Teatro civile e grande cinema al Miela sui “Tre modi di vedere la guerra”


di Federica Gregori

dal quotidiano di Trieste “IL PICCOLO ” di SABATO, 20 FEBBRAIO 2010

Rassegna Cultura e spettacoli

Sarà l’avvicinarsi alla fatidica data del 3 marzo, quando il Teatro Miela compirà 30 anni, ma anche il trittico che Bonawentura propone la prossima settimana si prospetta come un interessante mosaico di teatro civile e grande cinema, incentrato su Tre modi di vedere la guerra”: si parte martedì con È bello vivere liberi!” di Marta Cuscunà, ispirato alla biografia di Ondina Peteani, prima staffetta partigiana d’Italia per continuare il giorno seguente con Il nastro bianco” di Michael Haneke, Palma d’oro a Cannes e candidato agli Oscar 2010, concludendo con L’ingegner Gadda va alla guerra”, dove Fabrizio Gifuni incontra lo scrittore lombardo.
Come hanno spiegato Gianni Torrenti e Franco Però, il lavoro di Gifuni si è configurato come work in progress: «pur incentrato sul tema della guerra, vista in modo fortemente negativo da Gadda, neanche Gifuni sapeva che forma avrebbe preso». Un accento particolare lo si deve anche a Trieste, dove l’attore romano ha sviluppato il progetto parallelamente alla lavorazione della fiction su Basaglia, cosa che lo ha spinto a esprimere il desiderio di presentare il progetto nella nostra città.
Una scoperta e una sorpresa per Marta Cuscunà, la storia di Ondina Peteani: «Dai libri di studio la resistenza era grigia, un insieme di numeri e dati di morte. Quando ho letto il libro di Anna Di Gianantonio su Ondina la visione si è illuminata: ho scoperto ideali ed entusiasmo del movimento, in un momento in cui si credeva che tutto, nel nostro Paese, fosse ancora possibile». Messa in scena peculiare, quella della Cuscunà, premio Scenario per Ustica 2009, nata sviluppando una drammaturgia popolare fatta di bozzetti che i partigiani stessi mettevano in scena nei paesini per raccontare ciò che stava accadendo. Ma anche perché, insieme a lei, ci saranno dei burattini: Ondina riuscì a sopravvivere al lager grazie a una sorta di sdoppiamento. Da qui l’idea del pupazzo come altro da sé, oltr e al fatto che su questo si possano attuare azioni definitive e irreversibili”.

Federica Gregori