
L’ostinata tenerezza di Cristo
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20 Gennaio 2026✝️Sono passati dieci anni dalla morte di don Savino Gaudio. Dieci anni che, a dirli così, sembrano tanti. Eppure, per chi lo ha incontrato davvero, il tempo non ha cancellato quasi nulla.
Non il tono della sua voce, non il modo di guardare le persone, non quella capacità rara di entrare nella vita degli altri senza invaderla, ma nemmeno restando in superficie.
Don Savino non era uno che dava risposte preconfezionate, non tranquillizzava a basso costo. Aveva però un dono che oggi si incontra sempre meno: prendeva sul serio la vita di chi aveva davanti. Le domande, le fatiche, le contraddizioni. E, proprio per questo, sapeva richiamare ciascuno a una profondità più vera del proprio vivere.
I suoi giudizi — perché don Savino giudicava, eccome — non erano mai moralistici. Erano giudizi che liberavano, che obbligavano a guardarsi dentro, che non permettevano di restare comodi. Con lui non ci si poteva nascondere dietro le formule, nemmeno quelle religiose. Ma, allo stesso tempo, ci si sentiva voluti bene, accolti, mai lasciati soli.
C’era in lui una tenerezza ostinata, concreta, fatta di presenza. Una tenerezza che non evitava la croce, né la propria né quella degli altri. Anzi, la attraversava. Molti ricordano ancora quello sguardo capace di dire: “Tu sei più grande di quello che stai vivendo adesso”. Non come slogan, ma come esperienza possibile.
A dieci anni dalla sua scomparsa, ciò che manca non è solo un prete. Manca un modo di stare al mondo. Manca qualcuno che richiami alla responsabilità verso la propria vita. Qualcuno che aiuti a non banalizzare il dolore, ma neppure a disperarsene. Qualcuno che insegni che la fede non è un rifugio, ma un incontro che cambia il modo di guardare tutto.
Don Savino manca, sì.
Mancano i suoi richiami, i suoi silenzi, le sue parole mai superflue. Ma ciò che ha generato continua a vivere nelle persone che, grazie a lui, hanno imparato a non accontentarsi di una vita vissuta a metà.
Ciao, don Savino.
Dovunque tu sia adesso — in cielo o misteriosamente ancora dentro i passi di chi hai accompagnato — il segno che hai lasciato resta. E continua a fare compagnia.
Luigi Gaudio
Sono dieci anni che mancano
i tuoi richiami a una profondità vera
del rapporto con la vita.
Sono dieci anni che mancano i tuoi giudizi, mai scontati, mai accomodanti,
sempre capaci di rimettere in movimento
il cuore e la ragione.
Con te nulla restava in superficie:
ogni parola era un invito
a prendere sul serio l’esistenza,
la fede, la libertà.
Ciao, don Savino,
dovunque tu sia adesso,
in cielo, o ancora
misteriosamente tra di noi.
So che il segno
che hai lasciato
non si cancella.
Non ti dimenticherò mai.
Il tuo fratello Luigi






