L’oratoria ciceroniana è utile anche a noi?

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Cosa insegna l’oratoria antica, ciceroniana, e in particolare il libro “De oratore” ad una persona che oggi si occupa di comunicazione?

Come premessa occorre ricordare che i Latini e Cicerone avevano capito l’importanza della riflessione sull’oratoria e sull’eloquenza.

A questo Cicerone dedica parecchi libri, il giovanile De inventione, un po’ acerbo e settoriale, il Brutus, che però è più che altro una storia dell’oratoria, spesso un po’ pesante, e l’ Orator, troppoarido e tecnico nella seconda parte.

L’opera più complessa, ricca e approfondita sul tema, che non ha eguali o similari nella letteratura greca, è il de oratore.

  • Anzitutto nel De oratore Cicerone ci insegna a prepararci il discorso, e questo avviene con il conitnuo esercizio della scrittura

 “Voglio dirvi schiettamente il mio pensiero: la cosa più importante è quella a cui noi diamo il minimo peso, cioè l’esercizio continuo dello scrivere, che i più evitano, perché è molto faticoso. Lo stiletto (noi diremmo la penna, o oggi come oggi, la tastiera del computer) è il migliore e più efficace artefice e maestro dell’arte del dire; e non a torto. Infatti se la preparazione e la riflessione superano di gran lunga il discorso improvvisato, l’esercizio continuo e diligente dello scrivere supera la preparazione e la riflessione stessa”

  • Poi, chi parla deve conoscere, studiare e approfondire tutto

Non si tratta solo di conoscere le cinque parti dell’oratoria IDEMA e le 4 sezioni in cui si può dividere un discorso, ENCP (exordium, narratio, confirmatio, peroratio) che del resto molto assomigliano alle parti di cui si compone un testo argomentativo. Per non dimenticare che la narratio, la narrazione, è, e deve tornare ad essere uno dei punti più importanti del nostro discorso.

 “L’oratore infatti deve possedere molte nozioni, senza le quali l’arte del dire si riduce a una pompa di parole vuota e ridicola”

Al tempo di Cicerone, dice il famoso studioso Nicola Flocchini, era in corso una polemica tra retori, come Menedemo, e filosofi, sulla natura dell’oratoria. I primi sostenevano l’importanza delle tecniche retoriche, i secondi la preponderanza della conoscenza e dello studio della verità, rispetto alle aride pratiche meccaniche.

Cicerone si pone a metà tra i primi e i secondi, perché riconosce la specificità dell’arte oratoria, a condizione che non si perdano mai di vista le questioni fondamentali che si trovano a monte del discorso oratorio.

L’oratore, infatti, dice Cicerone, deve essere un uomo sapiente, onesto, e deve essere un uomo politico, che analizza con realismo la situazione, e che ha di mira il bene della comunità.

  • Poi deve conoscere a fondo l’uomo

“l’oratore, dice Cicerone, sempre nel primo libro, deve inoltre conoscere a fondo tutte le passioni, che la natura ha dato al genere umano, perché è nel calmare o nell’eccitare gli animi degli ascoltatori che si esprimono necessariamente tutta la forza e la bellezza dell’eloquenza. Bisogna che a ciò si aggiunga una certa vena d’umorismo, una tendenza alle facezie, una cultura degna di un uomo libero, prontezza e brevità nelle risposte e negli attacchi congiunte a garbo e gentilezza. Deve inoltre avere una profonda conoscenza di tutta la storia antica, d’onde trarre la forza degli esempi e non deve trascurare lo studio delle leggi e del diritto civile.”

  • Il sano umorismo

Si noti che nel terzo libro del De oratore prende la parola Cesare Strabone, che era un oratore esperto nel dilettare i suoi uditori con battute di spirito, che spesso mettevano in imbarazzo l’avversario. Cicerone dà la parola a Strabone per ben 74 paragrafi, nel corso dei quali Strabone riporta numerosi esempi, discutendo sul ridicolo, sulla sua convenienza, ma anche sui suoi limiti, perché tutto,anche l’umorismo,  deve essere usato al momento giusto e nella dose giusta.

  • L’arte della politica

Per Cicerone la politica non è, o non dovrebbe essere, basata sui personalismi, sulla forza e sulle vittorie militari, ma appunto sulla parola.

“Noi ci distinguiamo dalle fiere soprattutto per questo, perché sappiamo conversare ed esprimere con la parola i nostri pensieri

In verità non c’è niente per me di più bello del potere con la parola dominare gli animi degli uomini, guadagnarsi le loro volontà, spingerli dove uno voglia, e da dove voglia distoglierli.

Ed ora passiamo al punto più importante della questione: quale altra forza poté raccogliere in un unico luogo gli uomini dispersi, o portarli da una vita rozza e selvatica a questo grado di civiltà, o, dopo che furono fondati gli Stati, stabilire le leggi, i tribunali, il diritto? Non voglio passare in rassegna tutti gli altri vantaggi che sono quasi infiniti. Per questo condenserò in poche parole il mio pensiero: io affermo che dalla saggia direzione di un perfetto oratore dipendono non solo il buon nome dell’oratore stesso, ma anche la salvezza di moltissimi cittadini e dell’intera Nazione. Perciò continuate, o giovani, la strada intrapresa e attendete con impegno ai vostri studi, affinché possiate essere di onore a voi stessi, di utilità agli amici e di giovamento allo Stato.”

