Alessandro Baricco

Omero, Iliade

L’Iliade, è una narrazione catalogabile al genere epico che descrive dettagliatamene,secondo il punto di vista di ogni personaggio,cinquanta giorni del decimo anno di guerra.

Criseide, Elena, Enea, Achille, Priamo, Diomede, Ulisse, Ettore e gli altri famosi personaggi creati dalla tradizione poetica raccontano la loro storia in maniera differente da come Omero l’avevo proposta. Si rivolgono direttamente ai lettori facendo rivivere passioni,amori,odi e lunghe battaglie che non hanno fine.

L’opera  inizia il medias res poiché si ha una lunga ellissi caratterizzata dal fatto che si ha già un equilibrio preesistente,i novi anni di guerra ,che nel testo non vengono menzionati.

Inoltre è caratterizzata dalla presenza di narrazioni  soggettive,ogni personaggio esprime il proprio punto di vista attraverso ventuno monologhi facendo rivivere fatti, impressioni, sentimenti con le proprie parole. L ‘opera inoltre  presenta una notevole differenza rispetto al poema originale: l’eliminazione delle divinità dalla vicenda. L’autore confina gli dei sullo sfondo mentre Omero li riconosceva grandi protagonisti degli eventi poiché gli eroi,che compievano grandi gesta,non erano del tutto autonomi,ma dipendevano,sia per l’impulso di agire, sia per l’esito dell’impresa,dal volere di qualche divinità. Per Baricco invece i veri protagonisti sono gli uomini e le donne che rivivono valori e sentimenti appartenenti alla natura umana come la  pietà, l’odio, la compassione, la voglia di pace, rappresentata dalle figure femminili di Andromaca, Ecuba, Elena, e la forza violenta che si esprime nel conflitto, rappresentata da Achille.

Il narratore,che come ho già detto corrisponde al pensiero di ciascun protagonista,è interno quindi è autodiegetico,ma a volte anche omodiegetico come la nutrice che non partecipa realmente agli eventi ed’è possibile notarlo nei seguenti brani:  “io non c’ero,veramente. Ma queste cose le so perché si parlava sempre,tra di noi,le ancelle,e tutte le serve della casa”. All’interno del testo si possono distinguere tre tipi di sequenze: narrativa,dialogica e descrittiva.

Diversi sono i personaggi presenti del testo,ma i più importati sono:

Criseide: figlia del sacerdote del dio Apollo, Crise, venne rapita insieme alle donne della sua città e a causa della sua bellezza divenne il premio,come bottino di guerra,di Agamennone. Questo fu il motivo che diede inizio alla pestilenza causata da Apollo per vendicare il rifiuto di Agamennone nel consegnare Criseide al padre.

Achille:era il più forte e il più coraggioso degli Achei. Era figlio della dea Teti e di Peleo,re di Ftia. Grazie ed egli che sconfisse Ettore gli Achei riuscirono a vincere la guerra. Egli è un personaggio a tutto tondo poiché viene descritto in tutti i suoi aspetti inoltre è anche dinamico perché a causa dell’uccisione di Patroclo riesce a mettere da parte l’affronto fattogli da Agamennone e vendica il suo amico.

Patroclo:era il migliore amico di Achille. venne ucciso da Ettore,ed’è questo l’evento che scatenò l’ira di Achille e che lo riporta a combattere.

Agamennone:era il fratello di Menelao e capo degli Achei. Fu egli la causa che allontanò Achille dalla guerra,poiché Agamennone non avendo consegnato la bella Criseide al padre Crise sacerdote di Apollo,scatenò l’ira della divinità portando morte e pestilenza così cedendo all’insistenza degli altri capi consegnò Criseide al padre,ma in cambio voleva che Achille gli consegnasse il suo premio di guerra Briseide. Egli non accettò e si ritirò dalla battaglia.

Ulisse: viene identificato come una persona astuta infatti è grazie al suo ingegno  che gli Achei riescono a distruggere Troia.

Andromaca:era la moglie di Ettore che per paura di perderlo lo supplicò di non scendere in battaglia contro Achille e di abbandonare la guerra.

