L’Europa prima e dopo l’illuminismo

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Prima dell’Illuminismo

·         Gran Bretagna: dopo la 2ª rivoluzione Guglielmo III e Maria non lasciarono eredi così salì al trono una erede indiretta, Anna Stuard, con cui però si ebbe un ritorno al timore del cattolicesi-mo, così tra il 1713-14 il Parlamento appoggiò la candidatura degli Hannover, casata tedesca imparentata con gli Stuard di religione protestante. Si va così a formare una monarchia parlamentare(≠costituzionale) in quanto il potere legislativo era in mano al parlamento.

·         Polonia: viene divisa tra la Prussia, la Russia e l’Impero, dopo un periodo monarchico in cui le assemblee di nobili avevano predominato.

·         Prussia: nel 1701 l’elettore del Brandeburgo, Federico di Hoenzollern, viene incoronato dall’im-peratore re che, con i suoi successori, attuò una stretta politica di fortificazione dello Stato, in-transigente ma tollerante con la popolazione; fu uno degli esempi migliori di monarchia assolu-ta, grazie soprattutto ai successori Federico Guglielmo I e Federico II, poiché imponeva la disciplina senza spezzare le identità delle varie parti.

·         Spagna: in pieno declino Filippo V tenta un ammodernamento del territorio.

·         Russia: fin dal ‘600 vi è la dinastia Romanov (fino al 1917), è Pietro il Grande che comincia ad attuare le riforme in un paese fondamentalmente agricolo con la presenza di latifondi e servitù della gleba senza una classe borghese potente:

1.      miglioramento della resa economica con nuove tecniche agricole più redditizie;

2.      chiama degli esperti da tutta Europa per la modernizzazione;

3.      limita il prestigio della nobiltà e assume come funzionari dei non nobili;

4.      limita il potere della chiesa ortodossa dato che il patriarca di Mosca era diventato troppo potente, assume un atteggiamento tollerante verso le altre religioni, crea un “Santo Sinodo” ovvero un’assemblea di sacerdoti scelti dallo zar con il compito di prendere delle decisioni favorevoli allo zar;

5.      fondazione di San Pietroburgo come nodo di contatto con l’Occidente.

L’Illuminismo

Il “movimento dei Lumi” fu una conseguenza dell’assolutismo, poiché proponeva un capo di Stato laico, indirizzato verso la cultura e la ragione, che hanno una connotazione non religiosa. Esso nasce per primo in Francia, dove si avranno anche i maggiori esponenti di questo movimento,   per poi diffondersi più o meno in tutta l’Europa. L’input per questa diffusione avvenne con L’Encyclopedie, una stampa uscita verso il 1751 con il compito di andare a riprendere il sapere del passato e di rileggerlo in chiave razionale, grazie al suoi direttori Diderot e D’Alembert che collaborarono anche con altri numerosi personaggi di quell’epoca come Voltaire Rousseau Montesquieu. Essi ritenevano di avere il “lume della ragione” che quindi permetteva all’uomo di esprimere il proprio giudizio; vi fu un rinnovamento culturale dei principi della ragione che vennero utilizzati come metro di giudizio. Essi considerarono il Medioevo come un periodo negativo (vedi Inquisizione, caccia alle streghe, superstizioni legate alla chiesa) e durante questo periodo vanno contro alle religioni rivelate poiché sono basate su una serie di dogmi non verificabili. Questo mo-vimento risulta dirompente poiché va contro tutto quello che era stato acquisito in modo acritico fino a quel momento. Non tutti gli illuministi furono atei, alcuni aderirono al deismo, ovvero una religione razionale che eliminava tutto quello che era rivelato o dogmatico, dicendo che si poteva ammettere Dio solo come causa del mondo e che l’immortalità dell’anima poteva esser conside-rata come premio dopo la morte se si aveva agito bene: questa però non risolveva il bisogno di religiosità delle classi popolari che dovevano affrontare degli importanti cambiamenti. In relazione con il potere politico vi fu da una parte ammirazione da parte degli illuministi verso le monarchie, in particolare quelle costituzionali, per la loro azione riformatrice e razionalizzatrice ma le contestò sui temi della libertà e dell’opinione pubblica, che erano fortemente limitate. I principali pensatori-filosofi furono:

§         Montesquieu, che per primo affermò la divisione dei tre poteri legislativo, esecutivo e giudi-ziario che caratterizzavano le monarchia e che ancora oggi è alla base dei governi nazionali;

§         Voltaire, che fu sostenitore di una monarchia assoluta in quanto credeva in una uguaglianza giuridica e non sociale e anche perché con un sovrano il popolo non rischiava di disperdersi, amico di Federico Guglielmo di Hoenzollern, sovrano di Prussia, che cerca di convincerlo a riformare il paese;

§         Rousseau; che credeva in regime politico repubblicano poiché vi erano le maggiori possibilità di democrazia, era quindi opportuno estendere il suffragio universale ma non l’uguaglianza so-ciale, difendendo la proprietà privata, per lui è meglio uno stato in cui non ci siano leggi che costringano, quasi una sorta di anarchia, costituendo uno stato di natura in cui l’uomo non è inclinato al male (buon selvaggio) e per evitare i soprusi all’interno di questa società immagi-naria si devono stringere dei patti che stipulino dei limiti per evitare le prevaricazioni; fu però innovativo in ambito educativo con “Emilio” questo bambino che deve imparare dalle consegue-nze delle sue azioni, evitando quindi un castigo fisico e considera così la diffusione dell’istru-zione pubblica per risolvere il problema.

