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9 Febbraio 2026La legge sulle competenze non cognitive è fuorviante
12 Febbraio 2026Scuola: è partita la sperimentazione sulle competenze non cognitive e trasversali, introdotte dalla legge 22/2025. Una confusione concettuale la vizia.
Una competenza è il comportamento di una persona che porta a termine un compito. Nel contesto scolastico rappresenta un traguardo formativo: capacità, abilità e conoscenze ne costituiscono insieme meta e strumenti (legge 12/2020). Nel mercato, invece, la competenza è un prodotto, un’entità autonoma e spendibile. 
La sperimentazione introdotta dalla legge riguarda la scuola. Ne discende che l’espressione “competenze non cognitive” è fuorviante. Parlare di una competenza priva di dimensione cognitiva equivale a “acqua senza ossigeno”: ogni competenza implica selezione, interpretazione, decisione, applicazione, controllo, collaborazione.
Non meno problematico è l’aggettivo “trasversali”. È nota la distinzione tra “le cose del mondo” e “gli oggetti disciplinari”. Le prime sono indeterminate; i secondi nascono dai caratteri selezionati. Se un veterinario, un pittore, un dietologo e un biologo osservano una mucca, ne ricavano modelli diversi: ciascuno isola aspetti funzionali al proprio sapere. Non esiste, dunque, uno sguardo “trasversale”, ma sempre uno sguardo funzionale, che differenzia gli “oggetti”.
Il problema, dunque, non è terminologico ma concettuale. Il legislatore interviene sulla scuola adottando categorie provenienti da altri contesti, senza verificarne la coerenza con la natura dei processi educativi.
Quando il linguaggio della legge si allontana dalla precisione concettuale, le relative applicazioni sono inefficaci e creano confusione. In gioco non c’è una scelta lessicale, ma la governabilità dell’istituzione scuola: senza la mappa del tesoro ogni ricerca è vana.




