Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello

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Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello

“Sei personaggi in cerca d’autore” ed ” Enrico IV “, sono entrambi del 1921.
Nel 1925 Pirandello fonda la “Compagnia del teatro d’arte” con i due grandissimi interpreti dell’arte pirandelliana: Marta Abba e Ruggero Ruggeri, con i quali intraprende il giro d’Europa e delle due Americhe, mentre ovunque crescono i consensi alla sua opera e della sua fama

Dal 1920 il teatro di Pirandello cominciò a conoscere il successo di pubblico. I Sei personaggi in cerca d’autore rivoluzionavano radicalmente il linguaggio drammatico

Con la “prima” dei Sei personaggi in cerca d’autore, il teatro di Pirandello conosce la terza svolta significativa, quella del metateatro, in cui la riflessione sulla reale consistenza della condizione umana porta a disgregare progressivamente (come si vede nella trilogia che ai Sei personaggi fa seguire Ciascuno a suo modo nel 1924 e Questa sera si recita a soggetto nel 1930) le regole stesse della pratica della messa in scena.

Nei Sei personaggi perfino l’identità dei soggetti sul palcoscenico è messa in discussione: lo spettatore non sa se è di fronte a dei personaggi o delle figure reali.
I sei personaggi compaiono sulla scena dove sta per allestirsi una commedia di P. (Il giuoco delle parti) e chiedono un autore che li guidi, che dia loro personalità e crei un intreccio.
I piani narrativi sono due: quello della vicenda dei personaggi, da loro raccontata come già avvenuta, e quello degli attori che dovrebbero impersonarli nel presente senza riuscirci, divenendo a loro volta pubblico insieme agli spettatori in sala.

Definita anche come “teatro nel teatro”, è la fase in cui Pirandello riflette, attraverso l’artificio di trasportare all’interno della rappresentazione la messa in scena stessa, sulla natura fittizia ed illusoria dell’attività teatrale e, più in generale, sul fatto che ogni nostra attività nella vita reale avviene su un “palcoscenico” di cui sono spettatori gli altri; il procedimento – non inedito nella storia del teatro: basti pensare a Plauto, Goldoni o a Shakespeare e al suo Amleto, è comunque uno dei tratti distintivi del teatro pirandelliano, e getta le base per gran parte del teatro e della letteratura d’avanguardia del Novecento

Il conflitto tra forma e vita (o tra realtà e rappresentazione finzionale) viene trasposto oltre la “quarta parete” scenica, analizzando dalle radici la possibilità stessa di una finzione separata dalla vita, nella distanza incolmabile tra ciò che i personaggi sono e ciò che sono chiamati ad essere in scena.

Quarta parete, o creazione del teatro aperto o problematico.
In precedenza il teatro tradizionale specie quello verista e naturalista, voleva che tra il mondo rappresentato e il mondo della rappresentazione non ci fosse nessun contatto.
Si intendeva, dunque, che il palcoscenico fosse una scatola chiusa, cioè una stanza a quattro pareti dove la quarta parete è quella trasparente che separa il palcoscenico della platea, il mondo rappresentato del mondo della rappresentazione.

Pirandello propose di abbattere tale quarta parete
Un’esigenza che trova la sua giustificazione nel concetto di Pirandello della vita come un’enorme pupazzata.
Se tutto il mondo è palcoscenico, che senso ha isolare il palcoscenico dal teatro? Questo spiega anche le altre due denominazioni: teatro aperto, in quanto coinvolge nell’azione anche gli spettatori, e teatro problematico, poiché tale coinvolgimento avviene mediante la proposta dei problemi lasciati insoluti dall’autore e che ciascuno spettatore deve risolvere da solo

L’opera è una, ma se la sua azione, oltre che i personaggi sulla scena, coinvolge anche quelli in platea, sollecitandoci non solo a partecipare, ma anche a fornire risposte ideologiche e culturali tali da integrare il dramma, allora essa diventa mille, diecimila, centomila quanti sono i fruitori e si arriva al concetto del teatro nel teatro o meta-teatro.
Se il mondo è di per sé un’enorme pupazzata, quindi già teatro, dare una rappresentazione significa fare teatro nel teatro.

La tragedia dei Sei personaggi è la tragedia dell’incomprensione e dell’orrore. Di quella impossibilità di esprimersi, di comunicare e di toccare un fondo concreto e vivo delle cose del mondo, che resterà anche nei drammi seguenti una delle caratteristiche dell’arte di Pirandello.

