
7 Ahi serva Italia Divina … la musica di Dante
28 Dicembre 2019
5 Casella Divina … la musica di Dante
28 Dicembre 2019Analisi del testo, confronto con il pensiero dantesco e spiegazione musicale della composizione “Manfredi” (Purgatorio III, vv. 103-136) del prof. Luigi Gaudio su testo di Dante
Analisi del testo: “Manfredi”
1. Il contesto del canto III del Purgatorio
Dante e Virgilio, giunti ai piedi della montagna del Purgatorio, incontrano un gruppo di anime che aspettano di poter iniziare la loro purificazione. Tra queste, Dante riconosce Manfredi di Svevia, figlio di Federico II, re di Sicilia e di Puglia, scomunicato e morto nella battaglia di Benevento (1266) contro Carlo d’Angiò.
La figura di Manfredi è emblematica perché rappresenta il tema centrale del canto: la misericordia divina che supera le condanne umane. Nonostante la scomunica e il rifiuto della sepoltura cristiana, egli si è pentito in punto di morte ed è stato accolto nella grazia divina.
2. Il racconto di Manfredi: il tema della redenzione
a) L’apparizione di Manfredi
Dante descrive Manfredi come un uomo di aspetto nobile, dai capelli biondi e dal volto bello, ma con un sopracciglio segnato da una ferita:
“biondo era e bello e di gentile aspetto, / ma l’un de’ cigli un colpo avea diviso.” (vv. 107-108)
Questo dettaglio richiama la violenza della sua morte in battaglia e la sua nobiltà d’animo.
b) La richiesta a Dante: un messaggio per la figlia Costanza
Manfredi chiede a Dante di riferire alla figlia, Costanza d’Aragona, che la verità sulla sua anima è diversa da quella diffusa dai suoi nemici:
“Vadi a mia bella figlia, genitrice / dell’onor di Cicilia e d’Aragona, / e dichi a lei il ver, s’altro si dice.” (vv. 115-117)
Con questa richiesta, Manfredi cerca di riabilitare la propria memoria storica e spirituale.
c) Il pentimento e la misericordia divina
Il punto centrale del discorso di Manfredi è il riconoscimento del proprio pentimento e della potenza salvifica dell’infinita misericordia di Dio:
“Orribil furon li peccati miei; / ma la bontà infinita ha sì gran braccia, / che prende ciò che si rivolge a lei.” (vv. 121-123)
Questi versi sono fondamentali perché contrastano con la dottrina ecclesiastica del tempo, secondo la quale una scomunica senza assoluzione impediva la salvezza dell’anima. Dante, invece, afferma che la grazia divina supera le condanne umane, esaltando l’onnipotenza del perdono divino.
d) La condanna della Chiesa: il Vescovo di Cosenza
Dopo la morte di Manfredi, Papa Clemente IV inviò il Vescovo di Cosenza a riesumare il suo corpo e a gettarlo fuori dai confini del regno, negandogli la sepoltura cristiana.
“Se ’l pastor di Cosenza, che a la caccia / di me fu messo per Clemente allora, / avesse in Dio ben letta questa faccia,” (vv. 125-127)
Dante critica l’accanimento della Chiesa e ribadisce che nessuna scomunica può impedire la salvezza di un’anima.
Confronto con il pensiero dantesco
Il personaggio di Manfredi incarna il contrasto tra giustizia divina e giustizia umana. Dante, attraverso il suo racconto, afferma che:
- La Chiesa non ha potere assoluto sulla salvezza delle anime.
- La misericordia divina è più grande delle condanne ecclesiastiche.
- La vera giustizia si trova in Dio, non nelle sentenze terrene.
Questa visione è coerente con altre parti della Divina Commedia, in particolare:
- Il caso di Buonconte da Montefeltro (Purgatorio V), che si salva grazie al pentimento estremo, nonostante la sua vita peccaminosa.
- La dannazione di papa Bonifacio VIII (Inferno XIX), a cui Dante nega ogni possibilità di redenzione a causa della sua corruzione morale.
