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9 Febbraio 2026Il Ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara è ha sanzionato gli episodi di violenza, senza considerare che la radice del problema è più profonda: riguarda il rapporto che i giovani intrecciano con la società. La ricerca del consenso orienta il loro agire e costituisce il fondamento della costruzione identitaria. In questo quadro, la competizione tende a prevalere sulla collaborazione, spostando l’attenzione dall’esperienza condivisa all’affermazione individuale.
Alla scuola spetta il compito di contrastare le banalizzazioni e le gratificazioni immediate degli ambienti social, offrendo un orizzonte alternativo, centrato sullo sviluppo dei talenti di ciascuno. Le attività scolastiche dovrebbero essere progettate in modo da fornire ai ragazzi gli strumenti per riconoscere l’origine e il senso del proprio lavoro. La motivazione, in questo quadro, deve essere intrinseca: la conquista della meta, non un incentivo estrinseco, come accade frequentemente con il voto. L’errore diventa allora un’occasione di crescita, come per un preparatore atletico che lo utilizza per perfezionare le prestazioni.
La perdita di senso si manifesta in un momento preciso del percorso scolastico: con l’irruzione delle discipline, in terza classe della scuola primaria. Si abbandona l’unitarietà dell’esperienza educativa e l’intreccio del sapere con l’azione. L’alunno cessa di essere protagonista e deve adattarsi a un sapere frammentato. Il comandamento è: obbedire.
La chiave di volta risiede nella ridefinizione del concetto “disciplina”. I contenuti statici dei manuali sono da integrare con i problemi e i percorsi di ricerca che li hanno generati. L’attività di laboratorio, in cui si affrontano i nodi delle discipline, rappresenta la strategia più efficace. Un esempio è in rete: Laboratorio di matematica: Archimede.
Questo approccio rivoluziona anche il quadro valutativo: i tabelloni di fine anno cessano di essere lo specchio della parcellizzazione del sapere, in cui l’alunno è ridotto a una sommatoria. Diventano, invece, la testimonianza di come i traguardi della “Programmazione dell’azione educativa” siano stati collegialmente approssimati, trasformando il voto finale in una bussola per il futuro, non in una sentenza sul passato.
La partecipazione e la curiosità sono agenti per la riduzione della violenza, perché sviluppano il senso di appartenenza.