Osservando bene le basi dell’Illuminismo si possono estrarre da queste quattro concetti che lo rappresentano: la ragione in primo piano, che la adotta come metro di giudizio, la felicità, che è lo scopo di tutti gli uomini, la libertà, intesa come il diritto di esprimere la propria idea, e la tolleranza, come capacità di accettare le opinioni altrui anche se diverse o contrarie alle nostre, in quanto esso avrebbe potuto rivelarsi valido, un arricchimento per la propria cultura e comunque un suo diritto imprescindibile. Questi elementi portarono alla concezione del giusnaturalismo,della cono-scenza dell’esistenza di un “diritto di natura”, ovvero una legge naturale che riesca a regolare il comportamento umano secondo questi punti e che sia superiore eticamente al diritto espresso dalle leggi dello Stato. Il mezzo di diffusione di questa corrente divennero quindi il giornale e i caffè dove gli intellettuali si trovavano per discutere e confrontarsi ed uno dei migliori esempio lo diedero Giovanni e Pietro Verri che fondarono il Caffè. Questi salotti non erano accessibili a tutti ma comunque ad un pubblico vasto che disponesse di una base dell’istruzione. In questo periodo i nobili dovevano perdere i loro privilegi giuridici e si cercò di far abolire i tribunali speciali, le giuri-sdizioni particolari e le esenzioni di cui essi godevano e in cambio essi chiedevano l’usurpazione dei campi di uso pubblico per farli diventare compi chiusi e la liberalizzazione del commercio del grano e dei prodotti agricoli, con la conseguente possibilità di vendere i prodotti al prezzo che si voleva in un libero mercato, così che si svilupparono due principali teorie economiche:

–          Adam Smith diceva che la ricchezza di uno stato non si basava sulle risorse commerciali o dall’agricoltura nazionale di cui esso disponeva, ma dal lavoro poiché è quella che porta alla creazione del manufatto, poiché se un paese produce quello che consuma spenderà meno che comprarlo dall’estero, migliorando anche le condizioni di lavoro (anticipazione della riv. industriale);

–          La fisiocrazia (potere della terra) ideata da François Quiezy, affermava che occorreva liberaliz-zare il commercio dei prodotti agricoli in quanto la terra costituiva la risorsa principale di uno stato, i prodotti sarebbero stati inoltre di migliore qualità anche se a costi maggiori, e quindi doveva essere incrementata poiché era la base del commercio.

Dispotismo illuminato: i sovrani illuminati firono coloro che, infuenzati dal l’illuminismo, concessero delle riforme ma che comunque rimasero di impronta monarchica. In generale le riforme furono:

Ø      Riforma del Catasto, in cui i beni immobili venivano registrati nei catasti (=libri contabili) che servivano poi per calcolare la quota di tasse che i singoli proprietari dovevano pagare (=tasse dirette) anche per riuscire a ridistribuirle in modo equo per far fruttare meglio il terreno.

Ø      Riforma Religiosa prevedeva tolleranza, in particolare dei giansenisti in quanto credevano che la Chiesa non dovesse interferire nelle questioni di stato poiché il mondo di Dio “non era que-sto”, mentre furono cacciati i gesuiti, l’ordine monastico fondato come servitore del papa, era anche quello meglio organizzato, più ricco e deteneva il monopolio dell’istruzione superiore e quindi delle future classi dirigenti, essi avevano quindi molta influenza sulle decisioni politiche che venivano prese: erano quindi gli unici che potevano contrastare le riforme di uno stato che ormai tendeva a diventare sempre più laico, e in più i sovrani ci guadagnavano poiché potevano sottrargli le loro ricchezze; furono espulsi da così tanti Stati che papa Clemente XIV fu costretto a sciogliere l’ordine nel 1773. i sovrani revocarono allo stato la funzione dell’istruzione primaria; si tentò di risolvere il problema creato da fidercommesso e dalla manomorta, infatti un grande proprietario terriero non riusciva a far fruttare tutte le sue terre poiché erano troppo vaste e molte risultavano inutilizzate o mal coltivate creando così un’economia stagnante, ma il re non poteva reclamare queste terre però si fece una legge del maggiorascato che impediva episodi come quello della monaca di Monza.

Ø      Riforma dei Codici prevedeva una razionalizzazione della legislazione quindi una revisione del codici in cui vennero eliminate le leggi in contraddizione e quelle troppo vecchie con una conseguente eliminazione dei fori privilegiati.

