Ondina mi ha insegnato l’impossibilità di restare a guardare


Intervista a Marta Cuscunà, creatrice ed interprete dello spettacolo teatrale È bello vivere liberi

di Marcello Marchesini

fonte:

Com’è venuta a conoscenza della storia di Ondina Petenai, e perché l’ha colpita al punto tale da decidere di farne uno spettacolo?

Ho conosciuto la storia di Ondina dalle pagine della biografia di Anna Di Gianantonio. Purtroppo non ho fatto in tempo a conoscerla personalmente, ma dopo aver letto il libro ho cercato di incontrare persone che le erano state vicine, come il figlio e alcuni suoi vecchi compagni partigiani. Mi hanno colpita moltissimo i racconti che Ondina ci ha lasciato della Resistenza: descrive quel periodo della nostra storia come un momento in cui tutto sembrava possibile perché a mobilitarsi erano stati dei ragazzi giovanissimi che erano consapevoli di poter cambiare il futuro del paese. Mi ha letteralmente entusiasmata, scossa, accesa”, l’idea di una ragazza, poco più giovane di me che comprende come anche il suo contributo di diciassettenne sia fondamentale per la vita di un intero popolo. Ondina si è scoperta incapace di restare a guardare. Questo è quello che mi ha mossa a realizzare lo spettacolo.

Crede che i ragazzi abbiano una memoria chiara della Resistenza? Che l’argomento desti la loro attenzione? Che reazione avverte quando porta il suo spettacolo a contatto con i giovani delle scuole?

Per scrivere lo spettacolo sono partita dalla memoria che avevo io della Resistenza: un ricordo appiattito, bi-dimensionale perché nato dalle pagine di testi scolastici che spesso ne offrono un racconto meramente nozionistico, che trascura la parte più importante del movimento di Liberazione, cioè quello degli ideali che spinsero i giovani partigiani a schierarsi. L’idea di realizzare questo lavoro nasce dal desiderio di condividere con i miei coetanei le scoperte che avevo fatto grazie alle parole di Ondina.Le reazioni dei giovani sono sempre molto positive: lo spettacolo risveglia in loro grande curiosità. Molti rimangono sbalorditi di fronte all’immagine di questi ragazzi, loro coetanei, trovatisi a vivere un’esperienza totalizzante che li ha entusiasmati e resi straordinariamente felici. Di riflesso si accorgono che la loro generazione è sempre più passiva, apatica, annoiata. Spesso riescono a intravedere, grazie al racconto di Ondina, l’esistenza di un’alternativa possibile. E comprendono che questa dipende esclusivamente da loro.

Dal suo spettacolo emergono richiami, anche ironico/grotteschi, all’attualità. Che similitudini profonde ritiene vi siano tra la nostra contemporaneità e il periodo in cui Ondina si trovò a dover prendere le sue importanti decisioni, quali differenze? 

Durante il ventennio vigeva la regola dell’ottimismo, dello svago perché: la vita era già triste di per sé e non era giusto appesantirla con letture impegnate”. Come non pensare al nostro presidente del consiglio che si lamenta per l’utilizzo criminoso dei mezzi di comunicazione che, parlando dei problemi dei cittadini e della crisi economica, non fanno che infondere pessimismo negli elettori?
Ondina incontra l’antifascismo proprio a causa di questa mentalità: inizialmente era una ragazza come le altre, si dedicava esclusivamente alla lettura dei cosiddetti romanzetti per signorine delle biblioteche fasciste che andavano molto di moda all’epoca. Questi testi erano infarciti di storielle amorose banali e strappalacrime nelle quali le donne spasimavano per giovani soldati sciupafemmine. Quando Ondina incontra i primi antifascisti si rende conto di fare sempre la figura della stupida: loro parlavano di un mondo diverso da quello dei personaggi delle pagine patinate. Cos’ viene spinta a leggere, a cercare libri diversi, come quelli di Jack London o Victor Hugo.
Mi sembra che anche oggi la mediocrità sia assunta come valore desiderabile dalla gran parte della società. La realtà artificiale e artefatta della televisione sembra l’unica aspirazione per giovani sempre più delusi dal mondo reale.

Dal suo punto di vista, cos’è cambiato nella condizione della donna? 