Ettore:era il principe troiano,figlio primogenito di Priamo che uccise Patroclo scatenando l’ira di Achille. Egli è un personaggio a tutto tondo poiché come Achille viene descritto in tutti i suoi aspetti. Anch’ egli è dinamico perché da valoroso guerriero si trasforma in un personaggio codardo,tormentato dalle paure e dalle ansie che fugge di fronte l’iimagine di Achille.

Paride: era il fratello di Ettore. È egli la causa maggiore dello sviluppo della guerra poiché rapisce Elena moglie del re Menelao.

Nel testo non vi è coincidenza tra fabula e intreccio e inoltre il tempo del racconto e il tempo della storia non coincidono poiché si ha la presenza di  flash back di cui il più importante è quello in cui Demodoco canta la caduta di Troia grazie al cavallo di Troia. Si ha anche la presenza di numerose anticipazioni ed’è possibile notarlo nei seguenti versi”Che sarebbe diventato il guerriero senza il quale Troia non sarebbe mai stata conquistata. Oggi le sue ossa sono mescolate con le mie,sepolte nell’Isola bianca”. Qui Patroclo anticipa la distruzione di Troia per mezzo di Achille e la sua morte durante la battaglia. Numerose sono anche le pause e le scene.

Nel testo inoltre ho osservato la presenza di molte similitudini come:”Come il serpente ha divorato otto piccoli e la madre,così noi dovremo combattere a Il’io per nove anni;Come cicale su un albero,non la smettevano mai di far sentire la loro voce;Era l’uomo che tutti odiavano,come si odiala nera dea della morte”.

Gli eventi si svolgono in dieci giorni e gli spazi ricorrenti sono la guerra,la distruzione e la morte che vengono vissuti sulla terra, sui campi di battaglia, nei palazzi achei, dietro le mura della città assediata e intorno alle navi nere.

Lo stile utilizzato dall’autore è medio-alto con un linguaggio semplice senza la presenza di termini arcaici che come sostiene l’autore allontanano dal cuore le vere emozioni. Inoltre ho notato che nella scelta stilistica l’autore non adopera molti formulari tipici della tradizione orale e che sono presenti nell’originale poema, le frasi sono del tutto prive di epiteti salvo in alcuni casi come:”Achei dalle belle armature;Achei dagli occhi lucenti”

L’Iliade è un movimento alla guerra ,ed’è stata composta per cantare una civiltà combattente,così memorabile da durare in eterno.

In essi però brama sempre la voglia di pace,serenità, ma soprattutto tregua infatti evitano il combattimento e questo l’ho notato perché i capi che parlano di strategie rimandano quasi sempre il combattimento. Gli stessi guerrieri che uccidono, spietati, sul campo di battaglia, bramanti di morte e di vittoria, desiderano in cuor loro di fare ritorno a casa, piangere i propri morti, ritrovare le proprie spose protagoniste, anch’esse, per quanto minori, nel poema. Ed è proprio la voce femminile, secondo me, che concretizzano l’ipotesi di libera dal dovere della guerra la proprio civilà. Ed anche lo stesso Achille, il più forte e più feroce degli Achei che pronuncia, davanti all’ambasceria mandatagli da Agamennone, un violento grido di pace:”Niente, per me, vale la vita: non i tesori che la città di Il’io fiorente possedeva prima, in tempo di pace, prima che giungessero i figli dei Danai; non le ricchezze che, dietro la soglia di pietra, racchiude il tempio di Apollo signore dei dardi, a Pito rocciosa; si possono rubare buoi, e pecore pingui, si possono acquistare tripodi e cavalli dalle fulve criniere; ma la vita dell’uomo non ritorna indietro, non si può rapire o riprendere, quando ha passato la barriera dei denti”.

Vi è un’altra frase,detta da Tersite,che mi ha colpito in modo particolare e che richiama sempre il bisogno e la speranza nel ritrovare la pace perduta da ormai dieci anni:”Non avevo mai visto la pace così vicina. Allora mi voltai e cercai Nestore,il vecchio e saggio Nestore. Volevo guardarlo negli occhi. E nei suoi occhi vedere morire la guerra,e l’arroganza di chi la vuole,e la follia di chi la combatte”

di Luana