Quasimodo e l’ermetismo

Pubblicità

Sharing is caring!

Pubblicità

L’ermetismo fu una corrente poetica del Novecento italiano che nacque nei primi anni degli anni ’20 e raggiunse l’apice negli anni fra il 1930 e il 1940. Alla base di questo movimento, che ebbe come modello i grandi del decadentismo francese come Mallarmé, Rimbaud e Valéry, si trova un gruppo di poeti, chiamati ermetici, che seguirono gli insegnamenti di Ungaretti e, se pur in modo differente, di Montale. Il nome “Ermetismo” deriva dal Dio Ermete o Mercurio, dio delle scienze occulte, e fu adoperato in senso dispregiativo da Francesco Flora nel suo saggio “La poesia Ermetica” I poeti di questa generazione si trovano impegnati in una ricerca di modernità che prevede un accostamento a quella tradizione simbolista che aveva individuato nella lirica pura la vera poesia. Costoro rifiutano la parola come atto di comunicazione per lasciarle solo il carattere evocativo abbandonando, ogni immediatezza sentimentale, cercando invece la difficoltà e la concentrazione linguistica. Gli ermetici si servono della forma analogica(accostamento immediato di due immagini, situazioni, oggetti tra loro lontani fondato su un rapporto di somiglianza o d’uguaglianza: sono piogge di nube) per rappresentare la condizione tragica dell’esistenza umana isolandosi in uno spazio interiore a difesa della retorica fascista. Gli ermetici rifiutano l’eloquenza, il vaticinio, il linguaggio pletorico, la ridondante opulenza della produzione poetica precedente. Puntano sull’essenzialità della parola e sul gioco analogico, in stretto rapporto reciproco. L’esigenza d’essenzialità porta al ripudio del linguaggio poetico tradizionale e alla ricerca dell’espressione che, depurata da ogni intenzione d’oratoria etico-politica, sciolta da legami logico-sintattici, riesce ad attingere il fondo della realtà che si vuole esprimere. La punteggiatura è ridotta, se non abolita e le pause si fanno cariche di significati.
Di una vera e propria scuola ermetica, con una codificazione di tecniche e di moduli espressivi, si può parlare a partire dalla metà degli anni Trenta.
Si può individuare in Salvatore Quasimodo l’autore esemplare di detta corrente letteraria.
L’esperienza poetica di Quasimodo si può suddividere in tre tappe essenziali. La prima è rappresentata dalle poesie improntate ai modelli più illustri del tempo, dal Pascoli ai simbolisti, dal d’Annunzio ai crepuscolari.
I”Temi” salienti della poesia di Quasimodo sono:
· L’amore per la terra siciliana
· la malinconia
· Il ricordo dell’infanzia.
Quasimodo si impegna in una poesia “nuova” che manifesta l’aberrazione per la guerra e l’ansia di “rifare” l’uomo, ridandogli le sue illusioni e la fiducia nel futuro.
 Purtroppo, in questa ultima fase, la poesia di Quasimodo, nell’impegno
di diventare incisiva, decade spesso in una certa magniloquenza declamatoria.
Quasimodo figura tra i maggiori interpreti della condizione dell’uomo moderno. Svolse una funzione significativa nella letteratura del Novecento, come dimostrano i numerosi riconoscimenti a lui tributati dalla cultura internazionale, che culminarono nel 1959 con l’assegnazione del premio Nobel per la letteratura. Nella sua opera letteraria egli rivelò il suo carattere pensoso e profondamente umano e nello stesso tempo giunse, attraverso un itinerario ricco di svolte e di approfondimenti, a soluzioni originali e ricche sul piano intellettuale ed artistico. Nelle prime raccolte Acque e terre (1930) e Ed è subito sera (1942) Quasimodo sviluppò i temi connessi con la solitudine, con lo sradicamento dell’uomo, che egli individuava anche nella sua personale condizione di esule profondamente legato al mondo della sua infanzia, ossia ad una dimensione di bontà e di sanità non più raggiungibile.
Egli aderì all’Ermetismo spontaneamente, per la sua naturale esigenza di concretezza e perché vide nella nuova poesia un sussidio contro il Romanticismo, il sentimentalismo, l’autobiografismo e qualcosa di utile per il raggiungimento di una più acuta visione delle cose; il suo ermetismo risultò in ogni caso originale, poiché egli aderì ad un linguaggio scarno, ma non privo di sfumature musicali e caratterizzato da un velo di tristezza. Il paesaggio della Sicilia è quindi al centro della sua ispirazione nella prima parte della sua produzione letteraria ma non viene meno nei successivi momenti della sua storia spirituale.
La sua stessa adesione alla sensibilità greca, che egli sentì come viva e importante, si collega in parte al legame affettivo che lo univa al mondo siciliano, che egli considerò particolarmente vicino a quello ellenico. Di tale adesione è frutto un libro di traduzioni di lirici greci (1940), importante come autentica opera di poesia, oltre che per l’aspetto culturale.
Alla traduzione dei poeti greci tenne dietro in particolare l’arricchimento del linguaggio poetico ed un approfondimento sul piano della concezione e della ispirazione. Di tali cambiamenti abbiamo validi esempi soprattutto nelle raccolte successive alla Seconda Guerra Mondiale. Le tragiche esperienze del conflitto indussero in particolare il poeta ad allontanarsi dagli aspetti più rigidi dell’Ermetismo, ad abbandonare le meditazioni solitarie e ad avvicinarsi a tutti gli uomini, nel tentativo di aiutarli nella ricostruzione degli antichi valori. Ciò notiamo soprattutto in Giorno dopo giorno (1949) e nella raccolta successiva La vita non è un sogno (1949) e in genere in quella parte della sua produzione che è la più apprezzata dai critici e la più ricca dì valori e di significati. Tra gli elementi più importanti di questo periodo appaiono il rinnovamento del linguaggio ed un arricchimento dei temi, nell’ambito dei quali trovano posto importanti istanze sociali. È significativa inoltre la volontà dell’autore di agire per la trasformazione della realtà e per la realizzazione di un mondo migliore.
Per la presenza di questo ideale, che in realtà illumina in vario modo tutta la produzione dell’autore e per la costante partecipazione al rinnovamento della letteratura, il messaggio di Quasimodo si riassume pertanto in una nota di notevole impegno.
Nel 1941 viene nominato «per chiare fama»professore di letteratura italiana al conservatorio di musica il G.Verdi di Milano.
Nel 1959 ottenne il premio nobel per la letteratura con la seguente motivazione:«Per le sue poesie che, con ardore classico,esprimono il sentimento tragico o il vite del nostro tempo».
Muore nel 1968 a Napoli, dove viene trasportato con urgenza all’ospedale, dopo che, mentre ad Amalfi.
In quel periodo iniziava ad affermarsi, come termine la globalizzazione.

Mario De Martino

  • torna all’indice della tesina interdisciplinare La società contemporanea di Mario De Martino – a.s. 2006/2007 – Istituto Professionale di Stato per i Servizi Commerciali e Turistici & Alberghieri “Aldo Moro”

Pubblicità
shares
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: