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La cerimonia romana in un quartiere periferico diventa spunto per riflettere sul valore nazionale della memoria della Resistenza e sul suo significato per la democrazia italiana
Mentre l’Italia si prepara a celebrare l’81° anniversario della Liberazione, un angolo di Roma spesso dimenticato – Selva Candida, nella periferia nord della capitale – ha vissuto un momento di intensa significazione civile. Ieri mattina, la comunità si è riunita per intitolare il parco di via Nosate a Ondina Peteani, la prima staffetta partigiana della Resistenza italiana. Ma questo gesto, apparentemente locale, interroga in realtà l’intera nazione sul senso della memoria antifascista .
“Un tributo alla nostra storia e ai valori di libertà che dobbiamo continuare a difendere”, ha dichiarato il sindaco durante la cerimonia, davanti a una folla di residenti. Eppure, la scelta di dedicare un parco di Selva Candida a una figura simbolo della Resistenza riporta alla luce questioni che travalicano i confini del quartiere e riguardano l’Italia intera.
Ondina Peteani: una vita che attraversa l’Italia
Nata a Trieste il 26 aprile 1925, Ondina Peteani entra giovanissima nei cantieri navali di Monfalcone, dove prende contatto con i primi nuclei della Resistenza . A soli 17 anni, nel 1942, si iscrive al Partito Comunista Italiano; l’anno successivo, dopo l’armistizio dell’8 settembre, diventa la prima donna staffetta partigiana riconosciuta ufficialmente, operando con la Brigata Proletaria del Carso .
Il suo percorso è emblematico della Resistenza italiana: arrestata due volte, sfugge rocambolescamente alla sorveglianza, ma l’11 febbraio 1944 viene catturata a Vermegliano. Deportata ad Auschwitz con il numero 81672, poi trasferita a Ravensbrück e infine assegnata ai lavori forzati in una fabbrica di Eberswalde, presso Berlino, Ondina non smette mai di resistere: organizza sabotaggi, rallenta la produzione, mantiene viva la speranza .
Nell’aprile 1945, durante una marcia forzata di trasferimento, riesce a fuggire. Percorre 1300 chilometri attraverso un’Europa in ginocchio e rientra a Trieste nei primi giorni di luglio. «Quando ho abbracciato mamma, papà ed il cane che mi è saltato addosso… allora sì che ho capito di essere tornata libera», ricorderà in un’intervista .
Nel dopoguerra, Ondina diventa ostetrica, ma non abbandona mai l’impegno civile: milita nell’ANPI, nel PCI, nelle organizzazioni sindacali e femminili. Le sue ultime parole, «È bello vivere liberi», sintetizzano un’intera esistenza spesa per la libertà .
Perché intitolare un parco a Selva Candida ha un valore nazionale
La cerimonia di via Nosate non è un semplice atto amministrativo locale. In un momento in cui la memoria storica sembra sovente trascurata o strumentalizzata, questo gesto risuona come un campanello d’allarme per l’intero Paese. “È fondamentale ricordare il passato per non ripetere gli errori”, ha detto una delle presenti, con voce carica di emozione mentre osservava la nuova targa.
Uno studio pubblicato nel 2024 su Comparative Political Studies da Simone Cremaschi (Università Bocconi) e Juan Masullo (Leiden University) dimostra che i Comuni italiani con una storia partigiana attiva tra il 1943 e il 1945 mostrano oggi una maggiore propensione a sostenere iniziative antifasciste, con un incremento del 39% nella partecipazione a campagne civiche . La memoria, insomma, non è passiva: dove viene coltivata – anche attraverso gesti simbolici come l’intitolazione di un parco – genera comportamenti democratici duraturi.
Le stagioni della memoria: dall’enfasi alla consapevolezza
Come osserva lo storico Giovanni De Luna, la memoria pubblica della Resistenza ha attraversato diverse fasi: difensiva negli anni Cinquanta, celebrativa nei Sessanta, militante nei Settanta, retorica negli Ottanta . Oggi, a ottant’anni dalla Liberazione, ci troviamo in una stagione particolare: i testimoni diretti scompaiono, e il rischio è che la memoria si appanni in una cornice puramente monumentale, svuotata di significato politico .
