
Scuola: una questione di coerenza concettuale
11 Febbraio 2026
Aquile canzone di Luigi Gaudio
14 Febbraio 2026La legge 22/2025 sulle competenze non cognitive e trasversali è un provvedimento che ignora l’ordinamento scolastico vigente.
Un solo esempio basta.
L’articolo 4 richiama il DPR sull’autonomia scolastica che “si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana”. I due provvedimenti regolano in modo differente lo stesso campo: disorientamento e nebulosità sono inevitabili.
Il punto non è formale, è culturale.
Il DPR sull’autonomia si fonda su una visione sistemica della scuola: scompone il problema formativo generando una gerarchia: educazione, istruzione, insegnamento. La progettazione governa l’azione didattica, ne misura l’efficacia attraverso il confronto tra risultati attesi e risultati ottenuti. La dottrina scientifica ne è il fondamento.
La legge 22/2025 imbocca un’altra strada. Prevede una sperimentazione finalizzata alla “individuazione delle competenze non cognitive e trasversali” e alla ricerca di “buone pratiche” che le favoriscano. Il baricentro si sposta dall’organizzazione del servizio al singolo studente, considerato come destinatario di interventi mirati.
Qui sta l’errore.
Si introduce un oggetto parziale, un insieme di competenze specifiche, dentro un impianto normativo che già governa l’intero processo formativo: si parcellizza, si trascura la cultura sistemica, si banalizza la funzione docente, si vive in un mondo che non c’è più, la complessità è sconosciuta.
Non è una questione ideologica. È un problema di coerenza ordinamentale. Quando il legislatore interviene senza tenere conto della struttura dell’istituzione scolastica, il risultato non è l’innovazione: è confusione.



