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Ora di Religione

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Un ricorso opportuno. (1)

di A. Lalomia

La decisione del Ministro dell’Istruzione di ricorrere al Consiglio di Stato (2) contro la sentenza del TAR del Lazio (3) relativa al peso da attribuire all’ora di Religione nel giudizio generale dell’allievo, deve essere accolta con sincero apprezzamento da quanti sono convinti che la nostra è una civiltà fortemente permeata di spirito cristiano, che le radici cristiane dell’Italia (e dell’Europa) sono tangibili ovunque, nella cultura, nei valori, nella storia, nelle tradizioni, nella quotidianità, nel pensiero comune.

Malgrado ciò, da decenni ormai, contro questa religione è in atto una virulenta campagna di falsità, di ostracismo, di diffamazione, con il risultato che in un Paese ad assoluta maggioranza cattolica, i credenti di questa fede rischiano (e di fatto talvolta lo sono) di essere praticamente e ignobilmente discriminati nelle loro scelte e nelle loro aspettative (4).

Quello che mi ha rammaricato di più, in questa vicenda, è il fatto che il TAR si sia pronunciato su ricorsi che erano stati presentati anche da alcune Chiese protestanti attive in Italia. Ritenevo (e mi sforzo di credere ancora oggi, malgrado questo ‘incidente di percorso’) che il mondo protestante, pur nella sua diversità rispetto a quello cattolico e nelle infinite sfaccettature che lo caratterizzano, rappresentasse (e rappresenti tuttora) una realtà di assoluto prestigio e in grado anzi di apportare all’universo cattolico energie, idee, prospettive, esperienze, progettualità, capaci di arricchirlo e di rinnovarlo.

I suoi esponenti, con la fermezza della loro fede, con le loro tradizioni, la loro cultura, il loro impegno religioso, sociale e talvolta politico, costituiscono spesso motivo di orgoglio dell’Italia, qualcosa di cui andare fieri.

Soprattutto, non ho mai pensato che tra cattolici e protestanti dovessero e potessero esistere incomprensioni tali da ritenersi insormontabili, barriere così granitiche da vanificare il tentativo, avviato con tenacia da Giovanni Paolo II e proseguito da Benedetto XVI , di riunire tutte le Chiese cristiane sotto un unico tetto, di ritornare, cioè, al punto di origine, all’epoca che ha preceduto gli scismi e la Riforma (5).

Proprio per questi motivi, non mi sarei mai aspettato che queste stesse Chiese facessero causa comune con organizzazioni che non solo predicano apertamente l’ateismo, ma che addirittura sembra che abbiano, come sola ragion d’essere, quella di creare problemi allo Stato e in definitiva a tutti i credenti; organizzazioni che a quanto pare hanno dichiarato guerra a tutti coloro i quali non la pensano come loro (6) .

Perché queste Chiese hanno deciso di imboccare tale strada ? Come mai non hanno meditato attentamente sui rischi di una simile scelta ? Sono certi, i firmatari di questi ricorsi, di aver agito a tutela degli interessi dei fedeli della Chiesa che rappresentano ? Si sono preoccupati di chiedere il loro giudizio, prima di puntare su un’opzione così impegnativa ? Non si rendono conto che in questo modo le loro comunità rischieranno di essere confuse proprio con quegli stessi movimenti che istigano all’odio non contro questa o quella confessione, ma contro la religione in sé, contro qualunque religione, contro lo stesso spirito religioso che rappresenta una parte fondamentale della vita di miliardi di uomini e quindi anche contro i diversi credi protestanti ? Eppure, basta visitare i siti di alcune di tali associazioni per capire questa tragica realtà. Come si può rimanere indifferenti di fronte a certe immagini e a certe affermazioni che compaiono su questi siti ? E di conseguenza, come si può partecipare ad iniziative promosse da questi stessi movimenti ?

La crociata contro il cattolicesimo di tali associazioni dovrebbe mettere in allarme ogni altra confessione religiosa.

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Note

(1) Per un approccio più ampio al tema dei rapporti tra religione e laicità, cfr. “Religione, ateismo, laicità, laicismo e altro.
Brevi riflessioni.”, apparso il 24-06-08 su www.orizzontescuola.it

(2) Di seguito, il link al comunicato stampa del Ministro relativo al ricorso al Consiglio di Stato:

(Indirizzo web del Consiglio di Stato: www.giustizia-amministrativa.it ) La decisione del Ministro è tanto più opportuna quando si pensi che, malgrado una serie di norme e di regolamenti tuttora in vigore, in molte scuole italiane non è esposto il Crocifisso, nel timore di altri ricorsi al TAR da parte di qualche ‘libero pensatore’. Anche questo, in fondo, è un segno di quella emarginazione a cui sono sottoposti i cattolici.

(3) La sentenza del TAR è scaricabile direttamente da questo portale qui informato pdf. Per l’atteggiamento dei docenti di Religione rispetto a tale pronunciamento, cfr. ad esempio www.anir.it  e www.snadir.it  .

(4) Il tema della discriminazione (anche nei confronti dei docenti di questa materia) è stato opportunamente sottolineato dal Ministro nel suddetto comunicato:
” [……] I principi cattolici dunque, che sono patrimonio di tutti, vanno difesi da certe forme di laicità intollerante che vorrebbero addirittura impedire la libera scelta degli studenti e delle loro famiglie di seguire l’insegnamento della religione.
[……] In Italia vi è piena libertà di scegliere se frequentare o meno l’insegnamento della religione. Non si comprende perché qualcuno voglia limitare questa libertà. L’ordinanza del Tar infatti determina un ingiusto danno nei confronti di chi sceglie liberamente di seguire il corso. Il Tar del Lazio ha sostenuto che per chi non sceglie l’insegnamento della religione cattolica può configurarsi una situazione di svantaggio. Tale tesi non è condivisibile in quanto l’insegnamento della religione cattolica non costituisce un credito scolastico ma un credito formativo e non incide quindi in maniera diretta sul voto finale. E pertanto davvero incomprensibile che solo la religione cattolica non debba contribuire alla valutazione globale dello studente tra tutte le attività che danno luogo a crediti formativi. L’ordinanza del Tar peraltro tende a sminuire il ruolo degli insegnanti di religione cattolica, come se esistessero docenti di serie a e di serie b. Al contrario ritengo che il ruolo degli insegnanti di religione vada accresciuto e valorizzato. [……] “.

(5) Tentativo, sia detto per inciso, accolto con interesse (e talvolta anzi con favore) da autorevoli esponenti delle altre Chiese cristiane, pur con qualche distinguo. Cfr. ad esempio:

http://www.riforma.it/innerpage.php?id=article20090210145058  , di “Riforma in rete”, settimanale delle Chiese evangeliche, battiste, metodiste e valdesi.

(6) Spiace ricordare che anche movimenti politici che non sono particolarmente coinvolti nella vicenda, risentono degli influssi di queste associazioni, per cui, quando parlano di Benedetto XVI, lo chiamano “Il Tedesco”, mentre, quando si riferiscono al Dalai Lama (per carità, simbolo carismatico al quale va il più grande apprezzamento, anche per il suo impegno coraggioso a sostegno della libertà del suo popolo, oppresso da una dittatura feroce), usano formule come “Sua Santità” e “Il Venerabile”. Sul Dalai Lama, v. : http://www.dalailama.com/  (sito ufficiale) e http://www.tibet.com/  (sito del governo tibetano in esilio).

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