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18 Giugno 2025Traccia e svolgimento di una analisi del testo di un brano tratto da “Il gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

TRACCIA
Sessione ordinaria 2025 Prima prova scritta – Ministero dell’Istruzione e del Merito ESAME DI STATO CONCLUSIVO DEL SECONDO CICLO DI ISTRUZIONE PROVA DI ITALIANO
TIPOLOGIA A – ANALISI E INTERPRETAZIONE DI UN TESTO LETTERARIO ITALIANO
PROPOSTA A2
Giuseppe Tomasi di Lampedusa , Il Gattopardo , prefazione di Giorgio Bassani, Feltrinelli, Milano, 1962, pp. 166-168.
La prima visita di Angelica alla famiglia Salina, da fidanzata, si era svolta regolata da una regia impeccabile. Il contegno della ragazza era stato perfetto a tal punto che sembrava suggerito parola per parola da Tancredi; ma le comunicazioni lente del tempo rendevano insostenibile questa eventualità e si fu costretti a ricorrere a un’ipotesi: a quella di suggerimenti anteriori allo stesso fidanzamento ufficiale: ipotesi arrischiata anche per chi meglio conoscesse la preveggenza del principino, ma non del tutto assurda.
Angelica giunse alle sei di sera, in bianco e rosa; le soffici treccie nere ombreggiate da una grande paglia ¹ ancora estiva sulla quale grappoli d’uva artificiali e spighe dorate evocavano discrete i vigneti di Gibildolce ed i granai di Settesoli. In sala d’ingresso pianse il padre; nello sventolio dell’ampia gonna salì leggera i non pochi scalini della scala interna e si gettò nelle braccia di don Fabrizio: gli diede, sulle basette, due bei bacioni che furono ricambiati con genuino affetto; il Principe si attardò forse un attimo più del necessario a fiutare l’aroma di gardenia delle guancie adolescenti. Dopo di che Angelica arrossì, retrocesse di mezzo passo: «Sono tanto, tanto felice…». Si avvicinò di nuovo e, ritta sulla punta delle scarpine, gli sospirò all’orecchio: «Zione!»: felicissimo galateo […] e che, esplicito e segreto com’era, mandò in visibilio il cuore semplice del Principe e lo aggiogò definitivamente alla bella figliola.
Don Calogero intanto saliva la scala e andava dicendo quanto dolente fosse sua moglie di non poter essere lì, ma ieri sera aveva inciampato in casa e si era prodotta una distorsione al piede sinistro, assai dolorosa. «Ha il collo del piede come una melanzana, Principe.»
Don Fabrizio, esilarato dalla carezza verbale […] si passò il piacere di andare lui stesso subito dalla signora Sedara, proposta che sbigottì don Calogero che fu costretto, per respingerla, ad appioppare un secondo malanno alla consorte, una emicrania questa volta, che costringeva la poveretta a stare nell’oscurità.
Note
¹ paglia : cappello a larghe tese, confezionato con steli di paglia intrecciati
Contesto del romanzo
Il romanzo Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896–1957), pubblicato postumo nel 1958, narra i mutamenti avvenuti in Sicilia a partire dallo sbarco di Garibaldi sull’isola e il lento declino dell’aristocrazia borbonica, attraverso le vicende della nobile famiglia del protagonista, don Fabrizio Corbera, principe di Salina.
Comprensione e analisi
Puoi rispondere punto per punto oppure costruire un unico discorso che includa le risposte a tutte le domande proposte.
- Riassumi il contenuto del brano.
- Individua e analizza le diverse modalità attraverso le quali Tomasi di Lampedusa presenta i tre personaggi protagonisti di questa scena.
- Illustra, con precisi riferimenti al testo, i rispettivi atteggiamenti di Angelica e di don Calogero nei confronti del Principe di Salina.
- In quale punto del brano e con quale accorgimento linguistico l’autore rende evidente che don Calogero sta mentendo sulle reali condizioni della moglie?
