
La bufera di Eugenio Montale
28 Dicembre 2019
L’incontro con Laerte dall’ Odissea di Omero, XXIV, 280-355
28 Dicembre 2019Parafrasi e il commento interpretativo della poesia Dora Markus di Eugenio Montale, divisa nelle sue due sezioni:
📜 Parafrasi
I sezione
Fu là, dove il ponte di legno conduce a Porto Corsini sul mare aperto,
e pochi uomini, quasi immobili, tirano su o calano le reti.
Con un gesto della mano indicavi l’altra riva invisibile:
quella era la tua vera patria.
Poi ci incamminammo lungo il canale fino al porto industriale della città,
splendente di fuliggine,
nella pianura dove sembrava sprofondare una primavera senza vitalità né ricordi.
E qui, dove un’antica civiltà si colora di una dolce ansia orientale,
le tue parole scintillavano come le squame di un pesce che sta morendo.
La tua irrequietudine mi ricorda
gli uccelli migratori che si scontrano contro i fari nelle notti di tempesta:
è una tempesta anche la tua dolcezza,
si agita senza farsi vedere,
e i suoi momenti di quiete sono ancora più rari.
Non capisco come, esausta, tu riesca a resistere
in questo specchio d’acqua indifferente che è il tuo cuore;
forse ti protegge un piccolo talismano che tieni
vicino al rossetto, alla cipria, alla lima per unghie: un topolino bianco d’avorio;
e così, esisti!
II sezione
Ora, nella tua Carinzia (terra di stagni e mirti in fiore),
china sul bordo, osservi
la carpa che timida si avvicina all’esca,
oppure segui tra i tigli e i pinnacoli delle chiese
le luci del tramonto,
e nell’acqua si riflette un bagliore
di tende da viaggio, da alberghi.
La sera che avanza
su questa conca umida non porta
che il ronzio dei motori,
i versi delle oche e l’immagine di una stanza
con mattonelle bianche, riflessa nello specchio annerito
che un tempo ti vide diversa
in una storia d’errori inconsapevoli,
una storia che ora si fissa nella memoria
là dove nemmeno una spugna può cancellarla.
Questa è la tua leggenda, Dora!
Ma è scritta già negli sguardi
di uomini con dignità fiacca,
in vecchi ritratti dorati,
e ritorna in ogni suono stonato
che esce da un’armonica guasta all’imbrunire,
quando cala la sera sempre più tardi.
È scritta lì. L’alloro per la cucina
resiste, la voce non cambia,
Ravenna è lontana,
e da là arriva, goccia a goccia,
il veleno di una fede fanatica.
Cosa vuole da te? Non si rinuncia
alla voce, alla leggenda o al destino…
Ma è tardi, sempre più tardi.
🖋️ Commento interpretativo
Contesto e temi
Dora Markus è uno dei testi più enigmatici e intensi delle Occasioni. Diviso in due sezioni, riflette una doppia ispirazione: la prima parte risale al 1928 e ha un tono lirico e personale, mentre la seconda, del 1939, è impregnata di oscuri presagi storici, nell’imminenza della Seconda Guerra Mondiale e delle persecuzioni razziali.
Il personaggio di Dora – ispirato a una donna reale, di origine ebraica – diventa figura simbolica della bellezza fragile e della precarietà dell’identità e della memoria nel mondo moderno.
Simboli e interpretazione
La poesia si muove tra due poli: la fragilità dell’individuo (rappresentata da Dora, figura elegante e disorientata, che resiste in un mondo indifferente) e la minaccia della storia (il veleno che “distilla da Ravenna”, simbolo del fascismo e dell’antisemitismo crescente).
-
L’immagine del ponte a Porto Corsini introduce il tema del confine, del passaggio, dell’esilio. Dora è straniera, sradicata, eppure conserva un’aura mitica, che si rifrange nella sua leggenda personale.
-
Il topolino d’avorio è simbolo di grazia e superstizione, ma anche di resistenza nascosta, piccolo feticcio che consente alla donna di “esistere” in un mondo che sembra volerla cancellare.
-
Le immagini naturali e metereologiche (gli uccelli migratori, la tempesta, le acque stagnanti, le nubi) rispecchiano il turbamento interiore di Dora e, per estensione, dell’Europa di quegli anni.
Struttura e tono
Lo stile montaliano è qui in piena maturità: metafore ardue, sintassi franta, lessico esatto e visionario. Montale sembra suggerire che nella poesia si possa trovare una fragile salvezza contro la dissoluzione del tempo e della storia, ma non una risposta definitiva.
Conclusione
Dora Markus è un ritratto poetico in cui il privato e il collettivo si fondono: la storia personale di una donna evanescente si intreccia con l’angoscia di un’epoca sull’orlo dell’abisso. Montale non offre soluzioni, ma affida alla parola poetica l’ultima, incerta forma di memoria e resistenza.
📘Testo della poesia “Dora Markus” di Eugenio Montale (da Le Occasioni)
- [I sezione] Fu dove il ponte di legno
- mette a Porto Corsini sul mare alto
- e rari uomini, quasi immoti, affondano
- o salpano le reti. Con un segno
- della mano additavi all’altra sponda
- invisibile la tua patria vera.
- Poi seguimmo il canale fino alla darsena
- della città, lucida di fuliggine,
- nella bassura dove s’affondava
- una primavera inerte, senza memoria.
- E qui dove un’antica vita
- si screzia in una dolce
- ansietà d’Oriente,
- le tue parole iridavano come le scaglie
- della triglia moribonda.
- La tua irrequietudine mi fa pensare
- agli uccelli di passo che urtano ai fari
- nelle sere tempestose:
- è una tempesta anche la tua dolcezza,
- turbina e non appare,
- e i suoi riposi sono anche più rari.
- Non so come stremata tu resisti
- in questo lago
- d’indifferenza ch’è il tuo cuore; forse
- ti salva un amuleto che tu tieni
- vicino alla matita delle labbra,
- al piumino, alla lima: un topo bianco
- d’avorio; e così esisti!
- [II sezione] Ormai nella tua Carinzia
- di mirti fioriti e di stagni,
- china sul bordo sorvegli
- la carpa che timida abbocca
- o segui sui tigli, tra gl’irti
- pinnacoli le accensioni
- del vespro e nell’acque un avvampo
- di tende da scali e pensioni.
- La sera che si protende
- sull’umida conca non porta
- col palpito dei motori
- che gemiti d’oche e un interno
- di nivee maioliche dice
- allo specchio annerito che ti vide
- diversa una storia di errori
- imperturbati e la incide
- dove la spugna non giunge.
- La tua leggenda, Dora!
- Ma è scritta già in quegli sguardi
- di uomini che hanno fedine
- altere e deboli in grandi
- ritratti d’oro e ritorna
- ad ogni accordo che esprime
- l’armonica guasta nell’ora
- che abbuia, sempre più tardi.
- È scritta là. Il sempreverde
- alloro per la cucina
- resiste, la voce non muta,
- Ravenna è lontana, distilla
- veleno una fede feroce.
- Che vuole da te? Non si cede
- voce, leggenda o destino…
- Ma è tardi, sempre più tardi.
🎤🎧 Audio Lezioni, ascolta il podcast su Giuseppe Ungaretti del prof. Gaudio
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