-logica, che evoca più che dire;

Immagini visive. Seguono varie immagini visive giustapposte:

1)      l’orizzonte infuocato che rosseggia;

2)      le nuvole nere come la pece;

3)      i lacerti di nubi sparsi per il cielo;

4)      il casolare in lontananza.

Queste immagini evocano anch’esse qualcosa di cupo e minaccioso, e l’effetto allusivo è accresciuto da espressioni che indicano una collocazione spaziale indefinita (a mare, a monte, lontano).

Linguaggio analogico. Come esempio di linguaggio analogico si può prendere il casolare:

– casolare e ala di gabbiano sono accomunati dal colore, dalla forma del tetto, e dal fatto di stagliarsi in lontananza sul cielo nero: due elementi molto lontani tra loro vengono accostati senza che sia  minimamente precisato il passaggio logico che presiede a tale accostamento. L’eliminazione dei legami logico-sintattici accresce il valore suggestivo (e misterioso) della parola.

Simbolismo. Il simbolismo qui è nei colori:

1)      rosso e nero evocano immagini negative, luttuose, di morte;

2)      il bianco invece evoca qualcosa di positivi, una sorta di speranza, anche per l’accostamento all’ala del gabbiano (e quindi al volo);

Chiaramente tutto ciò non è univoco, né convenzionalmente codificato: è un’ipotesi, suggerita.

Audio Lezioni su Giovanni Pascoli del prof. Gaudio

Ascolta “Giovanni Pascoli” su Spreaker.