L’indeterminatezza del ministro Bianchi

Il ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi, presentando le linee programmatiche del suo dicastero alle commissioni cultura, ha affermato: “La scuola è il motore del paese”.
Un’immagine che può dar luogo a fraintendimenti e minare le fondamenta delle linee programmatiche: non si affida un’auto da corsa a un autista distratto e disubbidiente.

Il ministro vuol rivisitare l’organizzazione per superare la “struttura militar fordista, caratteristica delle gabbie del novecento”. Superamento mai avvenuto a causa della generalizzata e costante elusione del “Principio di distinzione tra le funzioni di indirizzo e controllo spettanti agli organi di governo e le funzioni di gestione amministrativa spettanti alla dirigenza”[Dlgs 150/2009 art. 37].
Si tratta di una sistematica trasgressione, documentata dagli ordini del giorno degli organismi collegiali e dagli organigrammi visibili in rete.
Un’inadempienza che ha originato lo stallo in cui langue la scuola.

Se il ministro avesse sviluppato la tematica dell’autonomia scolastica, di cui si è dichiarato convinto assertore, la road map avrebbe acquisito consistenza.

L’autonomia scolastica, che “si sostanzia di progettualità “, infatti, é il leitmotiv di una dirigenza efficace: genera l’unitarietà  del servizio.
Unitarietà  che si persegue vincolando tutti gli organismi alle loro responsabilità .

Il dirigente scolastico è un direttore d’orchestra. Con la sua bacchetta comanda la definizione degli obiettivi, la specificazione delle strategie, la valutazione dei risultati per il miglioramento dei processi formativi, di quelli educativi e dell’istruzione.