
I want this record to play again! (lyrics & music by Gianni Peteani)
5 Agosto 2026Se stai cercando un’alternativa a BioRender, il motivo è quasi sempre uno di questi tre: il prezzo, i limiti del piano gratuito, oppure il fatto che la libreria di icone non copra il tuo argomento.
Questa guida confronta i due approcci — comporre a mano a partire da una libreria di modelli, oppure generare la figura da una descrizione — alla luce dei prezzi ufficiali verificati ad agosto 2026, e mostra dove ciascuno dei due conviene per una tesi, un poster da congresso o un graphical abstract.
Quanto costa BioRender e perché in Italia si cerca la licenza di ateneo
Il piano accademico Individual di BioRender costa 35 $/mese con fatturazione annuale (circa 30 €), oppure 39 $/mese se paghi mese per mese. Il piano Lab parte da 99 $/mese per cinque postazioni, sempre con fatturazione annuale (129 $/mese se mensile). Sul versante industriale le cifre salgono: 95 $/mese per l’Individual annuale e 475 $/mese per il Team da cinque postazioni (570 $/mese se mensile).
Molti atenei italiani acquistano licenze istituzionali per gli strumenti che i gruppi di ricerca usano ogni giorno, ed è il primo dato da verificare: controlla se il tuo ateneo ha già una licenza attiva prima di considerare qualunque alternativa. Pagata di tasca propria, quella cifra pesa su uno stipendio da dottorando o da assegnista.
Se il tuo ateneo ha una licenza istituzionale, ottimo: il problema non si pone. Se non ce l’ha, o se sei uno studente magistrale che deve consegnare la tesi fra tre mesi, il confronto da fare non è «quale strumento è migliore» ma «quanto mi costa arrivare a una figura pubblicabile».
C’è anche una barriera linguistica, e non è quella che pensi
Chi fa ricerca legge e scrive in inglese tutti i giorni: non è l’interfaccia inglese a fermare un ricercatore. Il costo si vede quando devi insegnare lo strumento a qualcun altro. Un relatore che segue otto tesisti, un docente che porta una classe a preparare le figure di laboratorio, un tutor che deve spiegare l’esportazione in mezz’ora: lì ogni termine tecnico da tradurre a voce è tempo tuo.
BioRender è disponibile solo in inglese: il sito non ha selettore di lingua e non esiste una versione italiana (verificato ad agosto 2026). SciFig ha invece l’interfaccia, le pagine degli strumenti dell’app, i prezzi e le condizioni d’uso in italiano, e la lingua si cambia dal selettore in alto a destra senza creare un altro account. La libreria di modelli e icone resta in inglese.
Piani gratuiti a confronto: cosa includono davvero
Su BioRender le vie gratuite sono due, e conviene distinguerle. BioRender Basic è un account gratuito permanente, senza carta di credito: la documentazione ufficiale lo descrive come utilizzabile a tempo indeterminato. Ha però limiti espliciti sull’output — le esportazioni sono a risoluzione standard con filigrana, in PNG e JPG a 72 DPI, senza sfondo trasparente, senza PDF e senza le esportazioni ad alta risoluzione (150, 300, 600 DPI); i diritti di pubblicazione non sono inclusi, e la tela è limitata a 50 oggetti.
L’altra via è la prova di 14 giorni delle funzioni Premium: richiede la carta di credito e, se non la disdici prima della scadenza, si converte automaticamente in abbonamento a pagamento. Anche durante la prova, però, la rimozione della filigrana, le esportazioni ad alta risoluzione e i diritti di pubblicazione restano esclusi. È una scelta legittima e dichiarata apertamente, ma va letta per quello che è: il gratuito serve a provare lo strumento, non a produrre la figura che finirà nel tuo articolo.