Interpretazione
Sulla base dell’analisi da te condotta, approfondisci l’interpretazione complessiva del brano, elaborando una tua riflessione più generale relativa ai contraddittori rapporti tra aristocrazia e borghesia e sulle inquietudini più profonde che vengono a determinarsi nei periodi di cambiamenti politici.

SVOLGIMENTO
Analisi e Interpretazione di un Brano da Il Gattopardo
Il romanzo Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è un’opera cardine della letteratura italiana del Novecento, che con lucida malinconia narra il declino dell’aristocrazia siciliana di fronte all’avanzata della borghesia durante il Risorgimento. Il brano proposto, ambientato in un momento cruciale del romanzo – la prima visita di Angelica come fidanzata alla famiglia Salina – offre uno spaccato rivelatore delle dinamiche sociali e psicologiche dei personaggi, in particolare l’ambiguo legame tra Angelica e il Principe Don Fabrizio, e la meschinità di Don Calogero Sedàra.
Comprensione e Analisi
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Riassunto del contenuto del brano. Il brano descrive la prima visita formale di Angelica come fidanzata a casa Salina, un evento orchestrato con grande cura. L’atteggiamento di Angelica è descritto come impeccabile, quasi “suggerito parola per parola da Tancredi”. Il suo arrivo è caratterizzato da un abito elegante e un cappello estivo che evocano la ricchezza del padre. Una volta entrata, simula un pianto davanti al padre, per poi salire con leggerezza le scale e gettarsi tra le braccia di Don Fabrizio, il Principe di Salina, baciandolo con affetto. Il Principe si attarda a goderne l’aroma giovanile, mentre Angelica arrossisce e, in un “gag felicissimo”, gli sussurra all’orecchio “Zione!”, conquistandolo definitivamente. Nel frattempo, Don Calogero Sedàra, padre di Angelica, sale le scale e giustifica l’assenza della moglie inventando una distorsione al piede. Quando Don Fabrizio si offre di farle visita, Don Calogero è costretto a inventare un secondo malanno, un’emicrania, per dissuaderlo.
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Analisi delle differenti modalità di presentazione dei personaggi. Tomasi di Lampedusa utilizza diverse strategie narrative per delineare i tre personaggi principali, rivelandone le sfaccettature psicologiche e sociali.
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Angelica: Viene presentata attraverso l’osservazione esterna e l’effetto che produce sugli altri. La sua “regia impeccabile” e il contegno “perfetto” suggeriscono una premeditazione e una consapevolezza del proprio ruolo. L’autore sottolinea la sua bellezza e la sua capacità di seduzione, evidenziata dal gesto del bacio a Don Fabrizio e dal sussurro di “Zione!”, un “gag felicissimo” che ne rivela l’astuzia e la capacità di manipolazione emotiva. La sua descrizione fisica (“soffici treccie nere”, “guancie adolescenti”) si unisce alla sua abilità nel calcolare ogni mossa, rendendola una figura affascinante e al contempo enigmatica.
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Don Fabrizio Salina: Il Principe è il fulcro della narrazione, visto attraverso la sua percezione e le sue reazioni. È un uomo stanco, ma ancora sensibile al fascino della giovinezza e della bellezza (“si attardò forse un attimo più del necessario a fiutare l’aroma di gardenia delle guancie adolescenti”). La sua reazione al “gag” di Angelica – “mandò in visibilio il cuore semplice del Principe e lo aggiogò definitivamente alla bella figliola” – rivela la sua vulnerabilità e la sua attrazione per ciò che è giovane e vitale, ma anche una certa rassegnazione al cambiamento e alla seduzione. Don Fabrizio è colui che osserva e riflette, e il suo “cuore semplice” mostra una purezza che contrasta con l’astuzia degli altri personaggi.