La figura della Donna, durante il fascismo, era ridotta a stereotipo. Oggi il modello è diverso: non si aspira più ad essere donne-angelo del focolare e brave massaie, ma la sostanza della condizione femminile non è, a mio avviso, cambiata. Infatti il modello – lo dice la parola stessa – è ancora tristemente stereotipato e succube della mentalità maschilista: la donna deve essere essenzialmente desiderabile sessualmente dal maschio. Forse l’unica cosa ad essere cambiata è l’atteggiamento femminile davanti a questi stereotipi: durante il fascismo la maggior parte delle donne accettava quel modello perché era sempre stato cos'”, perché era giusto”. Oggi, soprattutto le giovani, accettano e desiderano lo stereotipo della donna-bambola sessuale” perché credono sia segno e portato dell’emancipazione. Confondono il fatto di poter esporre e usare il proprio corpo a loro piacimento, con l’emancipazione sociale. E questo è forse il più grande travisamento delle lotte del movimento femminista.

Che tipo di “resistenza” è necessaria – se lo è – oggigiorno? Nei confronti di che cosa e con quali mezzi?

Per rispondere servirebbero ore. Cercherò sintetizzando: resistenza oggi significa necessità che le conquiste che hanno ottenuto Ondina e i suoi compagni non siano date per scontate. Possiamo perderle da un momento all’altro. E quello che ci insegna Ondina è che in materia di diritti e di libertà i compromessi non sono accettabili: se qualcuno cerca di rosicchiare pezzetti della nostra libertà non possiamo fare spallucce, dicendoci che in fondo le libertà fondamentali non sono in pericolo. Io credo che oggi, in Italia, stia accadendo questo: ci stanno lentamente ma inesorabilmente rubando e sottraendo pezzi di libertà (d’informazione, di sciopero ecc). Dovremmo reagire!
L’altro punto che mi sta a cuore è questo: essere Partigiani oggi significa continuare a combattere per il rispetto dei diritti, ovunque essi vengano infranti o negati. E anche nel nostro paese, oggi, ci sono delle realtà umane che vivono in totale o parziale assenza di diritti: penso agli immigrati, ai clandestini, alle comunità Rom, agli omosessuali, ai malati terminali che non possono decidere di interrompere alimentazione e idratazione assistita…

 In Italia, a sostituire/affiancare il modello di madre/moglie/angelo del focolare (che è storicamente servito ad escludere le donne al di fuori degli ambienti dove si prendevano le decisioni importanti per la collettività) sembra essere sopraggiunto da qualche tempo quello di velina compiacente e, al suo opposto, quello di virago che, degli uomini, pare assumere i tratti più deteriori (aggressività, competizione anziché cooperazione, arrivismo, darwinismo sociale): dato che non si può negare che questi due modelli esercitano un notevole fascino – almeno su di una parte delle generazioni più giovani -quale crede ne sia la motivazione profonda? Nel caso ritenga che siano due esempi deteriori, da dove potrebbe venire “l’antidoto”? Quale modello – comunque vincente – si potrebbe offrire in alternativa? O la libertà della donna, come sostengono alcuni, passa anche per la libertà di “sbagliare”, di assumere anche modelli “negativi”? 

Dal mio punto di vista il problema che noi giovani donne ci troviamo ad affrontare è la mancanza di buoni esempi, di modelli a cui ispirarci. E questo deriva da un malinteso: una delle critiche che a volte vengono mosse al mio lavoro è che Ondina verrebbe dipinta come un’eroina, che lei e i suoi compagni sono i buoni” della storia, mentre bisognerebbe sempre raccontare i lati oscuri della Resistenza, le contraddizioni in cui alcuni partigiani sono caduti. In questo modo, con questa falsa idea di contraddittorio in cui si deve dimostrare che il bene e il male stanno sempre dappertutto, non si fa che appiattire la realtà. Io credo nella necessità dei buoni esempi. Ondina lo è: mossa da ideali grandi, dal desiderio di Libertà e giustizia sociale. Io credo che l’antidoto sia raccontare che esistono alternative possibili, alternative che si sono già concretizzate in passato. Bisognerebbe dar voce più spesso alle tante persone che, in passato, hanno scelto di essere anticonformiste. Ondina non è il personaggio di un film o di un romanzo. E’ una ragazza vera, una donna che si è confrontata con la vita reale e quotidiana. Ma che non si è accontentata della mediocrità. Ondina si è accesa” di ideali.

C’è già qualche altro progetto teatrale che bolle in pentola?

S’, ma per scaramanzia preferirei ancora non parlarne…