L’epilogo dell’Eneide, XII, vv. 614-709
28 Dicembre 2019
L’introduzione di Alessandro Manzoni ai Promessi Sposi
28 Dicembre 2019L’Introduzione e il Sistema dei Personaggi nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni
L’Introduzione de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni e il suo complesso sistema di personaggi sono due elementi imprescindibili per comprendere la profondità e l’innovazione del capolavoro manzoniano. L’Introduzione non è un mero preambolo, ma una vera e propria dichiarazione di poetica che anticipa temi, stile e intenti dell’opera. Il sistema dei personaggi, d’altro canto, è il veicolo attraverso cui Manzoni realizza i suoi obiettivi narrativi, etici e storici, rappresentando un’ampia sezione della società seicentesca e le sue dinamiche di potere e fede.
L’Introduzione: Dichiarazione di Poetica e Finzione Letteraria
L’Introduzione de I Promessi Sposi è un testo programmatico che si articola in una raffinata finzione letteraria: la scoperta di un manoscritto secentesco. Manzoni, presentandosi come il “trascrittore” e “riscrittore”, utilizza questo espediente per diversi scopi fondamentali:
- Critica allo Stile Barocco: La prima parte dell’Introduzione è la riproduzione, quasi integrale, di un proemio secentesco originale, con il suo stile ampolloso, retorico, infarcito di concettini, metafore forzate e latinismi. Manzoni, nel suo commento successivo, critica ferocemente questa “grandine di concettini e di figure”, la “goffaggine ambiziosa” e la “scorrettezza” linguistica. Questa demolizione dello stile barocco non è solo una scelta estetica, ma morale: la retorica vuota è per Manzoni sinonimo di falsità e di una cultura che oscura la verità della storia e delle cose. È il preludio alla sua ricerca di una lingua “naturale, piana, chiara”, una lingua che possa esprimere il vero.
- Affermazione della Scelta del Romanzo Storico: Attraverso la “scoperta” del manoscritto, Manzoni giustifica la sua scelta di scrivere un romanzo storico. Egli desidera narrare eventi “memorabili” che, pur riguardando “gente meccaniche, e di piccol affare”, sono carichi di “luttuose Traggedie d’horrori, e Scene di malvaggità grandiosa, con intermezi d’Imprese virtuose e buontà angeliche”. Questa è la cifra del romanzo storico manzoniano: dare voce agli umili, ai “sommersi”, la cui storia è stata ignorata dalla storiografia ufficiale, che si è occupata solo di “Prencipi e Potentati”. Il romanzo diventa così uno strumento per riscattare la memoria dei subalterni e illuminare la complessa trama della storia non scritta.
- L’Impegno per il “Vero”: La decisione di Manzoni di non limitarsi a trascrivere il manoscritto, ma di verificarne la veridicità storica (“ci siam messi a frugar nelle memorie di quel tempo”), è centrale. Egli cerca prove documentali dei “fatti” e dei “costumi” descritti, trovando “cose consimili, e in cose più forti”. Questo sottolinea il suo rigoroso metodo storico e la sua concezione del romanzo come opera che deve fondarsi sul “vero storico”. Il romanzo, per Manzoni, deve essere “utile per scopo, interessante per mezzo, vero per soggetto”. La verità, in quest’ottica, non è solo la fedeltà ai fatti, ma anche la verosimiglianza psicologica e morale.
- Il Problema della Lingua e dello Stile: La critica al secentista è anche il punto di partenza per la famosa “questione della lingua”. La “dicitura” è il “punto” cruciale. Manzoni si interroga su quale lingua sostituire al dialetto lombardo e all’italiano aulico e artificioso del manoscritto. Questa è la premessa alla sua lunga ricerca della lingua fiorentina parlata, culminata nella revisione del 1840 (“risciacquatura dei panni in Arno”), per creare una lingua nazionale accessibile e viva.
L’Introduzione, quindi, non è un semplice excursus, ma un testo denso che ci introduce direttamente nel laboratorio creativo e intellettuale di Manzoni, svelando le motivazioni profonde dietro la nascita del romanzo e le sue peculiarità.
Il Sistema dei Personaggi: Un Affresco della Società Seicentesca
Il sistema dei personaggi de I Promessi Sposi è estremamente articolato e funziona come un affresco della società lombarda del Seicento, rappresentando diverse classi sociali, poteri e tipi umani. Manzoni crea personaggi che non sono mere pedine narrative, ma veicoli per la sua riflessione storica, etica e religiosa. I personaggi si distinguono per la loro staticità o dinamicità, per il loro rapporto con la Provvidenza e per la loro funzione nel disegno narrativo.
1. I Protagonisti: Gli Umili e la Provvidenza
- Lucia Mondella: Incarna la purezza, la fede incrollabile e la rassegnazione cristiana. È un personaggio fondamentalmente statico dal punto di vista psicologico, la sua evoluzione è spirituale e consiste nel rafforzamento della sua fede e della sua innocenza. È la vittima per eccellenza del sopruso, ma la sua passività non è debolezza, bensì una forma di resistenza morale e una totale fiducia nella Provvidenza. È il simbolo dell’umile perseguitata che trova salvezza nella fede e nella bontà divina.
