Quale scuola per il mondo contemporaneo?

Per cogliere l’origine della crisi della scuola bisogna assumere un corretto punto di vista: si deve abbandonare la tradizionale visione parcellizzata che focalizza i singoli insegnamenti: l’istituzione è un organismo unitario, collocato in un ambiente in frenetica, incessante e imprevedibile evoluzione.

Visione che i libri di testo e i relativi insegnamenti non veicolano: essi trasmettono un’idea del mondo statica.
Come i gabbiani lasciano le loro tracce sulla sabbia, così le discipline compendiano le loro conquiste nei sacri testi. I problemi che hanno innescato le ricerche per la loro scoperta rimangono nell’ombra; ne risulta un’immagine monca, senza anima e priva di vitalità  [Albert Einstein].

Ne discende la necessità  di ripensare all’ambito in cui sorge il problema educativo. Alla dinamicità  della società  la scuola deve rispondere con la progettazione di percorsi altrettanto dinamici, che mettano gli studenti in grado di affrontare il cambiamento, l’inatteso, il sorprendente: essi devono essere capaci di ristrutturare le conoscenze in funzione delle nuove sfide.
E’ proprio nella progettazione che il legislatore ha individuato la strategia operativa per dominare il nuovo scenario [DPR 275/99]. Ne ha stabilito tre livelli, gerarchicamente strutturati, riguardanti
il problema formativo che esamina il rapporto scuola-società ;
il problema educativo che affronta la promozione e lo sviluppo delle qualità  dei giovani;
il problema dell’istruzione che attiene al coordinamento degli insegnamenti.

La progettazione ha inizio con la specificazione dettagliata dei risultati attesi e si conclude con la capitalizzazione dei loro scostamenti da quelli ottenuti [DLgs 297/94 art.7 lettera d].

Si può pertanto affermare: per adeguare la scuola al mondo contemporaneo è sufficiente dar applicazione alla legge, riportandola nell’alveo della comunicazione istituzionale.

Può essere opportuno ricordare che l’approccio progettuale non lede la libertà  d’insegnamento, garantita ai docenti, anzi, la dilata valorizzandone la professionalità .
Attualmente tale libertà  si esercita primariamente nella scelta del libro di testo e nella determinazione della strumentazione didattica funzionale alla trasmissione dei relativi contenuti.
Nella situazione disegnata dal legislatore, invece, il campo d’azione del docente si amplia a dismisura: per raggiungere gli obiettivi che ha collegialmente individuato, formula ipotesi, sceglie gli strumenti, li organizza, realizza materiali didattici, li somministra e ne controlla l’efficacia.