Opera d’arte

 

di Romano Guardini

Schedatura del libro

Capitolo 1° : LA QUESTIONE

L’opera d’arte è una realtà poliedrica.

·        Che cos’è realmente questa entità irreale ed efficace, avulsa dall’esistenza, ma contemporaneamente compenetrata nell’interno di essa, superflua secondo i criteri pratici e indispensabile per chi si sia lasciato colpire da essa?

Capitolo 2° : INCONTRO E COSTITUZIONE DELLA FORMA

L’artista arriva a costruire un’opera d’arte attraverso un processo creativo:

·        L’artista si sente toccato incontrandosi con un oggetto della realtà che rivela la propria essenza attraverso la facoltà della forma.

·        Lintimo dell’artista entra in movimento diventando recettivo e teso, pronto all’azione.

·        Così l’artista diventa un organo per lessenzialità delle cose” e ricrea nuovamente la cosa vista con il materiale più congeniale.

·        L’opera è simile all’oggetto visto, l’artista diventa creatore- La sua creatività, però, è subordinata al compito di servire l’esistenza. Egli vede affiorare dalle forme l’essenza e si mette a sua disposizione affinché possa rivelarsi più pienamente in modo sensibile, riuscendo a dominare e ordinare le forme, trionfando sulla natura.

·        Il pittore coglie così anche se stesso. L’uomo è capace di rispondere alle cose del mondo in sé. Più ha questa capacità, più è eccellente e fa emergere nell’incontro con la realtà la propria essenza, che confluisce nell’opera con l’essenza della cosa, protendendo verso l’espressione di una forma.

Capitolo 3° : LE IMMAGINI

Un altro elemento dell’opera d’arte, che non si presenta palesemente, sono le immagini elementari. Un esempio è la forma del filo, che ha un senso immediato ma anche uno strato più profondo in quanto immagine dell’esistenza; questa, possedendo estensione e complessità, viene così condensata in una figura circoscritta, molto più comprensibile all’uomo (il filo). L’immagine è un elemento di senso contemporaneamente semplice e denso di significato. Le immagini non sono perite insieme ai miti, che al loro tempo le conferirono chiarezza, sono elementi originari dell’esistenza, sono forme di saggezza che parla per se stessa, guidano la comprensione e costituiscono la coscienza, orientano l’atteggiamento.

La liturgia si basa sulle immagini (oggetti e azioni liturgici), ma esse sono importanti anche per l’arte. Possono emergere nell’artista mentre crea, intrecciate nell’opera che prende forma, le conferiscono significato.

Capitolo 4° : LA TOTALITA DELLESISTENZA

Un’opera non è una semplice porzione di ciò che esiste, ma è una totalità. Ciò che è rappresentato, il soggetto dell’opera, diventa il centro attorno a cui si riunisce nello spazio tutto il resto; nella propria consistenza le parti sono disposte attorno a un centro e l’opera appare come unità.

La composizione può consistere in vari fattori: masse, atmosfera, movimenti. Avviene un processo per cui i fenomeni inseriti nel contesto della realtà si concentrano nella unità densa di vita dell’opera d’arte.

La vita reale spesso è frammentata in singoli elementi distinti, ma nel processo di formazione artistica, attorno all’opera,

si raccoglie in un tutt uno la totalità dell’esistenza, l’insieme delle cose e l’insieme della vita umana. Viene ad aprirsi un mondo.

Capitolo 5° : SCOPO E SENSO

Per l’opera d’arte è essenziale avere un senso, non uno scopo, perché esiste non per un’utilità tecnica, dialettica o pedagogica che può comunque avere, ma per essere una forma che rivela. Per esempio la scienza, conoscenza conseguita secondo un metodo, non ha scopo al di fuori di se stessa, è ricercata solo per la verità, eppure si avvale di essa anche la tecnica. Comunque l’opera d’arte è creata per essere e per rivelare.

L’artista formando l’oggetto ne fa apparire con purezza l’essenza e rende manifesta anche la propria essenza, e quindi l’essenza umana in generale ; a contatto con l’oggetto giunge alla conoscenza e allo sviluppo di se stesso.

Anche chi non è creativo può partecipare al processo da cui è sorta l’opera, che riguarda l’uomo in generale, non solo l’artista.

L’opera, prodotta dall’uomo appartiene a un mondo che risulta dall’incontro dell’uomo con la natura, ed è se stessa un mondo nel quale l’uomo può muoversi, entrare, guardare; è un spazio ben disposto e pieno di significato, più giusto, più bello e profondo della realtà; in cui le cose e l’uomo sono aperti e non vincolati da legami come nel mondo reale. In essa l’uomo vive nella totalità.