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Don Calogero Sedàra: Viene presentato attraverso le sue azioni e, soprattutto, il suo linguaggio. La sua ascesa delle scale, accompagnata dalle prolungate e inverosimili scuse per l’assenza della moglie, ne svela immediatamente la meschinità e la goffaggine sociale. La descrizione del “collo del piede come una melanzana” e l’invenzione successiva di una “emicrania” sono elementi che ne sottolineano l’inganno e la mancanza di raffinatezza, ma anche una certa risolutezza nel raggiungere i propri scopi. È l’incarnazione della nuova borghesia rampante, priva di nobiltà d’animo ma determinata e pronta a tutto per l’ascesa sociale.
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Atteggiamenti di Angelica e Don Calogero nei confronti del Principe.
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Angelica: Il suo atteggiamento nei confronti di Don Fabrizio è un’abile mescolanza di rispetto filiale, seduzione e calcolo. La sua performance è studiata: “il contegno della ragazza era stato perfetto a tal punto che sembrava suggerito parola per parola da Tancredi”. Il gesto di “gettarsi nelle braccia di don Fabrizio” e i “due bei bacioni sulle basette” sono volti a stabilire un legame affettivo, quasi filiale, ma con una sottintesa carica seduttiva che il Principe percepisce (“si attardò forse un attimo più del necessario a fiutare l’aroma di gardenia”). Il culmine è il sussurro “Zione!”, che, pur essendo un appellativo di affetto, è descritto come un “felicissimo gag” che “aggiogò definitivamente alla bella figliola” il cuore del Principe. Questa ambiguità mostra Angelica come una figura che sa manipolare le emozioni per ottenere il proprio scopo: l’integrazione nella famiglia aristocratica. La sua intelligenza emotiva, seppur finalizzata, la rende estremamente efficace.
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Don Calogero Sedàra: Il suo atteggiamento è di sottomissione formale e rispetto apparente, ma velato da una profonda meschinità e arrivismo. La sua sottomissione si manifesta nel tentativo di giustificare l’assenza della moglie in modo prolisso e contorto, mostrando una goffa deferenza verso il Principe. Tuttavia, l’insistenza nel raccontare la finta malattia della moglie e l’invenzione di un secondo malanno (“una emicrania questa volta”) per evitare la visita di Don Fabrizio rivelano la sua sostanziale disonestà e il suo pragmatismo senza scrupoli. Egli non si preoccupa della verità, ma solo di mantenere il controllo della situazione e di evitare qualsiasi imbarazzo che possa compromettere il matrimonio, visto come un’opportunità di ascesa sociale. La sua “meschinità” emerge proprio da questa dissimulazione maldestra ma efficace.
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Punto e accorgimento linguistico che rivelano la menzogna di Don Calogero. L’autore rende evidente che don Calogero sta mentendo nel momento in cui è costretto a inventare un secondo malanno per la moglie. Il punto esatto è: “Don Fabrizio esilarato dalla carezza verbale […] si passò il piacere di andare lui stesso subito dalla signora Sedara, proposta che sbigottì don Calogero che fu costretto, per respingerla, ad appioppare un secondo malanno alla consorte, una emicrania questa volta, che costringeva la poveretta a stare nell’oscurità.”
L’accorgimento linguistico è la scelta del verbo “appioppare”: questo termine, colloquiale e quasi violento (“appioppare” significa affibbiare qualcosa a qualcuno, spesso un castigo o un soprannome, in modo arbitrario o sbrigativo), rivela la natura inventata della seconda malattia. Non è un malessere che affligge naturalmente la moglie, ma qualcosa che Don Calogero le “appioppa” arbitrariamente, come se fosse un oggetto da attaccare addosso, pur di raggiungere il suo scopo. La fretta e la necessità di una giustificazione immediata lo portano a questa invenzione palesemente falsa, che il narratore mette in luce con questa scelta lessicale icastica.
Interpretazione
Il brano analizzato da Il Gattopardo offre una riflessione profonda sui contraddittori rapporti tra aristocrazia e borghesia e sulle inquietudini determinate dai cambiamenti politici che attraversano la Sicilia risorgimentale. La scena è una micro-rappresentazione della “rivoluzione gattopardesca” evocata dal celebre motto “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.
