A043 / A050 /A051 / A052

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Concorso a cattedra 2013

Prova comune di Italiano per Ambiti 4 e 9

Italiano, storia e geografia

Materie letterarie Scuola Secondaria

I quesiti della prova scritta

Quesiti della prova scritta della classe di concorso A043-50-51-52

Le tracce proposte

Quesito 1
“La varietà delle testimonianze storiche è pressoché infinita. Tutto ciò che l’uomo dice o scrive, tutto ciò che costruisce, tutto ciò che sfiora, può e deve fornire informazioni su di lui”. (M. BLOCH, Apologia della storia). 
Si commenti questa frase di Bloch a proposito delle fonti e del loro utilizzo in storia.

Quesito 2
Perché la Geografia, nella lettura e interpretazione dei fatti che derivano dalle relazioni tra uomo e ambiente, non può fare a meno di prestare grande attenzione alla dimensione temporale, includendo in questa anche il futuro?

Quesito 3
Esplicitare le principali differenze fra la lingua scritta e quella parlata in vista di specifici percorsi di sviluppo delle abilità linguistico-comunicative.

Quesito 4
“Ma dentro i confini di un medesimo ed unico dialetto non v’è città, il cui linguaggio non differisca piú o meno da quello medesimo della città piú immediatamente vicina. Non differisca, dico, nel tuono e inflessione e modulazione della pronunzia, nella inflessione e modificazione diversa delle (936) parole, e in alcune parole, frasi, maniere, intieramente sue proprie e particolari. Questo si vede nelle città di Toscana (tanto che il Varchi vuole perciò che la lingua scritta italiana, non solo non si chiami italiana, ma neppur toscana, bensí fiorentina); si vede nelle altre città di qualunque provincia italiana, e dappertutto. Di piú, in ciascuna città il linguaggio cittadinesco è diverso dal campestre. Di piú, senza uscire dalla città medesima, è noto che nella stessa Firenze si parla piú di un dialetto, secondo la diversità delle contrade: (e di ciò pure il Varchi); cosí che una lingua non arriva ad essere strettamente conforme e comune neppure ad una stessa città, s’ella è piú che tanto estesa e popolata. E cosí credo che avverrà pure in Parigi ec. Vedi p. 1301, fine.
Da questi dati caviamo alcune conseguenze piú alte ed importanti. 
1°, Che la diversità de’ linguaggi è naturale e inevitabile fra gli uomini e che la propagazione del genere umano portò con se la moltiplicità delle lingue e la divisione e suddivisione dell’idioma primitivo e finalmente il non potersi intendere, né per conseguenza comunicare scambievolmente piú che tanto numero di uomini. La confusione de’ linguaggi, che dice la Scrittura essere stato un gastigo dato da Dio agli uomini è dunque effettivamente radicata nella natura e inevitabile nella generazione umana e fatta proprietà essenziale delle nazioni ec.
2°, Che il progetto di una lingua universale (seppure per questa s’è mai voluta intendere una lingua propria e nativa e materna e quotidiana di tutte le nazioni) è una chimera, non solo materialmente e relativamente e per le circostanze e le difficoltà che risultano dalle cose quali ora sono, (937) ossia dalla loro condizione attuale, ma anche in ordine all’assoluta natura degli uomini, vale a dire non solamente in pratica, ma anche in ragione.” G. Leopardi, Zibaldone (935-937) [ed. a cura di G. Pacella, Garzanti, Milano, 1991].
Ai fini dell’utilizzazione didattica nel ciclo scolastico di riferimento, si svolga l’analisi delle specifiche strutture del testo a livello morfosintattico, lessicale, testuale, nonché un’analisi critico-letteraria.

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