
L’impatto del digitale sui giovani: dalla crisi della socialità alle nuove …
8 Gennaio 2026
Alleluia (Cantemus Domino n. 33 con versetto)
9 Gennaio 2026La Chiesa sta spegnendosi. Lo ha riconosciuto il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della CEI. Ma la stessa crisi attraversa la scuola: due istituzioni nate per orientare la vita delle persone che oggi faticano a parlare al presente.
Confessione e voto. Obbedienza. Regole. Staticità. Passato. Sono categorie che appartengono a un mondo ordinato e prevedibile, mentre viviamo in un contesto esplosivo, complesso, in continuo mutamento. Se Chiesa e scuola restano ferme, inevitabilmente si allontanano dalla realtà.
L’educazione potrebbe essere l’agente dell’inversione di rotta. Non basta più evitare le trasgressioni o custodire la tradizione: occorre ripensare il rapporto pedagogico. La memoria deve diventare progetto, la regola deve trasformarsi in senso, la staticità deve lasciare spazio al movimento.
Educare significa orientare ogni gesto, parola e scelta verso la crescita e i risultati concreti. Il modello verticale, fondato sulla trasmissione unidirezionale, non regge più. Serve un flusso dialogico, capace di valorizzare i talenti dormienti e le capacità individuali. Il maestro non impone: accompagna, guida, stimola.
La didattica di Gesù offre un esempio sorprendentemente attuale. Le parabole erano strumenti di problem solving: semi lanciati nel terreno della coscienza, destinati a germogliare attraverso la riflessione personale. Non nozioni da memorizzare, ma esperienze da elaborare.
Chiesa e scuola potrebbero tornare comunità vive, luoghi in cui ogni membro, dal direttivo all’operativo, contribuisce con originalità alla crescita collettiva. Le nuove stelle polari dovrebbero essere: crescere, educare, vivere insieme. Solo così queste istituzioni potranno ritrovare la loro funzione originaria: generare senso, futuro e comunità.




