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12 Novembre 2025Formazione e percorsi per la laurea in odontoiatria
Il corso di laurea a ciclo unico in Italia
Il percorso formativo per diventare professionista nel settore odontoiatrico in Italia richiede l’iscrizione a un corso di laurea magistrale a ciclo unico in “Odontoiatria e Protesi Dentaria” della classe LM-46, della durata di sei anni e della consistenza di 360 CFU. Tale corso prepara lo studente all’esercizio dell’arte odontoiatrica, includendo sia insegnamenti teorici (scienze biologiche, chimiche, fisiche) che attività clinico-pratiche (diagnosi, terapia, protesi, chirurgia orale).
In molti casi, il corso di laurea prevede accesso programmato mediante test nazionale o locale: ad esempio nel caso del corso in italiano presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” (ciclo unico), il bando per l’a.a. 2025/26 indica che la selezione sarà effettuata in presenza presso la Nuova Fiera di Roma.
Inoltre, per le immatricolazioni al semestre aperto (fase zero) sono stati 4.473 gli studenti che hanno scelto Odontoiatria e Protesi Dentaria in Italia per l’anno accademico in corso.
Accesso, posti disponibili, test di ammissione
Per il 2025, il numero complessivo dei posti per i corsi di laurea in odontoiatria in italiano (UE e equiparati) è stato stimato in 1.704 circa, con 1.604 posti per il corso in italiano nelle università statali, e 52 posti per corsi in inglese per candidati UE.
I prove di ammissione sono strutturate con domande a risposta multipla su materie quali biologia, chimica, fisica, matematica, logica e cultura generale. Per l’Italia, la direttiva europea 2005/36/CE (poi 2013/55/UE) ha previsto standard comuni per la formazione odontoiatrica.
Tra i limiti va considerato il numero chiuso: la disponibilità dei posti è selettiva e dipende dalla dotazione di aule, laboratori, strutture cliniche e docenti.
Competenze richieste all’ingresso e in uscita
All’ingresso, è richiesta una solida preparazione in discipline scientifiche (biologia, chimica, fisica) e capacità logico-matematiche, data la natura fortemente tecnico‐scientifica del corso. Al termine del ciclo, il laureato deve essere in grado di:
- prevenire, diagnosticare e curare patologie del cavo orale in pazienti adulti e bambini;
- applicare tecnologie di imaging, strumenti digitali e materiali odontoiatrici avanzati;
- collaborare in equipe multidisciplinari e gestire casi complessi (chirurgia orale, implantologia, protesi avanzata).
Inoltre, le novità formative richiedono competenze emergenti quali l’utilizzo dell’intelligenza artificiale (IA) in diagnostica, la gestione di flussi digitali (scansioni intraorale, CAD/CAM) e l’aggiornamento continuo su materiali biomimetici e tecniche rigenerative. Recenti studi sottolineano che modelli generativi di IA stanno entrando nella formazione odontoiatrica e rappresentano una sfida formativa da integrare nei curricula.
Vincoli logistici e normativi
I vincoli principali riguardano:
- il numero programmato nazionale/regionale: il numero di immatricolazioni è limitato per garantire una qualità formativa adeguata;
- la dotazione infrastrutturale: laboratori, simulatori, cliniche universitarie devono supportare la formazione pratica;
- la lingua: molti corsi sono in italiano, e per quelli in inglese è richiesto un livello minimo (es. B2) di lingua inglese.
- la necessità di superare successivamente l’esame di Stato per l’abilitazione alla professione.
Nuove strade e percorsi formativi emergenti
Corsi in lingua inglese e internazionalizzazione
Un trend significativo è la crescita di programmi in lingua inglese per l’odontoiatria in Italia, attrattivi per studenti internazionali. Ad esempio, l’Università degli Studi di Siena offre il corso “Dentistry and Dental Prosthodontics” LM-46 in lingua inglese per studenti internazionali, con 360 CFU. Questo tipo di offerta facilita la mobilità e favorisce la comparabilità internazionale dei titoli.
Digitalizzazione e apprendimento avanzato
Negli ultimi anni la formazione odontoiatrica si è arricchita di metodologie didattiche che utilizzano:
- simulazioni virtuali e modelli 3D per la pratica clinica precoce;
- piattaforme online e blended‐learning (specialmente introdotte durante la pandemia);
- l’introduzione di IA generativa nella didattica permette agli studenti di accedere a scenari clinici simulati e di interpretare immagini radiografiche. Ad esempio, secondo uno studio recente l’integrazione dell’IA nei curricula medici è ancora limitata ma sta crescendo.
Formazione post‐laurea e specialistica
Dopo la laurea magistrale, sono disponibili percorsi di perfezionamento, master universitari, dottorati di ricerca e specializzazioni in discipline odontoiatriche (ad esempio chirurgia orale, ortognatodonzia, odontoiatria pediatrica) che consentono un approfondimento specialistico. Questo ampliamento delle competenze è importante per rispondere all’evoluzione del mercato (impiantologia, rigenerazione ossea, estetica digitale).
Le università più accreditate in Italia e nel mondo
In Italia
Secondo il ranking di Censis, per il corso di laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria, l’Università degli Studi dell’Insubria ha ottenuto 103,5 punti, risultando prima in Italia nel ranking 2021 e con un tasso di occupazione dei laureati superiore alla media nazionale.
