Cinque in condotta a studente


vestito da donna

Studente a scuola vestito da donna: il preside minaccia il 5 in condotta

Il professore si è limitato a mandarlo a struccarsi e a cambiarsi
Ma per la direzione scolastica “il fatto è grave e va sanzionato”

Franco Vanni, la Repubblica 28.11.2009

Milano – Si è presentato in classe vestito da donna, ora rischia la sospensione e il 5 in condotta. Sono queste le “punizioni esemplari” proposte dal preside del liceo linguistico Manzoni per un gesto che considera “completamente fuori luogo” da parte di uno studente.

Quando l’insegnante di matematica è entrato in aula, ha trovato il ragazzo sedicenne truccato in volto, con una parrucca e un baschetto in testa. Dopo avergli chiesto di lasciare la lezione, perché “elemento di distrazione per le compagne”, il professore ha fatto relazione sull’episodio al preside, che ha fissato per venerd’ prossimo un consiglio di classe straordinario in cui saranno decise le eventuali sanzioni.

“Qualunque fosse la ragione del gesto – dice Pino Polistena, il dirigente della scuola – bisogna dare una risposta ferma, per rimarcare la necessità del decoro a lezione”. I professori, assieme ai rappresentanti degli studenti e dei genitori, decideranno se sospenderlo, affidargli un compito utile come riordinare la biblioteca della scuola. Ma Polistena non esclude nulla: “Per un gesto del genere, i professori potrebbero anche proporre il 5 in condotta agli scrutini”. Voto che con la riforma Gelmini significa bocciatura, se confermato a fine anno.

Le compagne del ragazzo, l’unico maschio in una classe con ventidue iscritti, lo difendono. “Era evidente da subito che si trattava di uno scherzo innocente e non di una provocazione – dicono – lo avevamo concordato assieme e davvero non c’era nulla di male”.

E in vista del consiglio di classe straordinario della terza frequentata dal ragazzo, si dicono convinte che “la cosa avrebbe dovuto essere gestita serenamente dallo studente e dal professore destinatario dello scherzo, senza clamore e senza coinvolgere altre persone”. Ma da quando è avvenuto l’episodio, dieci giorni fa, a scuola se ne parla parecchio.

Roberto Galimberti, l’insegnante che ha chiesto al ragazzo di lasciare la classe e non tornarci prima di essersi struccato e sistemato, difende la sua scelta:
“Non gli ho dato note né ho voluto in alcun modo sgridarlo – dice – semplicemente averlo in aula cos’ agghindato rendeva difficile fare lezione, le ragazze non riuscivano a concentrarsi. Ho chiesto di togliersi dalle labbra il rossetto e di cambiare il giubbottino che indossava, poi lo ho riammesso a lezione senza problemi”. Nel frattempo il ragazzo si è scusato con l’insegnante, e per Galimberti la cosa è finita l’. “Non mi sento certo offeso – dice il professore – ho trovato il tutto un po’ stravagante, non grave”. Ma con l’annuncio dell’avvio del procedimento disciplinare da parte del preside, l’aspetto stravagante della vicenda passa in secondo piano.

Per Polistena, “qualunque sarà la punizione, lo scopo è quello di far ragionare lo studente e lanciare un messaggio a tutti i 1.200 iscritti. I ragazzi devono capire che la scuola è un posto serio, un luogo di formazione e crescita che va salvaguardato in ogni modo”. Un approccio che era stato illustrato alle famiglie dei futuri primini già nello scorso giugno, tre mesi prima dell’inizio delle lezioni. Durante l’incontro, il preside aveva rivolto un appello a mamme e papà: “Dovete sapere da subito che la nostra scuola non è pronta a tollerare la difesa strenua dei ragazzi a qualunque costo, perché le famiglie che se la prendono con i professori ogni volta che il figlio sbaglia arrecano un danno enorme, anzitutto allo studente”.

Per iscriversi al liceo linguistico civico Manzoni, fiore all’occhiello del Comune, bisogna superare un test. Quest’anno per aggiudicarsi uno dei 250 posti sono attesi almeno 800 candidati. La prova, con quesiti di logica e cultura generale, si terrà il 16 dicembre.