«Il rischio maggiore – avverte De Luna – è che fascisti e antifascisti vengano messi sullo stesso piano, in un’ottica di pacificazione che cancella le differenze etiche e politiche della scelta» . Ondina Peteani, con la sua vita, ci ricorda che la Resistenza fu una scelta individuale di disobbedienza radicale: dopo vent’anni di “credere, obbedire, combattere”, andare in montagna significava recuperare la propria sovranità, sfidando l’ordine costituito .

Memoria attiva: progetti nazionali per un futuro democratico
In questo contesto, iniziative come il progetto MEMO, promosso dall’ANPI, assumono un valore strategico: non un archivio celebrativo, ma un’infrastruttura civile della memoria che mappa luoghi, storie e biografie della Resistenza, rendendole accessibili, interrogabili, condivise . Attraverso la digitalizzazione di oltre 6.100 monumenti e 440 sentieri della memoria, MEMO restituisce profondità storica ai territori, collegando le memorie locali – come quella di Selva Candida – in un racconto nazionale coerente .
Allo stesso tempo, la ricerca storiografica si è spostata dalla “storia maggiore” alla dimensione biografica: dai diari di Pedro Ferreira ed Emanuele Artom, scritti nel cuore della lotta armata, emergono le scelte concrete di individui che, in condizioni estreme, hanno scelto la libertà . Questa attenzione al singolo non sminuisce il valore collettivo della Resistenza; al contrario, lo rende più umano, più comprensibile, più trasmissibile alle nuove generazioni.
Cosa ci chiede oggi l’intitolazione di via Nosate?
La domanda che rimane aperta – e che riguarda ogni cittadino italiano – è: basta intitolare un parco per far vivere gli ideali di libertà e giustizia? La risposta, come suggeriscono gli studi più recenti, è no. La memoria diventa politica solo quando si traduce in pratica quotidiana: nell’educazione scolastica, nella partecipazione civica, nella difesa dei diritti, nella capacità di riconoscere e contrastare le derive autoritarie .
“I giovani devono sapere chi era Ondina, devono sapere cosa significa combattere per i propri diritti”, afferma un ragazzo del quartiere, citando una frase che rimane appesa nell’aria. Eppure, il clima non è del tutto sereno. Mentre molti applaudono alla celebrazione, altre voci nel quartiere – e nel Paese – si interrogano su come questa memoria possa trasformarsi in pratica quotidiana.
Ondina Peteani non ha combattuto perché il suo nome fosse scritto su una targa a Selva Candida o altrove. Ha combattuto perché credeva in un’Italia libera, democratica, solidale. Oggi, mentre il dibattito pubblico italiano è attraversato da tensioni sulla natura della memoria storica e sul ruolo dell’antifascismo nella Costituzione , la sua vicenda ci invita a una riflessione più profonda: la Resistenza non è un capitolo chiuso della storia, ma un metodo di cittadinanza che richiede scelte consapevoli, coraggio civile e responsabilità collettiva.
Conclusione: da un parco romano alla democrazia italiana
Ricordare Ondina Peteani a Selva Candida, intitolandole il parco di via Nosate, non significa celebrare un’eroina del passato in un angolo dimenticato di Roma. Significa attivare un processo di interrogazione del presente che riguarda l’intera nazione. In un’epoca in cui i linguaggi dell’estremismo riemergono nel dibattito pubblico europeo , la sua storia ci chiede: siamo ancora capaci di scegliere la libertà, anche quando costa? Siamo disposti a difendere la democrazia non solo con le parole, ma con i fatti?
La risposta non è scritta nelle targhe, ma nelle scelte quotidiane di ciascuna e ciascuno di noi. Ondina Peteani, la prima staffetta partigiana d’Italia, ci ha indicato la strada. Sta a noi percorrerla, da Selva Candida a Trieste, da Roma all’Italia intera.
Fonti e approfondimenti
- ANPI, Ondina Peteani: una vita tra lotta partigiana, deportazione ed impegno sociale
- Wikipedia Italia, Ondina Peteani
- iStorica.it, Ondina Peteani, la partigiana che sfuggì ai campi nazisti
- Patria Indipendente, A cosa serve la memoria della Resistenza
- Otto (Università di Torino), Cosa ci insegna la Resistenza 80 anni dopo
- Circolo dei Lettori Torino, La memoria della Resistenza in Italia, oggi
Gianni Peteani
figlio di Ondina Peteani
Presidente del Comitato permanente Ondina Peteani





