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Per la scuola non esistono “tagli buoni” – di Francesco Scrima

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Per la scuola non ci sono “tagli cattivi” e “tagli buoni”, a seconda di chi li subisce: i tagli sono un danno e basta, la stagione dei tagli va chiusa, su istruzione e formazione si torni a investire.
Chi oggi invoca tagli alla scuola non statale per finanziare “la scuola pubblica” indica una strada sbagliata e pericolosa, travisando la realtà con forzature ideologiche prive di senso e gravide di rischi.

Il primo travisamento è sui valori economici in gioco: lâ€entità di quanto viene destinato alla scuola non statale non consente proprio di immaginare chissà quali recuperi di risorse. Nel bilancio del MIUR, che è più o meno di 50 miliardi, sono stanziati per la paritaria allâ€incirca 500 milioni, un livello di spesa mediamente invariato negli ultimi anni, con oscillazioni che potrebbero apparire paradossali (cresciuto con i governi di centro sinistra, calato con quelli di centro destra).
La scuola paritaria poi, a partire dal 2000 (legge 62, governo di centro sinistra) è parte di un sistema pubblico integrato, con un accreditamento che presuppone il soddisfacimento di precisi requisiti attestanti la qualità e la pubblicità del servizio che rende. In molti casi, peraltro, si tratta di riconoscere ciò che storicamente avviene, cioè lâ€offerta di un servizio alla comunità nato molto prima dellâ€intervento statale e mai rivolto a fini di lucro.
Chi invoca “buoni tagli”, rifletta sul fatto che gli unici a non esserne toccati sarebbero proprio gli istituti privati estranei al circuito delle paritarie, come i tanto deprecati diplomifici, che non hanno certo bisogno di sussidi e se la caverebbero sempre e comunque. Ad andare in sofferenza, come in realtà già avviene, sarebbero proprio le scuole paritarie che rendono un servizio pubblico diffuso, coprendo in alcuni settori circa la metà del fabbisogno formativo.
Câ€Ã¨ infine un altro aspetto, che certe “illuminate” prese di posizione ignorano, o fingono di non vedere: le ricadute che i “tagli buoni” avrebbero sullâ€occupazione in una realtà dove sempre più spesso si rende necessario, per difendere il lavoro, ricorrere a contratti di solidarietà che sacrificano condizioni economico normative già in partenza meno vantaggiose di quelle del settore statale.
Noi siamo un sindacato, per noi è naturale difendere il lavoro, a prescindere dalla sua natura “pubblica” o “privata”. Per noi la perdita del lavoro è comunque un dramma, per altri evidentemente no, per loro ci può essere una disoccupazione “buona”, se soddisfa la purezza dei canoni ideologici su cui vorrebbero condurre le loro battaglie; crociate delle quali i lavoratori, la scuola e il paese non hanno davvero alcun bisogno.
Dichiarazione di Francesco Scrima
Segretario Generale della CISL Scuola

Roma, 9 ottobre 2013
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