Questo può accadere nell’ambito della contemplazione, ma ultimamente l’uomo ha disimparato a mettersi in silenzio davanti a qualcosa e ad aprirsi assumendo le essenzialità in lui, guardando e ascoltando; questo è lautentico rapporto con l’opera d’arte che permette all’uomo di percepire la possibilità di diventare egli stesso più puro.

Capitolo 6° : LESIGENZA ETICA E LA BELLEZZA

Il rapporto tra opera d’arte e moralità è un tema già trattato nell’antichità: Aristotele diceva che dalla tragedia si ricavava una purificazione (catarsi); l’opera d’arte infatti riesce a muovere lintimo dello spettatore, lo purifica, lo riordina.

Ciò può accadere grazie a diversi fattori :

–        al contenuto di questa, che però potrebbe essere espresso,anche se in modo meno efficace, anche non attraverso l’arte;

–        alla formazione artistica in quanto tale, alla partecipazione al processo artistico che conferisce, a chi la prova, il sentimento di poter ricominciare e la volontà di farlo.

Un altro tema legato all’arte è la bellezza: è impossibile definire brevemente la bellezza, dato che la bellezza è qualcosa di definitivo che presuppone la verità e il bene, trae le sue radici dall’interno della cosa, non è un ornamento, è segno di pienezza e armonia interiore, si sprigiona quando un ente diventa tale quale deve essere, secondo la sua essenza più profonda.

Nell’opera d’arte appare quando l’essenza dell’oggetto e l’essenza dell’uomo giungono a chiara espressione, così tutto nell’opera diventa forma.

Capitolo 7° : IL RAPPORTO CON LA REALTA

Il nucleo più proprio dell’opera non risiede nella realtà, a differenza dei materiali con cui è fatta, ma nell’ambito della rappresentazione;

il nucleo dell’opera è un contenuto della rappresentazione. Per esempio le figure della processione delle Panatenee nel fregio del Partenone non si trovano nello stesso spazio e ambito della pietra, ma nell’immaginazione del creatore e di chi le guarda;

se non sono più nella mente e nello spirito di questi, di esse sussiste solo la possibilità. Ciò succede anche per l’architettura.

Il reale nell’opera (i materiali) è lallusione mediante cui l’artista fa comprendere allo spettatore ciò che vuole comunicare. Nell’opera il reale e l’irreale sono intrecciati in una unità; questa sin dall’inizio, da come l’artista guarda le cose, è intesa in relazione con il reale, la natura;

ma il nucleo dell’opera è al di là della realtà empirica.

Non tutti concepiscono l’essenza dell’opera con la stessa intensità, questo dipende da uno sforzo, dalla facoltà dell’occhio, dalla forza dello spirito e dalla vitalità del cuore.

Grazie all’opera d’arte l’uomo può come uscire dalla realtà trasferendosi nella sfera irreale della rappresentazione,

l’opera riesce a conferirgli pace, essa è una figura che si presenta nella sfera irreale ed è rivelatrice di senso.

Capitolo 8° : LA PROMESSA

Nell’opera, l’arte raggiunge la sua piena verità e la realtà è sottomessa all’essenziale; per esempio un albero rappresentato è ricolmo del mistero dell’esistenza ed è nello spazio della rappresentazione. L’opera suscita nell’uomo la speranza dell’esistenza perfetta, speranza che un giorno il mondo sia come dovrebbe essere. L’arte delinea in anticipo qualcosa che non è ancora presente, non dice come diventerà ma garantisce che avverrà, dietro l’opera si dischiude, si innalza qualcosa; essa riceve il suo senso vero e proprio solo da Dio.

Nel mondo le cose non sono ancora come devono essere e noi mai ammetteremmo di essere solo ciò che siamo ora, ma lesserci non ottiene da se stesso quello a cui mira, il vero futuro deve arrivare da Dio. L’arte parla, anche senza saperlo, dell’essere nuovo, completo. Ecco perché nella stessa struttura dell’opera d’arte in quanto tale è insito il suo carattere religioso, che non le viene aggiunto dal contenuto, ma è una sua caratteristica, possiede un rinvio al futuro che non può essere fondato a partire dal mondo. L’opera d’arte è escatologica; davanti ad essa l’uomo tira fuori il meglio di sé e riceve la promessa che un giorno lui riceverà il suo essere, la sua essenza completa.