- Renzo Tramaglino: Rappresenta l’uomo del popolo, istintivo, impulsivo, onesto e animato da un forte senso di giustizia, ma incline alla collera e alla violenza quando provocato. È un personaggio dinamico che compie un vero e proprio percorso di maturazione. Le avventure a Milano (i tumulti, la fuga) e la successiva esperienza di Bergamo lo portano a comprendere la complessità del mondo, a imparare a controllare i suoi istinti e a fidarsi della Provvidenza. La sua evoluzione culmina nell’incontro con l’Innominato e con Don Rodrigo, in cui la sua fede viene messa alla prova e purificata.
2. Gli Antagonisti: Il Potere Prepotente e la Sua Crisi
- Don Rodrigo: È l’incarnazione del sopruso feudale e del potere arbitrario. Statico nella sua malvagità e nella sua protervia, rappresenta la legge privata e l’impunità della nobiltà del Seicento. Il suo desiderio per Lucia non è amore, ma un capriccio volto ad affermare il proprio dominio. La sua fine, colpito dalla peste e tradito dai suoi stessi bravi, è il simbolo della giustizia divina che colpisce la malvagità.
- L’Innominato: È il personaggio più dinamico e complesso del romanzo. Un uomo di potere criminale smisurato, circondato dalla paura e dal terrore. La sua figura incarna la “malvaggità grandiosa” del secolo. La sua conversione, scatenata dalla purezza di Lucia e dall’incontro con il Cardinal Federigo Borromeo, è il fulcro etico e religioso del romanzo, dimostrando la possibilità di redenzione anche per i peggiori peccatori. La sua storia è un esempio della potenza della Provvidenza.
- La Monaca di Monza (Gertrude): Un personaggio tragico e complesso, vittima di un sopruso familiare (la monacazione forzata) che l’ha condotta a una vita di peccato e infelicità. La sua figura è dinamica ma in senso negativo, mostrando la corruzione e la sofferenza che possono derivare dalla negazione della libertà individuale e dalla compromissione tra istituzioni religiose e potere mondano.
3. I Personaggi di Confine e di Mediazione
- Don Abbondio: Il curato di campagna, simbolo della viltà e dell’egoismo, incapace di difendere i suoi fedeli di fronte al prepotente. È un personaggio statico nella sua paura, che lo porta a continue evasioni e rinvii. Rappresenta l’inefficacia di una Chiesa che non incarna pienamente il suo ruolo di protezione degli umili.
- Fra Cristoforo: Il frate cappuccino, la figura più vicina all’ideale manzoniano di carità cristiana. È un personaggio dinamico, la cui vita è segnata da una violenza giovanile che lo porta alla conversione e a una dedizione totale al servizio degli altri. Incarna la giustizia divina e la solidarietà verso gli umili, ponendosi come mediatore tra il popolo e le forze del male.
- Il Cardinale Federigo Borromeo: Rappresenta la Chiesa ideale, la santità, la saggezza e l’autorità morale. È un personaggio statico nella sua virtù. Il suo intervento è decisivo per la conversione dell’Innominato e per la risoluzione di molte ingiustizie, incarnando la Provvidenza divina che agisce attraverso le azioni degli uomini giusti.
4. I Personaggi-Tipo e il Contesto Sociale
- I Bravi: Braccio armato del sopruso nobiliare, rappresentano la violenza diffusa e l’illegalità che caratterizzavano il Seicento. Sono figure senza individualità, meri strumenti del potere.
- Agnese: La madre di Lucia, pragmatica, talvolta astuta, ma sempre animata da un profondo affetto materno. Rappresenta la saggezza popolare e la tenacia nel cercare soluzioni pratiche.
- Il Dottor Azzecca-garbugli: L’avvocato corrotto, simbolo della giustizia piegata al servizio dei potenti, che manipola la legge anziché difenderla.
- Il Conte Duca di Milano: La figura più alta del potere politico, spesso inefficace o corrotto, incapace di garantire l’ordine e la giustizia.
- Il popolo: Rappresentato dai tumultuosi di Milano, dalla gente della peste, dai personaggi incontrati da Renzo. È una massa spesso inconsapevole, mossa da istinti primari (fame, paura, rabbia), ma anche capace di slanci di generosità e solidarietà.
Conclusioni: Coerenza tra Introduzione e Personaggi
L’Introduzione de I Promessi Sposi non è solo un esercizio di stile o una giustificazione letteraria; è il manifesto di un’opera che vuole essere un romanzo etico e storico. La sua dichiarazione di voler narrare le vicende della “gente meccaniche, e di piccol affare” si traduce concretamente nel sistema dei personaggi, dove gli umili (Lucia e Renzo) sono i veri protagonisti, e le figure del potere (Don Rodrigo, l’Innominato) sono analizzate nel loro impatto sulle vite dei deboli.
Attraverso questa galleria di personaggi, Manzoni esplora le grandi tematiche del romanzo: la Provvidenza divina che agisce nella storia umana, la libertà e la responsabilità dell’individuo, la corruzione e la redenzione, la fede e la viltà, la giustizia e l’ingiustizia. Ogni personaggio, con la sua specificità, contribuisce a costruire un quadro complesso e realistico di un’epoca, ma anche a veicolare un messaggio morale universale, rendendo I Promessi Sposi un’opera di inestimabile valore storico, letterario e umano.




