
Scuola e cellulare: un sintomo, non un problema
15 Dicembre 2025
Scuola: educare al governo della complessità
17 Dicembre 2025L’identificazione del destinatario è il fondamento di una comunicazione efficace.
Un principio che il MIM ha trascurato nell’elaborazione delle nuove Indicazioni nazionali.
Si consideri la norma: «L’autonomia delle istituzioni scolastiche … si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana».
Da essa discende la struttura gerarchica delle funzioni scolastiche: dapprima si elaborano e si adottano le finalità, successivamente se ne specificano le componenti sotto forma di obiettivi che, incapsulati in percorsi unitari, orientano gli insegnamenti.
In questa prospettiva, il destinatario della comunicazione ministeriale sarebbe dovuto essere l’organo cui compete la definizione delle finalità educative generali, ossia il Consiglio di Circolo, con oggetto i comportamenti attesi, espressi sotto forma di competenze generali.
Un esempio: modellare un avvenimento assumendo punti d’osservazione differenti.
Il Parlamento ha ulteriormente intorpidito le acque con la legge 22/2025 sulle cosiddette competenze non cognitive. È noto che il significato delle parole è contestuale: variando l’ambito di definizione, varia il significato.
Il legislatore ha circoscritto il concetto di competenza assumendo come riferimento i regolamenti europei, finalizzati alla libera circolazione dei lavoratori. L’ambiente scolastico, però, riguarda la formazione e l’educazione della persona: in questo contesto una competenza descrive il comportamento di chi è in grado di affrontare un compito mobilitando capacità/abilità e conoscenze.
Questa persistente sovrapposizione di ambiti normativi e semantici non è soltanto un problema tecnico o lessicale, ma il sintomo di una più generale crisi di responsabilità istituzionale, che contribuisce ad alimentare la disaffezione dei cittadini nei confronti della partecipazione democratica.




