A Vercelli se non studi non giochi a calcio

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Accordo USP e FIGC

Brutti voti? Vai in panchina
L’incentivo riguarda i ragazzi dai 6 ai 18 anni delle società cittadine
Le squadre di Vercelli ai loro giovani calciatori: giocano i più diligenti
La Stampa –
27 gennaio 2010

di Roberta Martini
Vercelli
Non hai studiato storia? Allora non tiri il rigore. Il 4 in condotta? Per questa domenica resti in panchina. Certo l’ultima parola spetterà alla società e alla sensibilità dell’allenatore. Nessuno vuole che l’accordo, il primo in Italia, nato tra Comune, Provveditorato agli studi, Figc e società sportive vercellesi, suoni come un diktat. Piuttosto come un incentivo a far meglio sui banchi per tutti i seicento ragazzini, dai 6 ai 18 anni, tesserati dalle società di calcio cittadine. Un impegno per crescere in responsabilità e in conoscenza, ripristinando i valori dell’antico ginnasio greco che addestrava il corpo e la mente.
L’iniziativa è ancora in embrione, ma i presidenti di Pro Vercelli, Piemonte Sport, Pro Belvedere, Virtus Vercelli, Scuole Cristiane e Canadà hanno accolto l’invito del Comune per ritrovarsi attorno a un tavolo e discutere. I parametri di giudizio, per i ragazzi, saranno diversi: la buona educazione interpersonale, che riunisce la buona condotta scolastica e l’educazione civica e che in campo può corrispondere al fair play e al rispetto dell’avversario; il rendimento scolastico in generale, non soltanto il voto numerico ma anche l’impegno e la volontà nell’imparare. «Un buon calciatore – sottolinea il provveditore Antonio Catania – deve rendere bene anche a scuola, per crescere come uomo e come campione, prima sui banchi e poi sul campo. La partita non può essere un alibi per un compito non fatto».
E ancora la conoscenza della storia e dell’arte della città. «Una scommessa – dice l’assessore alla Cultura Piergiorgio Fossale -. ci siamo resi conto di quanto i giovani conoscano poco Vercelli». I punti di riferimento sono diventati i negozi e non i monumenti. Pochi sanno chi fu Guala Bicchieri, se un cardinale o un marchio di posateria.
Così Comune e Provveditorato sono pronti a partire, in via sperimentale solo dalle medie, con un’ora di lezione al mese, inclusa tra le attività extracurriculari, sulle bellezze artistiche e le rilevanze storiche di Vercelli. Dal prossimo anno, calcistico e scolastico, l’ora di lezione riguarderà tutti, dalle elementari alle superiori, e non soltanto gli aspiranti campioni. «Molto meglio di yoga e uncinetto», chiosa un presidente dalle retrovie.
Il metodo
Come funzionerà il controllo? La sezione vercellese della Figc, la Federazione calcio, ha chiesto alle società l’elenco degli iscritti che poi girerà al Provveditorato. Da qui i nomi arriveranno alle scuole dei ragazzi. E quando i campioncini saranno «identificati», sarà la scuola a segnalare alle società sportive la loro situazione, con miglioramenti ed eventuali cali di rendimento. Con gli strumenti che riterrà più opportuni ma senza prevaricare il ruolo della dirigenza sportiva. «Chi non studia l’arte non sarà condannato alla panchina – sorride il sindaco Andrea Corsaro – ma di questa iniziativa società e allenatore dovranno tenere conto». «E’ una buona idea – commenta Maurizia Brusa, l’unica donna presidente, ai vertici di Scuole Cristiane – da madri e padri di famiglia la scuola è un valore a cui guardiamo da sempre».
Di sicuro non accadrà più, come è capitato a Walter Cedone, da cinquant’anni alla guida del Gruppo sportivo Canadà, che il piccolo calciatore a cui chiedeva come fosse la pagella rispondesse: «Vuoi sapere i miei voti? Ah, non te li dico per la privacy». Silvio Piola, bomber della Nazionale e della Pro Vercelli dei tempi d’oro, campione di vita e di fair play, non avrebbe reagito così. Anzi, gli sarebbe piaciuto il nome scelto per l’iniziativa: «Sport, Scuola e Cultura per un uomo migliore».

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