Inoltre, Manfredi è simbolicamente opposto a Farinata degli Uberti (Inferno X), che invece, pur essendo un grande condottiero, è dannato perché non ha mai accettato Dio e il pentimento.
Spiegazione musicale della composizione di Luigi Gaudio
Il professor Luigi Gaudio ha trasformato il monologo di Manfredi in una composizione musicale che enfatizza la drammaticità e la solennità del testo dantesco.
1. Struttura musicale
- Tonalità di Do maggiore, che dona un senso di solennità e speranza.
- Alternanza tra accordi maggiori e minori per creare pathos e sottolineare i momenti più intensi.
- Uso di progressioni armoniche (Do – Fa – Sol – Do) che richiamano la musica sacra e il canto liturgico.
2. Interpretazione musicale e retorica
- L’inizio è lento e riflessivo, per esprimere il dolore e la malinconia di Manfredi.
- Il ritornello diventa più intenso, evidenziando la forza del messaggio di speranza.
- L’uso del crescendo dinamico accompagna l’emozione crescente del testo.
3. Significato della scelta musicale
L’adattamento musicale rispecchia perfettamente il significato del testo:
- La melodia dolce e armoniosa rappresenta la misericordia divina, che abbraccia anche le anime pentite.
- La progressione musicale richiama l’idea del percorso di purificazione dell’anima.
- Il finale, in tonalità maggiore, lascia un senso di speranza, come la promessa della salvezza di Manfredi.
Conclusione
Il monologo di Manfredi nel Purgatorio III è uno dei momenti più intensi della Divina Commedia, in cui Dante afferma che la misericordia divina supera ogni condanna terrena. Il confronto con il pensiero dantesco generale mostra come questa visione sia parte di una riflessione più ampia sulla giustizia e sul potere ecclesiastico.
La composizione musicale di Luigi Gaudio valorizza il messaggio dantesco attraverso una melodia solenne ed evocativa, rendendo il testo accessibile e coinvolgente anche per un pubblico moderno.
Testo e accordi Manfredi – Purgatorio III
| Intro DO FA DO SOL DO (FA DO)
DO FA E un di loro incominciò: “Chiunque tu se’, così andando, volgi ’l viso: pon mente se di là mi vedesti unque”.105 FA SOL DO Io mi volsi ver’ lui e guardail fiso: biondo era e bello e di gentile aspetto, ma l’un de’ cigli un colpo avea diviso.108 Intro (DO FA DO SOL DO)
DO FA Quand’io mi fui umilmente disdetto d’averlo visto mai, el disse: “Or vedi”; e mostrommi una piaga a sommo ’l petto.111 DO FA Poi sorridendo disse: Io son Manfredi, nipote di Costanza Imperadrice; ond’io ti prego che, quando tu riedi, FA SOL DO Vadi a mia bella figlia, genitrice dell’onor di Cicilia e d’Aragona, e dichi a lei il ver, s’altro si dice. Intro (DO FA DO SOL DO) RE SOL RE LA RE
RE SOL Poscia ch’io ebbi rotta la persona di due punte mortali, io mi rendei, |
SOL LA RE
piangendo, a quei che volontier perdona. RE7 SOL Orribil furon li peccati miei; ma la bontà infinita ha sì gran braccia, che prende ciò che si rivolge a lei. 123 SOL LA RE Se ’l pastor di Cosenza, che a la caccia di me fu messo per Clemente allora, avesse in Dio ben letta questa faccia, 126 Intro SOL RE LA RE
RE SOL l’ossa del corpo mio sarieno ancora in co del ponte presso a Benevento, sotto la guardia de la grave mora. 129 Or le bagna la pioggia e move il vento di fuor dal regno, quasi lungo ’l Verde, dov’e’ le trasmutò a lume spento. 132 Per lor maladizion sì non si perde, che non possa tornar, l’etterno amore, mentre che la speranza ha fior del verde. Outro SOL RE LA RE
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