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Umberto Saba

Trieste di Umberto Saba

di Carlo Zacco

Umberto Saba (1883 – 1957)

La vita. Nasce a Trieste nel 1883 da madre ebrea e padre cristiano il quale si converte all’ebraismo per sposare la madre, che abbandona poi, ancora prima della nascita di Umberto. L’assenza del padre e il rapporto con la nutrice Peppa Sabbaz segnano profondamente l’infanzia del poeta. Interrompe presto gli studi e lavora come agente di commercio. Dopo la guerra diventa proprietario di una libreria antiquaria, presso la quale pubblica le opere successive. Soffre di una malattia nervosa che si aggrava progressivamente e si sottopone a frequenti sedute psicoanalitiche.

Scrive molte raccolte di poesie, e anche alcuni testi in prosa tra cui si ricorda Scorciatoie e raccontini del 46, una raccolta di aforismi e pensieri sulla poesia e sulla vita in generale.

Trieste, in Coi miei occhi, 1912, e poi in Canzoniere 1921

E la poesia iniziale della raccolta Coi miei occhi dedicata a Trieste, poi rimessa in Canzoniere con il titolo Trieste e una donna. A detta dello stesso autore il suo proposito in questa raccolta era quella di parlare di Trieste in quanto Trieste, e non in quanto città natale. C’è qui il carattere di realismo vicino a Pascoli e ai crepuscolari, anche se, analogamente a Pascoli, questo realismo è sempre teso a rappresentare una visione interiore: l’ottica dominante è sempre quella soggettiva del poeta, e il realismo si riduce a dei semplici spunti iniziali. C’è l’attenzione a cogliere l’aspetto segreto, nascosto delle cose.

E un testo semplice, leggibile, ma metricamente non inquadrato in uno schema preciso. Parla della città e di sé stesso mettendo in rilievo dei contrasti sentimentali: scontrosa/grazia; aria tormentosa; amore con gelosia: questi contrasti mettono in evidenza l’ambivalenza di ogni sentimento, che è centro di riflessione un po’ per tutti nel novecento.

Trieste di Umberto Saba

  1. Ho attraversato tutta la città.
  2. Poi ho salita un’erta,
  3. popolosa in principio, in là deserta,
  4. chiusa da un muricciolo:
  5. un cantuccio in cui solo
  6. siedo; e mi pare che dove esso termina
  7. termini la città.
  8. Trieste ha una scontrosa
  9. grazia. Se piace,
  10. è come un ragazzaccio aspro e vorace,
  11. con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
  12. per regalare un fiore;
  13. come un amore
  14. con gelosia.
  15. Da quest’erta ogni chiesa, ogni sua via
  16. scopro, se mena all’ingombrata spiaggia,
  17. o alla collina cui, sulla sassosa
  18. cima, una casa, l’ultima, s’aggrappa.
  19. Intorno
  20. circola ad ogni cosa
  21. un’aria strana, un’aria tormentosa,
  22. l’aria natia.
  23. La mia città che in ogni parte è viva,
  24. ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
  25. pensosa e schiva.

Mio padre è stato per me.. in Autobiografia, 1923

Il padre lascia la madre prima della nascita di Umberto, il quale lo conoscerà solo all’età di 20 anni, scoprendo che quell’uomo non era in realtà l’assassino che la madre per vent’anni gli aveva dipinto.

Mio padre è stato per me “lâ€assassino” di Umberto Saba

1. Mio padre è stato per me “lâ€assassino”,
2. fino ai ventâ€anni che lâ€ho conosciuto.
3. Allora ho visto châ€egli era un bambino,
4. e che il dono châ€io ho da lui lâ€ho avuto.

5. Aveva in volto il mio sguardo azzurrino,
6. un sorriso, in miseria, dolce e astuto.
7. Andò sempre pel mondo pellegrino;
8. più dâ€una donna lâ€ha amato e pasciuto.

9. Egli era gaio e leggero; mia madre
10. tùtti sentìva della vìta i pesi.
11. Di mano ei gli sfuggì come un pallone.

12. “Non somigliare – ammoniva – a tuo padre”.
13. Ed io più tardi in me stesso lo intesi:
14. erano due razze in antica tenzone.

Audio Lezioni su Umberto Saba del prof. Gaudio

Ascolta “Umberto Saba” su Spreaker.

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