Vale la pena dirlo perché anche altrove il gratuito ha dei limiti — ma di natura diversa. Su SciFig, che è un generatore AI di figure scientifiche, il piano gratuito è permanente e senza carta di credito, e soprattutto i crediti si ricaricano ogni giorno: 50 alla registrazione più 50 al giorno effettuando l’accesso (quindi 100 il primo giorno), e una generazione ne consuma 50 — due figure il primo giorno, poi una al giorno, senza un tetto complessivo che a un certo punto si esaurisce. Le immagini generate non hanno filigrana, su qualsiasi piano.
Il limite del gratuito, qui, è un altro e va detto con la stessa chiarezza: le condizioni d’uso lo riservano alla valutazione personale e non commerciale, quindi nemmeno da noi il piano gratuito dà i diritti di pubblicazione. Su questo punto i due strumenti si comportano allo stesso modo.
La differenza sta nel prezzo del passo successivo, non nel piano gratuito. Il piano di ingresso a pagamento costa 12 $/mese con fatturazione annuale (circa 10 €; 18 $/mese se paghi mensilmente), contro i 35 $/mese dell’Individual accademico. E c’è un dettaglio che cambia il conto finale: su BioRender la generazione AI è un componente aggiuntivo a pagamento, a partire da 5 $/mese per il piano accademico annuale, da sommare all’abbonamento.
Diritti d’uso: chi possiede la figura che hai creato
La figura resta tua, ma il diritto di pubblicarla dipende dal piano che paghi — su entrambi gli strumenti. È la domanda che andrebbe fatta per prima, e quasi nessuno se la pone finché non ha già disegnato tutto. Due cose da verificare, per qualsiasi strumento tu scelga.
Primo: i diritti di pubblicazione sono legati al piano. BioRender elenca i diritti di pubblicazione su riviste fra le funzioni dei piani Individual e superiori — cioè il permesso di pubblicare arriva con l’abbonamento, non con l’account gratuito. La struttura è analoga su SciFig: mantieni tutti i diritti su ciò che carichi, e con qualsiasi piano a pagamento ricevi sui risultati generati una licenza perpetua che copre articoli su riviste, presentazioni a convegni, libri di testo e domande di finanziamento; il piano gratuito resta limitato alla valutazione.
Secondo, e più importante: nessuno di questi permessi riguarda le politiche editoriali sull’AI. Sono due cose diverse e vengono confuse di continuo. Che tu abbia il diritto di usare un’immagine non dice nulla su cosa la rivista a cui mandi il manoscritto accetti. Diversi grandi editori hanno posizioni esplicite e restrittive sulle immagini generate da AI, e queste posizioni cambiano nel tempo. Prima di inviare, leggi le linee guida della rivista di destinazione — nessuno strumento può farlo al posto tuo, e nessuno strumento può prometterti che la tua figura sarà accettata.
Dalla descrizione alla figura: cosa cambia con la generazione AI
Cambia il punto di partenza: invece di costruire la figura pezzo per pezzo, la descrivi e correggi una bozza già completa. Con una libreria di modelli parti da una tela bianca e componi: cerchi l’icona giusta, la trascini, la ridimensioni, ci allinei le etichette, ripeti. Con la generazione AI descrivi la figura a parole — «sezione trasversale di un liposoma da 100 nm, doppio strato fosfolipidico, catene PEG in superficie, farmaco idrofilo nel nucleo acquoso» — e ottieni una bozza completa senza comporla pezzo per pezzo, che poi correggi.
Il punto non è la velocità in sé: è da dove parti. Correggere una bozza che c’è già è un lavoro diverso dal comporre da zero, soprattutto quando l’oggetto della tua ricerca non è uno di quelli previsti dai modelli disponibili.
Il testo non è l’unico punto di partenza: SciFig accetta sei tipi di input — testo, ritocco di una figura esistente, schizzo fotografato, PDF del manoscritto, foto del banco di laboratorio e immagine di riferimento. Le discipline coperte vanno dalla biologia alla chimica, dalla fisica all’ingegneria e all’informatica.
