L’inclusione e la dispersione scolastica non si risolvono con gli investimenti

L’inclusione e la dispersione scolastica sono problematiche su cui converge l’attenzione di ministero dell’istruzione; le proposte risolutive si collocano sul versante finanziario: l’assetto educativo-didattico è ritenuto intangibile.

In questo scritto si cercherà  di colmare tale trascuratezza.

La soluzione del primo aspetto è facilitata da un’organizzazione delle aule scolastiche che sfrutta le potenzialità  dei gruppi di lavoro che fanno ricerca: devono risolvere i quesiti posti dal docente. Un’operatività  che sollecita il senso d’appartenenza e risveglia l’attenzione, l’accettazione e la sintesi di punti di vista divergenti.

La relativa chiave di volta è la formulazione di proposte di lavoro che, evocando i processi evolutivi delle discipline, stimolino la CURIOSITA’ e la laboriosità  degli studenti. Essi, ripercorrendo tali itinerari, conquistano autonomamente il sapere. Una proposta di lavoro ben progettata, infatti, accende il desiderio inquisitivo, dà  inizio all’esplorazione del campo del problema, all’analisi dei dati, alla formulazione d’ipotesi, mette in luce la necessità  di collaborare . e rappresenta un efficace antidoto alla mortalità  scolastica.

E’ un’idea rivoluzionaria perché la conquista della conoscenza procede in senso inverso rispetto a quanto avviene ordinariamente. Nelle aule scolastiche le nozioni procedono dal docente allo studente, che deve acquisirle, comprenderle ed elaborarle.

Una rivoluzione necessaria, perché risponde al cambiamento della finalità  del sistema educativo: le materie sono da considerare strumentali rispetto alla promozione e al consolidamento delle qualità  intellettive e operative dei giovani (competenze).

Il teorema di Pitagora può essere d’esempio. Tradizionalmente lo si insegna dimostrando la correttezza della regole sul triangolo rettangolo; nulla si dice sul perché e sul come della sua scoperta. E’ una pratica che conferma il flusso discendente dell’informazione: l’adesione concettuale è il comportamento atteso.

Ben diverso sarebbe l’esito del lavoro degli studenti se fosse chiesto loro di vestire i panni di Pitagora. Egli ha formalizzato esperienze egizie, cinesi e babilonesi, la prima delle quali risalente a duemilacinquecento anni prima di lui. La relativa proposta didattica è visibile in rete: “Laboratorio di matematica: Pitagora”.

La soluzione dei problemi della dispersione e dell’inclusione è affiorata: il libro di testo deve essere collocato lateralmente, utilizzato per rinforzare le conquiste fatte dai gruppi di lavoro. L’attenzione del docente sarà  puntata sulla coerenza dei percorsi risolutivi rispetto alla problematica posta, sulla consistenza delle concatenazioni logiche, sulla valorizzazione del pensiero divergente . La tradizionale lezione si collocherà  a valle dell’attività  dei gruppi di ricerca che, per quanto hanno fatto, saranno ricettivi.