L’insensatezza della proposta di valutazione della Fondazione Agnelli – di Enrico Maranzana

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La Fondazione Agnelli ha
pubblicato il rapporto conclusivo della ricerca “La valutazione della scuola”.
La filosofia di fondo è
analoga a quella di  A.Ichino e
G.Tabellini [CFT in rete  – Una
composizione fuori traccia: “liberiamo la scuola”]: le strategie formulate
eludono i vincoli posti dal sistema di regole in cui  l’istituzione scuola è immersa.

La speranza è che politici e
ministeriali non si facciano ammaliare dai falsi profeti.

Si considerino tre domande cui
il resoconto della Fondazione Agnelli risponde:
La
valutazione è davvero necessaria?
Il feedback è essenziale per
il governo del sistema educativo: si sostanzia nel confronto tra obiettivi
programmati e risultati attesi. [CFR in rete: Coraggio! Organizziamo le
scuole]. Nei Piani dell’Offerta Formativa delle scuola i processi di
retroazione non appaiono: dal paragrafo “valutazione” emerge lampante che
l’unico, costante riferimento è il grado di adesione ai contenuti disciplinari.
La Fondazione Agnelli bypassa
questo problema considerando la scuola una scatola nera. Un’impostazione
analoga a quella che si genererebbe in un box di formula uno in cui si valutano
le prestazioni di un prototipo prescindendo dalla professionalità del pilota.
La spiegazione di tale
comportamento deriva dalla mancata comprensione della specificità delle
responsabilità formative, educative e dell’insegnamento: si presuppone,
erroneamente, che scuola e università abbiano finalità e struttura coincidenti.
 
Perché
la maggioranza degli insegnanti è ostile alla valutazione?
Le risposte fornite dalla
Fondazione Agnelli non hanno colto la sostanza del problema. Affermano: la
valutazione è “buona cosa e giusta”, ad essa scuole e docenti devono
conformarsi.
La questione è molto più
spinosa: lo spirito della legge e l’ordinaria gestione scolastica sono separate
da una profonda frattura.
Da un lato l’Invalsi che
rileva l’intensità delle competenze, dall’altro lato le scuole che le
certificano ma che non progettano itinerari idonei alla loro promozione.
Si tratta di una questione
originata dalla mancanza di una terminologia univoca e condivisa: apprendimento
e competenza sono parole utilizzate in modo vago e generico, sintomo di una
generale e scarsa professionalità.
Ecco quanto afferma Anna Maria
Ajello, presidente Invalsi: “La nozione
di apprendimento a cui si può far riferimento, se pensiamo alla competenza, si
caratterizza come esito di attività autentiche a cui il soggetto prende parte e
di cui riconosce a pieno il significato, e non come esito di apposita
memorizzazione. La sua fondamentale caratteristica è il diretto coinvolgimento
dell’individuo e il suo prendere parte attiva, tanto da imparare con tutti i
cinque sensi e non soltanto mediante l’ascolto e lo studio solitario
”.
Una definizione che,
proiettata sulla dispersione scolastica, la cui misura esprime l’inefficacia
del servizio scolastico, consente di rilevare il momento in cui gli studenti
manifestano l’insofferenza per lo studio e per il conoscere.
Un malessere che emerge quando
nell’attività di classe, che nei primi anni della primaria è finalizzata alla
promozione delle competenze, irrompe l’insegnamento disciplinare. Da un lato
una situazione in cui lo studente e le sue potenzialità sono il cardine
dell’attività scolastica, dall’altro lato il centro della scena è occupato dal
libro di testo a cui l’alunno deve uniformarsi.
Una definizione che consente
di comprendere l’origine del fallimento della scuola media che, banalmente,
molti vorrebbero ristrutturare senza ricercare le cause della sua inefficacia
[CFR in rete – Riformare la scuola media: perché?].
Una definizione che
circoscrive il campo dell’intervento necessario: la didattica va ripensata,
ri-finalizzata, coordinata [CFR in rete – Laboratorio di matematica: Pitagora]
Chi si può valutare?
Insegnanti: valutazione della loro
formazione iniziale
e dei risultati ottenuti con i loro
studenti.
Le proposte presenti nel
rapporto sono il frutto di un incerto procedere, di un evidente
disorientamento: manca ogni attenzione alla finalità della scuola. Si è
sorvolato sul fatto che la promozione di capacità e di competenze è il la meta
del sistema educativo. Un traguardo che implica la progettazione di percorsi
unitari, coordinati, convergenti, unici per tutte le discipline: l’insegnamento
rappresenta il momento esecutivo.
Ne discende che la
professionalità dei docenti si esplica a livelli differenti: la valutazione
delle loro prestazioni non può avvenire al di fuori del naturale ambito di
responsabilità e per risultati che dipendono solo parzialmente dalla loro
azione.
Il mondo dello sport fornisce
una calzante analogia. Si può formulare un giudizio sul singolo giocatore sulla
base del punteggio di classifica se la sua squadra di calcio è priva
d’allenatore?
Scuole (e dirigenti): valutazione della
qualità degli istituti,
attraverso il confronto nel tempo o con le
altre scuole.
Razionalità vorrebbe che la
valutazione delle prestazioni di una scuola derivassero dalla misurazione dal
grado di conseguimento degli obiettivi programmati. Un intervento molto più
articolato di quello proposto dalla Fondazione, un intervento che garantirebbe
la conformità della gestione delle scuole al sistema normativo [CFR in rete –
Quale formazione per il dirigente scolastico?].
Esiste nel mondo contemporaneo
un’organizzazione che non definisce i traguardi, che non formula strategie, che
non monitorizza i processi?
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