Despoti illuminati:

In Austria, che controllava anche il Ducato di Milano, Maria Teresa e Francesco I cacciarono i gesuiti nel 1767 ed istituirono l’istruzione superiore teresiana che era statale; il figlio Giuseppe II fu molto più radicale in quanto attuò una serie di provvedimenti sotto il nome di giuseppinismo/ giurisdizionalismo, che era una corrente politica secondo cui lo Stato doveva rivendicare l’auto-nomia politica e quindi limitava il potere della chiesa (romana→≈ gallicanesimo), in particolare egli doveva emanare il placet o il l’exequatur che era una sorta di concenso delle norme della chiesa in vigore nel suo terriotorio. Anche lui istituì l’istruzione pubblica, gratuita e laica in quanto aveva dei vantaggi economico, politico in quanto oltre al distacco dalla chiesa vi era una interazione più critica con lo stato (fino ad un certo punto). Nel 1781 Giuseppe II decise di abolire la servitù della gleba, intaccando i privilegi secolari dei proprietari terrieri. Il suo successore Leopoldo II fu meno riformista anzi abolì alcune delle leggi del suo predecessore.

In Prussia Federico II fece una cosa simile, aiutato anche da Voltarie suo grande amico: le riforme furono dell’istruzione obbligatoria statale, della tolleranza religiosa e del catasto me non fu compleata ma solo fatta per regolare la nobiltà che comunque non perde troppi terreni e non paga maggiori tassi ma furono intaccati i loro privilegi.

In Spagna con Carlo III di Borbone e in particolare inPortogallo con Giuseppe I di Brabante con il marchese di Pomball come primo ministro fece una serie di riforme non sulla base illuminista ma su una valutazione delle circostanze: il catasto, la tolleranza religiosa, l’imposta fondiaria ma non cambiano in modo significativo la situazione.

In Russia si ha una condizione di profonda arretratezza economica con una forte presenza di latifondi che la zarina Caterina II tenta di arginare in primo luogo con l’istituzione di una commissione di 570 tra nobili e borghesi, in quanto erano molto istruiti, per far decidere una serie di riforme da approvare: questa però non arrivò mai a risultati significativi in quanto i nobili non volevano perdere i loro privilegi. Essa deve anche affrontare la rivolta contadina di Emile Pugacev che arrivò anche a minacciare la capitale, tenendo occupato l’esercito imperiale per quasi due anni tra il 1773-1775 e alla fine dovette patteggiare ma fece impiccare il capo dei rivoltosi e fu in questa occasione che l’aiuto dei nobili si rivelò essenziale per la zarina che dovette lasciare i fori privilegiati ai nobili.

In Gran Bretagna non ci fu il dispotismo a causa delle rivoluzioni politiche, dopo gli Orange sono succeduti gli Hannover, ma con Giorgio III  durante l’ultimo ventennio del ‘700 si ha un documento che permette al parlamento di spodestare il re nel caso in cui esso si comporti in modo illecito; la camera dei Comuni acquistò sempre più potere con una conseguente perdita di quella dei Lord. In queste camere si potevano riconoscere due schieramenti politici: i Tories, più conservatori, in mag-gior numero nella camera dei Lord, e i Winghs, più liberali, maggiormente nella camera dei Comuni.

In Italia la situazione era quella della pace di Rastad e di Utrecht, in cui Milano era degli austriaci e il sud ai Borboni spagnoli. Nei ducati di Parma e Piacenza vi era un governo asburgico che poi viene sostituito dai Lorena d’Este mentre a Modena ci sono i Gonzaga-Este. Lo Stato Pontificio era poco attico amministrativamente e fu colpito dal dispotismo illuminato solo con alcune riforme di Benedetto XIV. IN Toscana governavano i Lorena asburgici con Leopoldo (futuro imperatore) e fu lo stato in cui vennero realizzate maggiormente le riforme con l’istituzione del Codice Leopoldino, che si basava sugli scritti di Cesare Beccaria: eliminava le giurisdizioni particolari, rimosse le torture e la pena di morte, tollerava le altre religioni, attuò il catasto e tutto questo aveva come scopo il rafforzamento del potere monarchico ma aveva un limite ed era che spesso veniva utilizzato solamente durante il periodo del re che lo aveva istituito. A Venezia e Genova era presente la corrente illuministica (vedi Goldoni) ma rimaneva comunque un’oligarchia. Anche nel regno di Sardegna e Savoia le riforme furono molto presenti con Vittorio Amedeo II prima che esso si diffondesse. Più tardi le riforme furono fatte per dare un svecchiata al paese: il catasto, gestito dallo stato, nel 1721 l’editto di Perequazione che stabiliva equamente il carico fiscale, toglie l’istruzione superiore alla chiesa e potenzia l’università di Torino in particolare negli indirizzi scientifici e anche qui vennero utilizzatigli intendenti non nobili nel ruolo dei funzionari.

Rossella Natalini

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