A proposito di storia


Una brevissima nota sull’introduzione dello studio del Novecento” solo” nel biennio.

2001

Che lo studio sistematico e cronologico della storia si faccia una volta sola mi trova pienamente d’accordo,ma ciò non necessariamente deve comportare che i giovani conoscano gli avvenimenti del Novecento solo dopo i 14 anni.
Fino a pochi anni fa si lamentava che la suddivisione dei periodi storici rimandasse lo studio di quello che, fino all’anno scorso, fu il nostro”secolo , agli ultimi mesi del 3^ anno della scuola dell’obbligo -con l’evidente rischio di non avere il tempo necessario per trattarlo- e finalmente si corse ai ripari.

Sembrava così che le resistenze alla conoscenza, sia pure sommaria, di avvenimenti quali il fascismo, il comunismo,il razzismo,i rigurgiti rivoluzionari , anarchici e xenofobici,le multinazionali, gli equilibri del terrore e quant’altro solo la storia di questo secolo può insegnarci.,fossero finalmente crollate.
E stata allora questa una mera illusione, ecco di nuovo i giovani ricacciati nella loro ignoranza,nell’ignoranza dell’unica parte della storia a cui possono sentirsi un po più vicini, e proprio in quell’età nella quale le suggestioni di estremismo sono più forti, perché più confacenti agli umori adolescenziali.
E se è vero che un adolescente vigile e partecipe alle informazioni, di cui oggi possiamo lamentare forse solo l’eccessivo bombardamento,e curioso delle motivazioni storiche del presente, potrebbe anche autodocumentarsi, è innegabile che ciò sarebbe prerogativa solo di quanti( e tra questi non moltissimi) posseggano un background culturale e sociale di buon livello.
Ma per gli altri, se nessuno li spingerà a conoscere la storia, le
motivazioni , le cause , le concause e le conseguenze dei movimenti che hanno portato l’uomo ad essere quello che Quasimodo ritrae nella breve lirica Uomo del mio tempo” o quello di cui parla Levi in Se questo è un uomo”,il pericolo di essere irretiti nell’indifferenza per la vita sociale,o nell’entusiasmo di far parte di un gruppo ( che per loro rappresenterà una novità, sconoscendone le matrici) pericoloso per la società e la civile coesistenza, sarà fortissimo.
Troppo tardi sarà giungere alla conoscenza del Novecento a 14-15 o 16 anni, se già il giovane non sarà stato predisposto alla critica, ad una critica non dogmatica ma personale, la sola che può nascere da una corretta e circostanziata informazione.
Se non si vuole cadere nel nozionismo, sono più che sufficienti 4 anni per conoscere le tappe fondamentali dello sviluppo umano dalla preistoria alla fine dell’800, e basterà iniziare per tempo, perché a 12 anni possa essere introdotto lo studio dell’ultimo secolo.
Personalmente, convinta di quanto ho succintamente esposto, già dieci anni fa, nella scuola media, avevo autonomamente( o arbitrariamente?) precorso l’ultima passata riforma,giungendo alla fine della seconda media allo studio della Prima guerra mondiale, per poter dedicare al Novecento l’intero ultimo anno della scuola dell’obbligo,ed in una età nella quale la formazione della persona fosse ancora in divenire. Lattualità si raccordava così, nella mia programmazione,alla storia studiata sul libro di testo, senza soluzione di continuità,offrendo uno strumento ed un habitus di lettura del reale che potesse servire a quanti ( e nella realtà in cui ho operato erano molti, se non i più)terminavano con la licenza media il ciclo di studi.
Grazie per l’attenzione

Prof.ssa Giuliana Tortorici.