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26 Febbraio 2026Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha diramato un decreto sulla revisione dell’assetto ordinamentale degli istituti tecnici.
Tra le principali disposizioni:
- Viene valorizzata la metodologia didattica per competenze e l’integrazione dei saperi attraverso la progettazione interdisciplinare e multidisciplinare;
- Viene favorito lo svolgimento di attività formative per il personale docente finalizzate ad aggiornare le competenze in contesti lavorativi.
L’espressione «valorizzare la metodologia didattica per competenze» significa orientare gli insegnamenti sull’applicazione delle conoscenze trasmesse.
Il superamento della genericità di tale formulazione si ottiene assumendo la legge 12/2020 a riferimento: «Sviluppare le capacità e le competenze attraverso conoscenze e abilità, generali e specifiche, coerenti con le attitudini e le scelte personali».
Dalla struttura della norma consegue una precisa architettura concettuale:
- Capacità e competenze costituiscono la finalità formativa.
- Conoscenze e abilità sono i mezzi attraverso cui tale finalità viene perseguita.
- Le competenze generali rappresentano il traguardo del sistema scolastico.
- Le competenze specifiche costituiscono il traguardo dei singoli insegnamenti.
- La coerenza con le attitudini e le scelte personali è il criterio ordinatore dell’intero processo.
Nel decreto, invece, sono i “contesti lavorativi” a determinare il significato operativo del termine “competenza”. Essa non è definita dalla sua relazione con le capacità del soggetto, ma dalla sua spendibilità in un ambito produttivo.
Si produce così uno slittamento semantico: la competenza, da esito formativo fondato sulle capacità, tende a coincidere con l’abilità funzionale richiesta dal mercato. Il centro dell’ordinamento non sono più persone capaci di affrontare l’imprevedibilità ma soggetti adattivi.
Non siamo di fronte a una semplice scelta metodologica.
Se la legge orienta il sistema alla formazione integrale della persona, mentre il decreto ne ridefinisce il significato in funzione del contesto lavorativo, si crea una chiara incoerenza tra finalità normativa e applicazione pratica.
Non è un problema di parole.
È un problema di scuola.




