Ondina Peteani, Medaglia d’onore

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In Prefettura, al figlio della prima staffetta partigiana d’Italia morta nel 2003

Il  Piccolo – Giornale di Trieste

Mercoledì 23 GENNAIO 2013 – Pagina 28 – Cronaca Trieste

Una Medaglia d’onore alla memoria di Ondina Peteani, prima staffetta partigiana d’Italia arrestata, deportata ad Auschwitz numero 81672, della cui morte è da poco ricorso il decimo anniversario. La medaglia sarà consegnata domenica, ricorrenza del Giorno della memoria, a Gianni Peteani, figlio di Ondina, nel palazzo del governo dal prefetto Francesca Adelaide Garufi. Lo annuncia lo stesso Peteani, presidente del Comitato permanente che porta il nome di Ondina scomparsa nel 2003. «Dieci anni – scrive Peteani – in cui dal disorientamento iniziale siamo passati in tanti impegnandoci al recupero e alla valorizzazione della memoria, nella trascrizione del durissimo percorso di vita di quei giovani che la storia battezzerà partigiani, attraverso la pionieristica ribellione al fascismo, l’embrionale adesione alla Resistenza, patto di libertà tra donne e uomini liberi contro la dittatura nella battaglia alla barbarie dell’occupazione nazista». «Il pellegrinaggio ad Auschwitz – aggiunge – ha elevato in noi un processo di empatia che già ci aveva assorbiti: abbiamo visto l’inferno arrugginito che lei, le migliaia di deportati e i milioni di ebrei subirono nel gelo più assoluto, tra cenere umana, fango, filo spinato elettrificato, torture, disperazione, inedia, epidemie, bastonate». «Attraverso Carla Di Veroli – prosegue Peteani – ci siamo inginocchiati al cospetto di sua zia, Settimia Spizzichino, la sola superstite ebrea romana rientrata da Auschwitz dopo aver subito esperimenti per mano del dottor Mengele». «All’incedere del tempo che assottiglia» lo schieramento di ex partigiani ed ex deportati «è coincisa la responsabilizzazione di divenire noi stessi prosecutori di quell’azione di consapevolizzazione, conservazione e divulgazione della memoria». Memoria di Ondina e di «tutti i partigiani – così Peteani – che a costo della vita hanno ristabilito il primato della democrazia, sottoscrivendo anche nel simbolo di Auschwitz e dei suoi martiri la Costituzione italiana».

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