I mostri dell’inferno dantesco

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Saggio breve: I mostri dell’inferno dantesco

Obiettivi:

  • capire il significato dei brani proposti
  • cogliere i nessi con il contesto storico
  • attualizzare il significato

Valutazione:

  • comprensione e rielaborazione del materiale proposto p. 4
  • collegamenti con la storia dell’arte (bestiari medievali, rappresentazioni grottesche e mostruose) e con il mondo contemporaneo p. 2
  • correttezza e proprietà lessicale p. 2
  • titolo e originalità p. 2

Consegne:

  • tempo: 4 ore
  • spazio: 4 colonne di un foglio protocollo diviso a metà
  • assegnazione di un titolo
  • individuazione di un destinatario

Traccia:

Descrivi, parafrasando i versi proposti, i mostri che popolano l’Inferno di Dante individuando i nessi con la letteratura latina e il rapporto del Medioevo con il mondo classico. In particolare, individua il significato allegorico dei mostri nell’immaginario medievale e trova dei riferimenti con il mondo contemporaneo: quali sono i mostri che aleggiano oggi nella nostra mente e che cosa rappresentano?

1)

L’inferno dantesco è popolato di mostri demoniaci, spesso tratti dall’Eneide e rielaborati fantasticamente come nel caso di Minosse, il re di Creta che nell’Inferno ha il ruolo di giudice: le anime confessano i peccati e Minosse secondo il numero degli avvolgimenti della sua coda assegna loro la destinazione nei gironi infernali.

Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:

esamina le colpe ne l’entrata;

giudica e manda secondo ch’avvinghia.

Dico che quando l’anima mal nata

li vien dinanzi, tutta si confessa;

e quel conoscitor de le peccata

vede qual luogo d’inferno è da essa;

cignesi con la coda tante volte

quantunque gradi vuol che giù sia messa.

2)

A guardia dei golosi troviamo Cerbero, un cane mostruoso con tre teste e crini di serpente. Anche in questo caso la fonte è classica: il VI libro dell’Eneide e le Metamorfosi di Ovidio.

Cerbero, fiera crudele e diversa,

con tre gole caninamente latra

sovra la gente che quivi è sommersa.

Li occhi ha vermigli, la barba unta e atra,

e ‘l ventre largo, e unghiate le mani;

graffia li spirti, ed iscoia ed isquarta.

3)

Sugli spalti della città di Dite aleggiano le Furie, le Erinni, che Dante ha incontrato in molti passi di poeti latini (Virgilio, Ovidio e Stazio).

…………………

però che l’occhio m’avea tutto tratto

ver l’alta torre a la cima rovente

dove in un punto furon dritte ratto

tre furie infernal di sangue tinte,

che membra femmine avìeno e atto,

e con idre verdissime eran cinte;

serpentelli e ceraste avien per crine,

onde le fiere tempie erano avvinte.

4)

Nel settimo cerchio Dante e Virgilio vengono trasportati nel cerchio sottostante dal mostro Gerione simile ad un uomo nel volto, leone nelle zampe artigliate, serpente nel corpo e con la coda biforcuta come le pinze di uno scorpione. Anche in questo caso Dante aveva presente la mitologia classica (Virgilio, Ovidio e Orazio), ma rinterpreta fantasticamente la figura del mostruoso gigante.

E quella sozza immagine di froda

sen venne, e arrivò la testa e ‘l busto,

ma ‘n su la riva non trasse la coda.

La faccia sua era faccia d’uom giusto,

tanto benigna avea di fuor la pelle,

e d’un serpente tutto l’altro fusto;

due branche avea pilose insin l’ascelle;

lo dosso e ‘l petto e ambedue le coste

dipinti avea di nodi e di rotelle:

……..

Nel vano tutta sua coda guizzava,

torcendo in su la velenosa forca

ch’a guisa di scorpion la punta armava.

5)

Nel centro dell’Inferno, nel lago ghiacciato del Cocito, sta Lucifero, un gigante con un capo di tre facce e sei enormi ali di pipistrello: è il simbolo del male. Lucifero osò ribellarsi a Dio che per punirlo dell’enorme ingratitudine lo fece sprofondare nell’inferno.

Lo ‘mperador del doloroso regno

da mezzo ‘l petto uscìa  fuor de la ghiaccia;

…………

Oh quanto parve a me gran meraviglia

quand’io vidi tre facce a la sua testa!

L’una dinanzi, e quella era vermiglia;

l’altr’eran due, che s’aggiugnìeno a questa

sovresso ‘l mezzo di ciascuna spalla,

e sé giugnìeno al loco de la cresta;

e la destra parea tra bianca e gialla;

la sinistra a vedere era tal, quali

vegnon di là onde ‘l Nilo s’avvalla.

Sotto ciascuna uscivan due grand’ali,

quanto si convenìa a tanto uccello:

vele di mar non vid’io mai cotali.

Non avean penne, ma di vispistrello

era lor modo; e quelle svolazzava,

sì che tre venti si movean da ello:

quindi Cocito tutto s’aggelava.

……………….

Da ogne bocca dirompea co’ denti

un peccatore, a guisa di maciulla,

sì che tre ne facea così dolenti.

Percorso:

  • leggere e rileggere il testo proposto
  • fare la parafrasi delle citazioni dantesche
  • trovare i connettivi tra le varie citazioni dopo aver fatto la parafrasi
  • soffermarsi sull’efficacia della rappresentazione (es.: figurare retoriche), sulla drammaticità
  • inserire il discorso in un contesto più ampio (storia dell’arte: i bestiari medievali, le sculture delle cattedrali gotiche)
  • individuare analogie/differenze nell’ambito storico/letterario (cultura classica, Eneide)
  • comprendere il significato dei mostri nel Medioevo e nella Commedia (es.: valore allegorico delle tre fiere nel I canto)
  • cogliere i nessi significativi
  • scrivere un incipit e una conclusione

Maria Luisa Torti

fonte: http://www.mlt.it/collegamenti/terza/italian3/saggio3/inferno.htm

Audio Lezioni su Dante e Divina Commedia del prof. Gaudio

Ascolta “Dante e Divina Commedia” su Spreaker.

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