Sul palco di un teatro, durante alcune prove de Il giuoco delle parti, si presentano sei personaggi, inaspettatamente, con il bisogno di trovare chi rappresenta la loro storia.
La storia dei personaggi “piombati” in teatro, interessa molto il capocomico:
dal matrimonio tra il Padre e la Madre, nacque il Figlio, che fu affidato ad una persona, lontano dalla famiglia, per farlo crescere in buona salute
Di questo, però, il Figlio ne soffrì, facendo maturare in lui un carattere scontroso. Durante la crescita lontana del Figlio, il Padre e la Madre si separarono: la donna s’innamorò del suo segretario; il padre favorì l’unione dei due, rinunciando, così, alla Moglie
I due amanti si trasferirono in un’altra città e dalla loro unione nacquero tre figli: la Figliastra, il Giovinetto e la Bambina; l’uomo, poco dopo morì, lasciando la famiglia in una crisi economica..

La Moglie fu, così, costretta a tornare nella vecchia città, per trovare lavoro: la “sartoria” di Madama Pace, che si rivelò, poi, essere una casa d’appuntamenti.
La Figliastra iniziò a prostituirsi, poiché attirata in questo giro
Nel frattempo, il Padre si recò alla “sartoria”, dove incontrò, a sua insaputa, la Figliastra. L’incesto, fortunatamente, fu evitato dalla Moglie.
L’uomo, preso da un senso di vergogna e, venuto a conoscenza delle condizioni della Moglie, le propose di andare a vivere da lui, ma, il Figlio non accettò di buon grado, questi tre figli illegittimi.
Un giorno, per “fuggire” da un discorso con la madre, il Figlio andò in giardino e, dopo aver assistito all’improvvisa morte della bambina (annegò nella vasca), estrasse la pistola dalla tasca e si sparò.

Tra gli attori e i Personaggi si apre ben presto un contrasto insanabile.
Gli attori, nonostante gli sforzi, non riescono a rappresentare il dramma reale dei Personaggi, i loro sentimenti fondamentali, il vero essere di ciascuno: il dolore della Madre, il rimorso del Padre, la vendetta della Figliastra, lo sdegno del Figlio. Sulla scena tutto appare falso.
Questa incomunicabilità, che rende la vita irrappresentabile, culmina nella scena finale in cui la storia finisce in tragedia, senza avere la possibilità di comprendere se essa sia reale o no

I sei personaggi furono licenziati dal Capocomico, poiché perse la pazienza; gli attori, furono riconvocati in serata per la continuazione delle prove.

un brano (testo on-line)

Il padre

Come! Non abbiamo la nostra espressione?

Il capocomico

Nient’affatto! La loro espressione diventa materia qua, a cui dan corpo e figura, voce e gesto gli attori, i quali – per sua norma – han saputo dare espressione a ben più alta materia: dove la loro è così piccola, che se si reggerà sulla scena, il merito, creda pure, sarà tutto dei miei attori.

Il padre

Non oso contraddirla, signore. Ma creda che è una sofferenza orribile per noi che siamo così come ci vede, con questo corpo, con questa figura –

Il capocomico (troncando, spazientito)

ma si rimedia col trucco, si rimedia col trucco, caro signore, per ciò che riguarda la figura!

Il padre

Già; ma la voce, il gesto –

Il capocomico

oh, insomma! Qua lei, come lei, non può essere! Qua c’è l’attore che lo rappresenta; e basta!

Il padre

Ho capito, signore. Ma ora forse indovino anche perché il nostro autore, che ci vide vivi così, non volle poi comporci per la scena. Non voglio fare offesa ai suoi attori. Dio me ne guardi! Ma penso che a vedermi adesso rappresentato… non so da chi…

Il primo attore (con alterigia alzandosi e venendogli incontro, seguito dalle gaje giovani Attrici che rideranno).

Da me, se non le dispiace.

Il padre (umile e mellifluo).

Onoratissimo, signore.

S’inchinerà.

Ecco, penso che, per quanto il signore s’adoperi con tutta la sua volontà e tutta la sua arte ad accogliermi in sé…

Si smarrirà.

Il primo attore

Concluda, concluda. (Risata delle Attrici.)

Il padre

Eh, dico, la rappresentazione che farà – anche forzandosi col trucco a somigliarmi… – dico, con quella statura…

tutti gli Attori rideranno

difficilmente potrà essere una rappresentazione di me, com’io realmente sono. Sarà piuttosto – a parte la figura – sarà piuttosto com’egli interpreterà ch’io sia, com’egli mi sentirà – se mi sentirà – e non com’io dentro di me mi sento. E mi pare che di questo, chi sia chiamato a giudicare di noi, dovrebbe tener conto.

Il capocomico

Si dà pensiero dei giudizi della critica adesso? E io che stavo ancora a sentire! Ma lasci che dica, la critica. E noi pensiamo piuttosto a metter su la commedia, se ci riesce!

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