Il Principe di Salina incarna l’aristocrazia in declino. Egli è consapevole del tramonto della sua classe, un’aristocrazia stanca ma ancora dotata di una certa grandezza e di un’eleganza intrinseca. La sua attrazione per Angelica, una bellezza vitale e sensuale che rappresenta la nuova borghesia, è emblematica. Questa relazione è ambigua: da un lato, è una fascinazione autentica per la giovinezza e la forza vitale che Angelica incarna; dall’altro, è un atto di resa alla necessità storica. La sua accettazione di Angelica come nipote acquisita, nonostante la sua evidente origine borghese e l’ambiguità del suo contegno, sottolinea il compromesso che l’aristocrazia è costretta a fare per perpetuare se stessa, anche se solo nominalmente. Don Fabrizio si lascia “aggiogare”, riconoscendo la forza inarrestabile del nuovo che avanza.
Angelica e Don Calogero Sedàra rappresentano la borghesia emergente. Don Calogero è l’emblema della meschinità dell’arrampicatore sociale. La sua disonestà, la sua mancanza di raffinatezza (evidente nelle sue bugie goffe e nel suo linguaggio poco forbito) contrastano nettamente con la nobiltà d’animo, seppur decadente, del Principe. Egli è il nuovo che avanza non per merito o virtù, ma per astuzia, pragmatismo e una spregiudicata capacità di sfruttare le opportunità. Il suo matrimonio tra Angelica e Tancredi non è frutto di amore puro, ma di un calcolo economico e sociale che gli permetterà di acquisire prestigio e potere, a scapito delle antiche tradizioni e dell’onore. Questo aspetto della “nuova Italia” è spesso sottolineato da Lampedusa, che critica aspramente il trasformismo e l’opportunismo politico e sociale.
Per approfondire la figura di Tomasi di Lampedusa e il contesto de Il Gattopardo, puoi consultare le mie pagine su atuttascuola.it:
- Giuseppe Tomasi di Lampedusa: Vita e opere – atuttascuola.it: Qui si può ottenere una panoramica generale sull’autore e la sua produzione, utile per inquadrare Il Gattopardo nel suo percorso letterario.
- Il Gattopardo: Temi e analisi – atuttascuola.it: Questa pagina offre un’analisi più dettagliata dei temi centrali del romanzo, inclusi i rapporti tra aristocrazia e borghesia e il senso di declino e trasformazione.
Le inquietudini dei periodi di cambiamenti politici emergono chiaramente dalla disillusione del Principe e dalla spregiudicatezza dei Sedàra. Il Risorgimento, lungi dall’essere un’epopea gloriosa, è qui mostrato come un processo di sostituzione di un’élite con un’altra, dove i valori morali e culturali dell’antica nobiltà vengono sacrificati sull’altare di un progresso che è spesso solo un camuffamento per l’opportunismo e la meschinità. L’arrivo di Angelica e Don Calogero nella sontuosa residenza Salina non è solo un evento familiare, ma il simbolo di un’invasione, di un’erosione lenta ma inesorabile delle tradizioni e dei valori che avevano dominato per secoli. Il “gag” di Angelica e le bugie di Don Calogero sono piccole crepe nel muro dell’antica aristocrazia, attraverso le quali si insinuano i nuovi poteri e le nuove dinamiche sociali.
In definitiva, il brano è un microcosmo del romanzo: un’acuta osservazione del processo di trasformazione storica, dove l’ambiguità dei rapporti personali riflette la più ampia ambiguità di un’epoca di cambiamento, e la meschinità individuale si fa emblema di una nuova classe dominante che avanza senza scrupoli, in un’Italia che “cambia tutto per non cambiare niente”.
Audio Lezioni sulla Letteratura del novecento del prof. Gaudio