Secondo il ranking “Education Around 2020”, l’Università degli Studi di Brescia, l’Università degli Studi di Milano e l’Università degli Studi di Padova si distinguono per la qualità dell’insegnamento odontoiatrico.
In ambito internazionale, l’Università degli Studi di Napoli Federico II è stata riconosciuta come prima in Italia nel settore odontoiatria dal ranking QS World University Rankings by Subject 2024, mentre l’Università degli Studi di Torino rientra nelle prime 100 al mondo.
Nel mondo
A livello globale, la formazione odontoiatrica è organizzata in varie modalità: in molti paesi europei il corso dura 5-6 anni, seguiti da formazione specialistica post‐laurea. Le università italiane che hanno programmi in lingua inglese attraggono studenti stranieri e si posizionano in ranking internazionali. Il programma dell’Università di Siena in inglese è esempio di tale internazionalizzazione.
Statistiche e dati recenti del settore
- Nel 2025 i posti totali per i corsi di odontoiatria in italiano (UE ed equiparati) sono 1.604 nelle statali+private (era 1.377 nel 2024) e 52 posti in inglese.
- Per il semestre aperto 2025 sono stati 4.473 iscritti al corso di Odontoiatria e Protesi Dentaria.
- Il rapporto numero studenti/docenti nella disciplina MED28 nei corsi odontoiatria varia notevolmente tra sedi: da un minimo di 2 a un massimo di 33 docenti di ruolo per corso.
- Circa il 2,9% degli odontoiatri italiani operava nel settore pubblico nel 2017, una quota tra le più basse in Europa.
Competenze richieste e scenari futuri
La formazione odontoiatrica richiede competenze sempre più ampie e multidisciplinari. Tra quelle emergenti si segnalano:
- gestione digitale del flusso clinico (CAD/CAM, scanner intraorale, stampa 3D);
- utilizzo di intelligenza artificiale e big-data per diagnosi, pianificazione implantare e follow-up clinico;
- competenze in rigenerazione ossea e tessutale, biomateriali avanzati;
- capacità di lavoro interdisciplinare con altre figure sanitarie e gestionali;
- comunicazione con il paziente e gestione dell’esperienza di cura in contesti sempre più tecnologici.
Uno studio del 2025 osserva che l’integrazione dell’IA nei curricula medici è ancora limitata (solo 19,2% delle università spagnole analizzate offrivano corsi specifici). Questo dato fa da campanello d’allarme riguardo alla necessità di aggiornamento continuo anche per i corsi odontoiatrici.
Limiti, vincoli e criticità della formazione
Alcune criticità del sistema formativo in odontoiatria sono:
- il numero chiuso e la forte selezione all’ingresso limitano l’accesso dei candidati, generando alta competizione;
- la dotazione infrastrutturale non è omogenea tra atenei: alcune sedi presentano carenze in laboratori clinici o docenza specifica.
- il rapido evolversi delle tecnologie richiede un aggiornamento continuo che spesso non è adeguatamente integrato nei curricula standard;
- la bassa presenza del professionista in ambito pubblico italiano limita l’esperienza in contesti istituzionali e la ricerca clinica allo stato pubblico.
- per programmi in inglese, la barriera linguistica e i costi aggiuntivi possono rappresentare un ostacolo per studenti italiani e stranieri.
Il ruolo della formazione continua e dell’aggiornamento professionale
La formazione non termini con il conseguimento della laurea: il professionista odontoiatra deve fruire di corsi di aggiornamento, master, specializzazione, partecipare a congressi scientifici e adottare protocolli basati sull’evidenza. In questo contesto, riveste importanza la figura del professionista orientato alla ricerca e all’innovazione. Per chi intenda offrire una prestazione avanzata ai pazienti, è rilevante integrare nel proprio percorso la conoscenza delle tecnologie digitali, della robotica applicata all’odontoiatria, della chirurgia rigenerativa e delle metodologie di gestione avanzata del paziente. Inoltre, è utile sviluppare competenze gestionali e di comunicazione per operare in contesti multidisciplinari e progetti clinico-organizzativi.
Per approfondire le opportunità formative e i modi per accedere a programmi internazionali, si può consultare direttamente un portale dedicato alla formazione in odontoiatria e alle risorse per i dentisti
Nel complesso, la formazione per l’odontoiatria in Italia sta attraversando una fase di trasformazione significativa: l’introduzione di corsi in lingua inglese, l’adozione di metodologie digitali e l’ampliamento delle competenze richieste riflettono un adattamento alle esigenze globali della professione. Tuttavia, persiste il bisogno di adeguare infrastrutture, incrementare la dotazione didattica e garantire una formazione sempre più integrata con le sfide tecnologiche e sanitarie contemporanee. Le università più accreditate continuano a distinguersi per la qualità didattica e di ricerca, ma l’intero sistema deve garantire una diffusione omogenea di standard formativi elevati. Il professionista odontoiatrico del futuro dovrà possedere non solo solide basi cliniche e scientifiche, ma anche competenze digitali, capacità di lavorare in team interdisciplinari, visione globale della salute orale e apertura all’innovazione.