Quando la libreria di icone non copre la tua ricerca
È il limite strutturale di qualunque approccio a libreria, e non dipende da quanto è grande la libreria. Se il tuo lavoro riguarda un diagramma a bande di un semiconduttore, un ciclo catalitico, un’orbita satellitare o uno strumento costruito nel tuo laboratorio, l’icona giusta o c’è o non c’è. Quando non c’è, restano due strade: ripiegare su un’approssimazione, oppure disegnarla a mano in un editor vettoriale.
La generazione a partire da una descrizione non ha questo vincolo, perché non pesca da un catalogo chiuso: costruisce la figura dalla descrizione che fornisci. In cambio ha limiti diversi, ed è giusto conoscerli prima — ne parliamo nell’ultima sezione.
Esportazione: SVG a livelli, PPTX e risoluzione per la stampa
È sul formato di uscita che si decide se la figura è davvero utilizzabile. Ogni figura generata si esporta direttamente in PNG, JPG e PPTX (una slide 16:9 con la figura già dentro, pronta per la presentazione). Aprendo il risultato nel Vector Canvas e lanciando la vettorializzazione ottieni un SVG a livelli, dove ogni forma è un oggetto selezionabile, più un PPTX in cui gli elementi restano modificabili singolarmente.
L’SVG è uno standard aperto e si apre con qualsiasi editor vettoriale, ma il punto è un altro: le correzioni si fanno dove hai generato la figura. Correggere un’etichetta sbagliata, cambiare il colore di una freccia o rifare una porzione della figura non richiede di uscire dallo strumento. Per la stampa sono disponibili esportazioni ingrandite fino a 4K e 8K, che coprono le larghezze di colonna richieste dalle riviste e i poster in grande formato.
BioRender e SciFig a confronto
Prezzi e condizioni verificati sulle pagine ufficiali il 5 agosto 2026. Fanno fede le pagine dei rispettivi siti: le tariffe cambiano. Gli importi in euro sono conversioni indicative.
| Criterio | BioRender (piani accademici) | SciFig |
| Lingua dell’interfaccia | Solo inglese — nessun selettore di lingua sul sito | Italiano (e altre 7 lingue); si cambia dal selettore in alto a destra |
| Come nasce la figura | Composizione manuale da libreria di icone e modelli | Generazione da testo, ritocco, schizzo, PDF, foto o immagine di riferimento |
| Prezzo con fatturazione annuale (al mese) | Individual 35 $ (~30 €) · Lab 99 $ per 5 postazioni (~86 €) | Piano di ingresso 12 $ (~10 €) |
| Prezzo con fatturazione mensile (al mese) | Individual 39 $ · Lab 129 $ | Piano di ingresso 18 $ |
| Generazione AI | Componente aggiuntivo a pagamento, da 5 $/mese (il piano gratuito include crediti AI di prova) | Inclusa: è il funzionamento base |
| Piano gratuito | Basic: permanente, senza carta; illustrazioni limitate, 50 oggetti per tela; niente uso commerciale né pubblicazione | Permanente, senza carta; crediti che si ricaricano ogni giorno (50 alla registrazione + 50 al giorno; 1 figura = 50 crediti); solo valutazione non commerciale |
| Filigrana sulle immagini del piano gratuito | Sì — esportazioni a risoluzione standard con filigrana (la rimozione richiede un piano Premium, e non è inclusa nemmeno nella prova di 14 giorni) | No — nessuna filigrana su nessun piano |
| Prova delle funzioni a pagamento | 14 giorni, carta di credito richiesta, si converte automaticamente in abbonamento se non disdetta | Nessuna carta di credito richiesta |
| Diritti di pubblicazione su riviste | Inclusi dal piano Individual in su | Inclusi con qualsiasi piano a pagamento |
| Piani di gruppo | Lab: 99 $/mese per 5 postazioni (annuale) | Non previsti: si acquistano pacchetti di crediti senza scadenza |
| Formati di esportazione | Non specificati nella pagina prezzi (le esportazioni ad alta risoluzione senza filigrana sono elencate fra le funzioni dei piani a pagamento) | PNG, JPG, PPTX; SVG a livelli e PPTX con oggetti modificabili dopo la vettorializzazione |
| Risoluzione massima | Non indicata nella pagina prezzi | Esportazioni ingrandite fino a 4K e 8K |
Quale conviene, caso per caso
Se il tuo ateneo ha già una licenza BioRender, usa BioRender. Nessun confronto di prezzo batte uno strumento che hai già pagato, che i tuoi colleghi conoscono e le cui figure circolano già nel tuo gruppo.
