Terrore per l’eruzione del Vesuvio

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L’epistolario di Plinio il giovane

“Terrore per l’eruzione del Vesuvio” riduzione da una lettera di Plinio il Giovane a Tacito – tratta dal libro “Littera litterae volume 2D – Angelo Diotti – casa edit. Bruno Mondadori”

Testo latino

Audires ululatus feminarum, infantum quiritatus, clamores virorum: alii parentes, alii liberos, alii coniuges vocibus requirebant, vocibus noscitabant; hi suum casum, illi suorum miserabantur; erant, qui metu mortis mortem precarentur; multi ad deos manus tollere, plures nusquam iam deos ullos aeternamque illam et novissimam noctem mundo interpretabantur. Nec defuerunt, qui fictis mentitisque terroribus vera pericula augerent. Aderant, qui Miseni illud ruisse, illud ardere falso, sed credentibus nuntiabant.

Paulum reluxit, quod non dies nobis, sed adventatis ignis indicium videbatur. Et ignis quidem longius substitit, tenebrae rursus, cinis rursus multus et gravis. Hunc identidem adsurgentes excutiebamus; operti alioqui atque etiam oblisi pondere essemus. possem gloriari non gemitum mihi, non vocem parum fortem in tantis periculis excidisse

Traduzione ad uso didattico (ogni altro uso non è consentito)

Avresti udito (congiuntivo suppositivo = se tu fossi stato là) le grida delle donne, i lamenti dei bambini, le urla dei mariti; alcuni cercavano a gran voce i padri, altri i figli, altri i mariti o le mogli; gli uni commiseravano il proprio destino, altri quello dei loro cari. C’erano alcuni che, per paura della morte, la invocavano. Molti alzavano le mani al cielo, la maggior parte credeva che ormai non ci fosse più nessun dio e che quella fosse la notte conclusiva e ultima per il mondo. E non alcuni che aumentavano i pericoli reali con terrori immaginari e falsi. C’erano alcuni che, falsamente, rivolgendosi a chi prestava loro fede, affermavano di affermavano che a Miseno c’era una rovina e lì tutto bruciava.

Per un po’ tornò la luce, cosa che non era un vero e proprio giorno per noi, ma sembrava un segno del fuoco che era vicino. Eppure il fuoco si fermò più lontano, di nuovo (sopraggiunsero) le tenebre, e di nuovo cenere fitta ed incombente. Non la scuotevamo via di tanto on tanto, alzandoci in piedi; altrimenti saremmo stati coperti e anche schiacciati dal peso della cenere. Potrei vantarmi che in mezzo a tanti pericoli non mi sia scappato un gemito, né una parola indegna di un uomo.

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