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8 Gennaio 2026La formazione di cittadini responsabili, attivi e consapevoli è la finalità dell’insegnamento dell’educazione civica. Essa implica l’esplorazione del rapporto tra individuo e società, nodo centrale di ogni convivenza democratica.
Lo scenario politico quotidiano, che contrappone destra e sinistra, rende problematico il successo formativo. Si è smarrito lo spirito dello Stato per adottare quello degli influencer: si esasperano i conflitti, si demonizzano gli avversari, si banalizzano i problemi. Questo clima non può non riflettersi anche nella percezione degli studenti.
La destra tende a difendere il singolo: libertà d’azione, responsabilità privata. La sinistra, almeno nelle intenzioni, privilegia il collettivo: redistribuzione, benessere condiviso. Si tratta di visioni che mostrano i loro limiti: il governo insiste su merito, sovranità, premierato; l’opposizione su diritti e uguaglianza. La dialettica tra queste posizioni, che dovrebbe costituire il cuore della vita democratica, viene ridotta a contrapposizione. Eppure, tanto l’utopia dell’individuo senza società, quanto la tirannia di una società che oscura le persone, nascondono il problema della convivenza.
Aldo Moro, durante la prigionia, scriveva: “Si discute qui, non in astratto diritto, ma sul piano dell’opportunità umana e politica”. È una lezione che conserva piena attualità anche sul piano educativo.
Le grandi sfide contemporanee, tecnologia, ambiente, migrazioni, travalicano l’asse destra/sinistra. L’insegnamento dell’educazione civica, però, mira alla sintesi tra singolo e comunità, aiutando gli studenti a comprenderne la complessità, senza semplificazioni ideologiche.
L’esperienza scolastica, per essere formativa, deve trovare conferma nella vita quotidiana, come esercizio concreto di cittadinanza: la questione non è solo educativa, è anche istituzionale.