(Cicerone, De oratore, I, 30-34)

  • L’onestà e la saggezza

Scrive Gian Biagio Conte, uno dei più importanti storici della letteratura latina,

 “Il talento, la tecnica della parola e del gesto e la conoscenza delle regole retoriche non possono ritenersi bastevoli per la formazione dell’oratore: si richiede invece una vasta formazione culturale. E’ la tesi di Crasso il quale lega strettamente la formazione culturale (soprattutto filosofica, con privilegiamento della filosofia morale) dell’oratore alla sua affidabilità etico/politica. La versatilità dell’oratore, la sua capacità di sostenere il pro e il contra su qualsiasi argomento, riuscendo sempre a convincere e a trascinare il proprio uditorio, possono costituire un pericolo grave, qualora non vengano controbilanciate dal correttivo di virtù che le mantengano ancorate al sistema di valori tradizionali, in cui la “gente perbene” si riconosce. Crasso insiste perché probitas e prudentia siano saldamente radicate nell’animo di chi dovrà apprendere l’arte della parola: consegnarla a chi mancasse di tale virtù equivarrebbe a mettere delle armi nelle mani di forsennati (III, 55).”

  • Non dimentichiamoci mai di documentarci su quello che stiamo trattando

 “L’arte del dire non ha modo di rifulgere se l’oratore non ha studiato profondamente i problemi che dovrà trattare. Una caratteristica di coloro che parlano bene è certamente questa: uno stile armonioso e forbito, che si distingue per la sua elegante fattura. Ma un tale stile, se non poggia sopra un argomento perfettamente conosciuto dall’oratore, inevitabilmente o non ha alcuna consistenza o è deriso da tutti. Quale stoltezza può eguagliare un vuoto fragore di parole, perfino le più scelte ed eleganti, che non siano sostenute da un pensiero e dalla perfetta conoscenza dell’argomento? Pertanto qualunque sia l’argomento, a qualunque arte o disciplina appartenga, purché l’abbia bene studiato, come fa per la causa del cliente, l’oratore lo esporrà con maggiore competenza ed eleganza dello stesso inventore e provetto intenditore. E se qualcuno sostiene che vi sono determinati argomenti e problemi propri degli oratori e una speciale scienza limitata ai tribunali, io ammetterò che il nostro genere di eloquenza si interessa con maggior frequenza di questi problemi; tuttavia in questo ristretto spazio ci sono moltissime nozioni, che non vengono insegnate e che non sono neanche conosciute dai cosiddetti retori.”

(Cicerone, De oratore, I, 48; 50-54)

  • Ma veniamo ai giorni nostri

Solo da pochi anni anche in Italia ci si dedica allo studio dei meccanismi del parlare, mentre in America da decenni la presentazione in pubblico di un tema, di una ricerca è una competenza richiesta, valutata e incoraggiata sin dai primi livelli scolastici.

Sono gli americani a insegnarci oggi che occorre essere calmi e sorridenti quando si espone in pubblico una tesi, con una idea precisa dei tempi, dei registri di comunicazione, in base al pubblico che ci ascolta.

  • La centralità dell’ascoltatore

Vorrei terminare questo mio breve contributo parlando proprio di te, ascoltatore.

Infatti occorre sempre tenere presente chi ci sta ascoltando, è lui il protagonista, non noi.

Dice Elisabetta Tola nel suo articolo “Parlare bene in pubblico? Primo passo: prepararsi” nell’ Aula Lettere Zanichelli

“il ruolo attivo spetta al pubblico, l’oratore di fatto è un mediatore, un facilitatore. Si trova lì per produrre un cambiamento di attitudine in chi ascolta, e deve quindi usare tutti i mezzi per provocare una reazione, emotiva, intellettuale, cognitiva nel proprio pubblico. Un discorso che funziona produce una sorta di corrente, di tensione tra chi parla e chi ascolta. Una tensione che l’oratore deve imparare a percepire, a fare propria e a sfruttare per essere più efficace.”

Non è l’insegnante al centro, ma l’alunno, hanno detto le nuove dottrine pedagogiche da qualche anno a questa parte. È il pubblico che deve assimilare un concetto che noi, invece, si spera abbiamo già bene in testa. Ma questo non per imbonire o plagiare, ma perché tutti possano conoscere qualcosa in più, possano continuare ad imparare: l’apprendimento non è relegato solo ad una fase della nostra formazione giovanile scolastica, ma continua per tutta la vita.

Creiamo i presupposti perché la nostra comunicazione sia efficace, non improvvisiamo e cerchiamo di capire in anticipo o di cogliere al momento quali sono i desideri e le speranze dei nostri ascoltatori.

Forse è paradossale, ma chi vuole farsi ascoltare essere lui il primo a saper ascoltare gli altri.

Fonti:

1)      Blog Frasi Arzianti http://frasiarzianti.wordpress.com/2011/03/12/de-oratore-liber-1-cicerone/

2)      L’oratoria a Roma da “L’arte della persuasione” di Sara Olivia Miglietti del Liceo Berchet di Milano http://www.liceoberchet.it/hpstudenti/nu_midia/progetti/relazioni/persuasione/roma/articolo.html

3)      “Parlare bene in pubblico? Primo passo: prepararsi” di Elisabetta Tola – Aula Lettere Zanichelli http://aulalettere.scuola.zanichelli.it/come-si-parla/2014/03/15/parlare-bene-in-pubblico-primo-passo-prepararsi/

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