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22 Settembre 2026Come capire il proprio livello di inglese e perché conviene saperlo
A scuola il voto di inglese va dal quattro al dieci, all’università si parla di idoneità e negli annunci di lavoro compare una sigla: B2. Sono tre modi diversi di misurare la stessa competenza, e passare dall’uno all’altro crea parecchia confusione. Uno studente con otto in pagella può scoprire al primo colloquio in inglese di essere fermo a un B1, mentre chi si considera «scarso» a volte ha già le basi di un B2 senza saperlo.
Sei livelli, descritti da quello che sai fare
Il Quadro comune europeo di riferimento per le lingue (QCER, o CEFR in inglese) non conta gli errori di grammatica: descrive compiti concreti. Per questo ti permette di collocarti con una certa approssimazione prima ancora di fare un test.
Con un A1 o un A2 riesci a presentarti, a chiedere un’informazione alla stazione e a capire un messaggio breve se chi parla va piano. Il B1 segna il passaggio all’autonomia: in viaggio te la cavi da solo, scrivi una mail semplice su argomenti noti e segui una conversazione senza chiedere di ripetere ogni frase.
Tra B1 e B2 il salto si vede. Con un livello B2 segui una lezione universitaria in inglese, leggi un articolo del tuo settore e sostieni un’opinione a voce senza bloccarti a metà frase. C1 e C2 appartengono a chi scrive una tesi o una relazione tecnica in inglese, coglie l’ironia in una conversazione e cambia registro a seconda dell’interlocutore.
Nessun livello garantisce da solo un risultato scolastico o professionale. Uno studente con un B2 solido e un buon metodo di studio può ottenere più di un compagno con un C1. Il livello indica in quali situazioni servirà uno sforzo in più, così da prepararsi per tempo.
A scuola, l’INVALSI parla già questa lingua
In quinta superiore la prova INVALSI di inglese restituisce il risultato in livelli del QCER, con lettura e ascolto valutati separatamente, e per i licei il traguardo di fine percorso è il B2. Se hai sostenuto la prova da poco, hai già un primo dato su cui ragionare. Può succedere che i due punteggi non coincidano, e sapere quale delle due abilità è indietro cambia il modo di studiare.
Per gli insegnanti le soglie salgono. Chi insegna una disciplina non linguistica con metodologia CLIL deve avere un C1, e conoscere la propria posizione di partenza aiuta a scegliere il corso giusto invece di ricominciare da zero.
All’università e in Erasmus
Molti corsi di laurea prevedono un’idoneità di inglese, di solito a livello B1 o B2, e in alcuni atenei una certificazione permette di ottenerla senza sostenere la prova interna. Per l’Erasmus il requisito lo fissa l’università ospitante. Il B2 è richiesto da molte università e programmi internazionali, ma il requisito cambia in base all’ateneo e al corso, e il bando del tuo ateneo riporta l’elenco aggiornato.
Come misurarlo senza sprecare tempo e soldi
Le certificazioni come Cambridge, IELTS o TOEFL valutano le quattro abilità in un esame sorvegliato, con iscrizione, data fissa e un costo che supera il centinaio di euro. Quando un bando, un’università straniera o una graduatoria indicano un ente certificatore preciso, è quell’esame che va preparato. Vale per i docenti che puntano ai punteggi in graduatoria, dove contano le certificazioni rilasciate dagli enti riconosciuti dal Ministero.
Prima di iscriverti conviene sapere da dove parti. Chi cerca online un test livello inglese trova quello di International English Test, che si svolge nel browser, su computer o smartphone, e mostra il livello del QCER a schermo appena finisci. Chi vuole indicarlo nel CV o su LinkedIn con una prova verificabile può richiedere il certificato in PDF con codice QR. Con il risultato in mano hai almeno un punto di partenza per capire su quali competenze lavorare prima dell’esame ufficiale e per scegliere la sessione con cognizione di causa.
In classe, una fotografia del gruppo
Per un docente di inglese, un test di livello a inizio anno offre un quadro della classe che il voto di giugno non restituisce. Due studenti con lo stesso sette possono trovarsi uno a un B1 incerto e l’altro vicino al B2, e saperlo permette di organizzare attività differenziate: letture più impegnative per chi è avanti, esercizi di ascolto guidato per chi fatica a seguire l’audio.
Ripetere la prova a fine quadrimestre mostra chi si è mosso e su quale abilità. Discutere il risultato con la classe, spiegando che cosa descrive ogni livello, aiuta gli studenti a leggere il proprio percorso con un riferimento esterno alla pagella. Per molti ragazzi vedere il proprio livello cambiare nel corso dell’anno è uno stimolo più concreto di un voto.
Dopo il risultato, un piano per abilità
Il livello complessivo conta meno del dettaglio. Chi legge bene ma fatica all’ascolto trae più vantaggio da podcast, notiziari e serie in inglese, prima con i sottotitoli in inglese e poi senza, che da un altro eserciziario di grammatica. Chi ascolta bene ma scrive con incertezza ha bisogno di testi brevi, scritti ogni settimana e corretti da qualcuno che segnali gli errori ricorrenti.
Per passare da un livello al successivo serve un lavoro costante di alcuni mesi, per cui conviene fissare obiettivi intermedi: prima consolidare il livello attuale su tutte le abilità, poi puntare a quello successivo. Un nuovo test dopo qualche mese dice se il metodo funziona o se va corretto.
Al lavoro, un livello conta più di un aggettivo
«Inglese buono» nel CV non dice nulla a chi seleziona, perché ogni candidato lo intende a modo suo. «Inglese B2 (QCER)» è un riferimento che un recruiter può confrontare tra un profilo e l’altro, e se accanto c’è un link di verifica il dato acquista ulteriore peso. Indica comunque il livello che sai sostenere a voce: quando il colloquio passa all’inglese, bastano pochi minuti per capire se il B2 sulla carta corrisponde alla persona seduta davanti.
Se nei prossimi mesi hai una domanda Erasmus o un’idoneità da sostenere, fai il test di livello con qualche settimana di anticipo sulla scadenza. Scoprire di essere a un B1 quando serve un B2 ti lascia il tempo di lavorare sull’abilità più debole; scoprirlo la settimana prima lascia soltanto la scelta di rimandare.


