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28 Gennaio 2026La fiction La preside, in onda su Rai 1, non racconta la scuola: la semplifica fino a falsificarla.
Il messaggio è implicito ma netto: la complessità non esiste.
È una rappresentazione culturalmente pericolosa, perché suggerisce che problemi di grandi dimensioni possano essere risolti attraverso intuizioni individuali, carisma personale o improvvisazione morale. Si tratta di un’idea seducente, ma profondamente fuorviante.
I problemi complessi, al contrario, possono essere affrontati solo mediante una metodologia processuale: definizione delle aspettative, scomposizione in parti, analisi e reperimento delle risorse, specificazione dei risultati attesi e successive scomposizioni, fino a rendere trattabili anche le situazioni più articolate. È questo il principio cardine delle moderne governance.
Non a caso, il Decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, art. 37, “Rafforza il principio di distinzione tra le funzioni di indirizzo e controllo, spettanti agli organi di governo, e le funzioni di gestione amministrativa, spettanti alla dirigenza”. In altri termini, l’applicazione delle leggi costituisce la responsabilità primaria del dirigente scolastico.
L’anima del DPR 275/99 è il trattamento della complessità: “L’autonomia delle istituzioni scolastiche si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana”. Il legislatore ha scomposto il problema formativo, relativo al rapporto tra scuola e società, nel sottoproblema educativo, poi in quello dell’istruzione fino a raggiungere il livello elementare, quello dell’insegnamento.
La progettazione costituisce dunque un vincolo strutturale dell’attività scolastica. Il Dlgs 297/94 ne chiarisce la funzione essenziale: “Valutare periodicamente l’andamento complessivo delle azioni intraprese”, verificarne l’efficacia “rispetto agli obiettivi programmati e proporre, ove necessario, misure correttive per il miglioramento dell’attività scolastica.
La fiction RAI esalta l’illegittimità e l’ascientificità della gestione scolastica.
In questa cornice normativa, la scuola non può essere il luogo dell’eroismo individuale: funziona solo come sistema intenzionalmente progettato, governato e verificabile.




