Guidare una scuola con l’esempio
21 Novembre 2025
Continuità in una scuola per almeno sei anni: costruire percorsi di crescita coer…
21 Novembre 2025Il disegno di legge 294 del 16/11 stabilisce che le scuole, nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa, includano un “Piano per l’educazione all’affettività e al rispetto delle differenze”. Questa formulazione rischia di produrre una sovrapposizione burocratica: un controsenso che genera confusione.
La scuola italiana ha già come fine “la piena formazione della personalità” (TU 297/94) e lo sviluppo armonico e integrale della persona (Indicazioni nazionali 2025). In questo quadro, l’educazione all’affettività non è un’aggiunta esterna, ma un obiettivo intrinseco: un sottoproblema del traguardo istituzionale.
Come attivare processi educativi rivolti all’affettività, che riguardano l’essere più che il sapere? Un campo di osservazione interessante , nonostante la sua peculiarità, è offerto dai rapporti che s’instaurano con le chatbot, l’ultimo avanzamento dell’informatica, con le quali molti utenti sviluppano legami affettivi.
Questo fenomeno, documentato, illumina la natura dei legami emotivi:
- Comprensione: sentirsi ascoltati e percepire coerenza nelle risposte;
- Conferma: ottenere riconoscimento e convalida del proprio pensiero;
- Stabilità relazionale: provare sicurezza grazie alla disponibilità immediata;
- Libera espressione: parlare senza timore di giudizio;
- Interazione: la prontezza della risposta attenua l’ansia;
- Prevedibilità: assenza di conflitti, divergenze interpretate positivamente.
Sintetizzando: la valorizzazione dell’interlocutore è la chiave di volta di ogni relazione affettiva, anche in contesti virtuali.
La gestione scolastica, invece, spesso non possiede questa sensibilità. Si consideri l’effetto dei voti, se utilizzati come leva motivazionale:
- non accolgono, ma discriminano;
- non ascoltano, ma misurano;
- non riconoscono, ma confrontano;
- non sostengono, ma categorizzano.
Così si crea un ambiente sterile, inadatto allo sviluppo affettivo, rinforzato dalla “ossessione del programma”.
Un must della politica scolastica dovrebbe essere chiaro: l’affettività non si misura, non si valuta, non si pianifica. Si accoglie, si ascolta, si coltiva. Un elemento essenziale per realizzare efficaci rapporti didattici personalizzati.



