
Scuola: educare alla sessualità
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26 Ottobre 2025Il bullismo è un fenomeno diffuso e riconosciuto: anche la scuola è stata chiamata a contrastarlo. 
Il MIM lo ha definito una “emergenza educativa” e ha elaborato strumenti e linee guida per affrontarlo. Tuttavia, tali interventi trattano il bullismo come un problema isolato, da contenere o correggere, trascurando il fatto che la scuola è un sistema. È orientata alla “piena formazione della personalità degli alunni”, obiettivo da perseguire “sviluppando capacità e competenze, attraverso conoscenze e abilità, generali e specifiche”.
Se questa finalità fosse assunta come il criterio guida, molti comportamenti devianti troverebbero naturale prevenzione nel tessuto educativo: i giovani capirebbero che la scuola lavora per loro, potenziando le loro capacità, e non costruirebbero la loro personalità nel plauso di terzi, nella visibilità, nella contrapposizione, nella presunzione di superiorità, nell’individualismo.
Mezzo secolo di incuria.
Per arginare fenomeni come il bullismo, è necessario partire dalla riorganizzazione della scuola.
Nel 1973 il ministro Riccardo Misasi, in attuazione di una legge delega sul riordino scolastico, aveva istituito una commissione composta da esperti di pedagogia, diritto scolastico, organizzazione e partecipazione comunitaria, oltre che da personale della scuola.
- La complessità del problema educativo fu riconosciuta e scomposta in sottoproblemi, ciascuno affidato a un organismo collegiale con obiettivi e modalità di controllo ben definite. Una rigorosa applicazione della scienza.
- Nel 2008, il disegno di legge 953, incipit della legge 107/2015, fu presentato con queste parole:
“La riforma degli organi collegiali della scuola degli anni Settanta ha cercato di superare il centralismo dello Stato, ma ha mostrato, quasi subito, tutti i suoi limiti.”
Un ritorno al passato: semplificazione, verticalità, assenza della cultura dell’organizzazione. Non fu compreso che quei “limiti” non derivavano dalla legge, ma da una gestione scolastica che non l’aveva applicata: le responsabilità decisionali non erano state distribuite e l’autonomia scolastica soffocata. - Lo sviluppo di capacità e competenze è il traguardo che unifica tutti gli insegnamenti. Il Consiglio di Classe è l’organismo deputato al loro perseguimento. Le scuole, però, sono rimaste ancorate all’obsoleta tradizione: lo dimostrano i voti, espressione della frammentazione degli insegnamenti e dell’assenza della cultura sistemica.
Così, come nella favola del lupo e dell’agnello, lo studente viene ritenuto colpevole, mentre le radici dell’emergenza educativa si trovano a monte.