Tesi di laurea o di dottorato: contano il costo e il numero di revisioni, non le funzioni avanzate. Qui la differenza fra 12 $ e 35 $ al mese, moltiplicata per i mesi di scrittura, è l’unico criterio che pesa davvero.
Poster o graphical abstract per un congresso: serve la stampa in grande formato e l’esportazione vettoriale, e c’è una scadenza rigida. Verifica prima le specifiche richieste dall’organizzatore, poi scegli lo strumento — non il contrario.
Figure che devono seguire una convenzione consolidata (vie di segnalazione classiche, tipi cellulari standard): una libreria di icone curata parte avvantaggiata, perché quella convenzione è già dentro la libreria.
Questo confronto ne mette a fuoco due. Per un quadro più ampio, che comprende anche gli strumenti gratuiti e open source, esiste una rassegna dedicata alle alternative a BioRender impostata allo stesso modo.
Poster e graphical abstract: l’applicazione più concreta
Per chi sta scrivendo una tesi o preparandosi per un congresso, il ritorno più immediato non è l’articolo: sono il poster e il graphical abstract. Sono anche i due casi in cui il costo del ritardo è più visibile, perché hanno una scadenza fissa e arrivano sempre in coda a tutto il resto.
Un poster scientifico da congresso vive di gerarchia visiva: un titolo che dice il risultato, due o tre figure che reggono il messaggio, il resto che sta indietro. Un graphical abstract deve fare la stessa cosa in un riquadro solo. In entrambi i casi il lavoro vero è iterare — provare un’impostazione, guardarla stampata, cambiarla — e iterare diventa possibile quando rigenerare una versione non significa ricostruire tutto il layout.
Due accortezze pratiche, valide qualunque strumento tu scelga. Controlla le specifiche richieste dall’organizzatore del congresso o dalla rivista prima di impostare il layout: formato, orientamento, dimensioni in centimetri. E lavora in vettoriale quando il poster va stampato in grande formato, perché è lì che la differenza si vede a occhio nudo.
Dove l’AI non è la scelta giusta
Tre situazioni in cui questo approccio non va usato, e vale la pena saperlo prima di provarci.
I dati veri non si generano. Grafici, immagini di microscopia, western blot, curve sperimentali: qualsiasi figura che rappresenti misure va prodotta dai tuoi dati, con gli strumenti di analisi. La generazione serve per schemi, meccanismi, workflow e illustrazioni concettuali — non per i risultati.
Nessuna generazione è corretta al primo colpo. Un enzima etichettato male o una freccia nella direzione sbagliata sono errori che un revisore vede subito. La bozza va sempre riletta e corretta: è per questo che serve un editor a livelli, e per questo la responsabilità scientifica di ciò che la figura mostra resta di chi firma l’articolo.
La politica editoriale viene prima dello strumento. Se la rivista a cui punti ha regole restrittive sulle immagini generate da AI, quelle regole valgono a prescindere da come hai lavorato. Restano invece tutti gli usi che non passano da una rivista — poster, presentazioni, seminari, materiale didattico, tesine e presentazioni per la classe, domande di finanziamento, tesi di laurea e di dottorato: ed è lì, per la maggior parte delle persone, che sta il volume vero del lavoro grafico.






