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✨ Adoriamo Dio nella sua santa dimora Meditazione sul Salmo 47 (48) – X Domenica dopo Pentecoste, Anno A
Il ritornello del salmo responsoriale – “Adoriamo Dio nella sua santa dimora” – è un invito che non riguarda un luogo geografico, ma un modo di stare davanti a Dio. La “dimora” del Signore non è solo il tempio di Gerusalemme: è la sua presenza viva nella storia, nella comunità, nel cuore di chi lo cerca.
Il testo integrale del salmo, ci guida attraverso tre immagini fondamentali: la città di Dio, la memoria delle sue opere, la lode che si estende fino ai confini della terra.
1. “Grande è il Signore e degno di ogni lode nella città del nostro Dio”
“Grande è il Signore e degno di ogni lode nella città del nostro Dio. La tua santa montagna… è la gioia di tutta la terra.” 
La prima strofa è un canto di stupore. Gerusalemme non è celebrata per la sua bellezza architettonica, ma perché è il luogo dove Dio si rende presente. La “santa montagna” è chiamata “altura stupenda”, “gioia di tutta la terra”: non per merito umano, ma perché Dio l’ha scelta come segno della sua vicinanza.
Il monte Sion diventa così simbolo della stabilità di Dio, della sua fedeltà che non vacilla. Adorare Dio nella sua dimora significa riconoscere che la nostra vita ha un centro, un punto fermo, un luogo sicuro.
2. “Come avevamo udito, così abbiamo visto”
“Come avevamo udito, così abbiamo visto nella città del Signore degli eserciti… Dio l’ha fondata per sempre.”
La seconda strofa è una dichiarazione di esperienza. Non si parla più solo di ciò che è stato raccontato, ma di ciò che è stato visto. La fede non è solo tradizione ricevuta: è incontro personale.
Il salmista dice: “Meditiamo il tuo amore dentro il tuo tempio.” La dimora di Dio diventa allora luogo di memoria, di ascolto, di interiorità. Adorare significa fermarsi, ricordare, riconoscere che Dio ha già operato nella nostra storia.
La città “fondata per sempre” è immagine della fedeltà di Dio che non cambia, anche quando tutto attorno sembra instabile.
3. “Come il tuo nome, o Dio, così la tua lode si estende sino all’estremità della terra”
“Come il tuo nome, o Dio, così la tua lode si estende sino all’estremità della terra.”
La terza strofa apre lo sguardo: dalla città si passa al mondo intero. La lode non rimane chiusa nel tempio, ma si espande. Ciò che Dio è – il suo nome – diventa ciò che il mondo può riconoscere.
Il salmo conclude con una professione di fede: “Questo è Dio, il nostro Dio in eterno e per sempre.” È una frase semplice, ma decisiva: Dio non è solo il Dio del passato, ma dell’oggi e del futuro.
Adorare Dio nella sua dimora significa allora portare la sua presenza oltre i confini, trasformare la lode in testimonianza, la contemplazione in vita quotidiana.
Conclusione: la dimora che diventa cammino
Il salmo ci mostra che la “dimora” di Dio non è un luogo chiuso, ma un punto di partenza. Si entra per adorare, si esce per testimoniare. Si contempla la fedeltà di Dio, e si porta nel mondo la sua gioia, la sua pace, la sua stabilità.
Adorare Dio nella sua santa dimora significa riconoscere che la nostra vita è abitata, che non camminiamo soli, che la storia è custodita da un amore che non si stanca.
💬 Accordi, e testo





