La prigione della forma e le vie di fuga in Pirandello

 

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Poetica pirandelliana:
La prigione della forma e le vie di fuga in Pirandello

Prof. Luigi Gaudio (tramite slide condivise in internet)

Le idee e le tematiche

La realtà multiforme, la forma, la maschera, i ruoli sociali, la follia …

La poetica di Pirandello

vitalismo

Alla base della visione del mondo pirandelliana vi è una concezione vitalistica, che è affine a quella di varie filosofie contemporanee :

la realtà tutta è «vita», «perpetuo movimento vitale», inteso come eterno divenire, «flusso continuo, incandescente, indistinto», come lo scorrere di un magma vulcanico.

Tutto ciò che assume «forma» distinta e individuale, si irrigidisce, comincia, secondo Pirandello, a «morire».

Così avviene dell’uomo.   noi non siamo che parte indistinta nell’«universale ed eterno fluire» della «vita».  Ma tendiamo a cristallizzarci in forme individuali, a fissarci in una personalità che vogliamo coerente e unitaria.

 

Lanterninosofia

L’unità, la coerenza è un’illusione, e scaturisce solo dal sentimento soggettivo che noi abbiamo del mondo, che proietta intorno a noi come un cerchio di luce e ci separa fittiziamente dal resto della vita, che resta al buio .

i ruoli sociali-maschere

gli altri vedendoci secondo una prospettiva particolare, ci danno determinate «forme».

Noi crediamo di essere «uno» per noi stessi e per gli altri, mentre siamo tanti individui diversi, a seconda della visione di chi ci guarda.

Pirandello fu influenzato dalle teorie dello psicologo Alfred Binet sulle alterazioni della personalità, ed era convinto che nell’uomo coesistano più persone, ignote a lui stesso, che possono emergere inaspettatamente

 

La crisi dell’identità

teoria della frantumazione dell’io in una congerie di stati incoerenti, in continua trasformazione, senza un vero centro e senza un punto di riferimento fisso

La crisi dell’idea di identità risente evidentemente dei grandi processi in atto nella realtà contemporanea, dove si muovono forze che tendono proprio alla frantumazione e alla negazione dell’individuo.

crisi : l’idea di una realtà Oggettiva, organica, definita, ordinata, univocamente interpretabile con gli schemi della ragione

l’idea di un Soggetto “forte“, unitario, coerente, punto di riferimento sicuro di ogni rapporto con la realtà. 

Tendenze spersonalizzanti nella società

  1. l’instaurarsi del capitale monopolistico, che annulla l’iniziativa individuale e nega la persona in grandi apparati produttivi anonimi;
  2. l’espandersi della grande industria e dell’uso delle macchine, che meccanizzano l’esistenza dell’uomo
  3.  la creazione di sterminati apparati burocratici, che, annullando l’individuo in quanto tale, cancellano la sua interiorità e riducendolo alla sua pura funzione esteriore;
  4. il formarsi delle grandi metropoli moderne, in cui l’uomo smarrisce il legame personale cogli altri e diviene una particella isolata e alienata nella folla anonima.
  5. L’idea classica dell’individuo creatore del proprio destino alla base della cultura della borghesia ora tramonta

La presa di coscienza di questa inconsistenza dell’io suscita nei personaggi pirandelliani smarrimento e dolore.

L’avvertire di non essere «nessuno», l’impossibilità di consistere in un’identità, provoca angoscia ed orrore, genera un senso di solitudine.

l’individuo soffre anche ad essere fissato dagli altri in «forme» in cui non può riconoscersi.

Queste «forme» sono sentite come una «trappola», come un «carcere» in cui l’individuo si dibatte, lottando invano per liberarsi.

Alla base di tutta l’opera pirandelliana si può scorgere un rifiuto delle forme della vita sociale, dei suoi istituti, dei ruoli che essa impone

La società gli appare come un’«enorme pupazzata», una costruzione artificiosa e fittizia, che isola irreparabilmente l’uomo dalla «vita», lo impoverisce e lo irrigidisce, lo conduce alla morte anche se egli apparentemente continua a vivere.

L’istituto in cui si manifesta per eccellenza la «trappola» della «forma» è la famiglia.

Pirandello è acutissimo nel coglierne il carattere opprimente il suo grigiore avvilente, le tensioni segrete, gli odi, i rancori, le ipocrisie, le menzogne

L’altra «trappola» è quella economica, la condizione sociale e il lavoro

lavori monotoni e frustranti, di un’organizzazione gerarchica oppressiva.

Da questa «trappola» non si dà per Pirandello una via d’uscita storica: il suo pessimismo è totale, non gli consente di vedere altre forme di società diverse.

Per lui è la società in quanto tale, in assoluto, che è condannabile

Un pessimismo ontologico

  Pirandello non ricerca le cause storiche per cui la società è una «trappola» mortificante

 la società borghese del suo tempo che egli indaga non è per lui che la forma particolare di una condizione metafisica, universale.

Lo scampo? la fuga nell’irrazionale:

nell’immaginazione che trasporta verso un “altrove” fantastico

come per l’impiegato Belluca di Il treno ha fischiato, che sogna paesi lontani e attraverso questa evasione può sopportare l’oppressione del suo lavoro di contabile e della famiglia, composta di tre cieche, due figlie vedove con sette nipoti da mantenere;

oppure nella follia, che è lo strumento di contestazione per eccellenza delle forme fasulle della vita sociale

il «forestiere dalla vita»

colui che «ha capito il giuoco », ha preso coscienza del carattere del tutto fittizio del meccanismo sociale e si esclude, si isola, guardando vivere gli altri dall’esterno della vita e dall’alto della sua superiore consapevolezza, rifiutando di assumere la sua «parte», osservando gli uomini imprigionati dalla «trappola» con un atteggiamento «umoristico», di irrisione e pietà

in questa figura di eroe estraniato dalla realtà si proietta la condizione stessa di Pirandello come intellettuale, che rifiuta il ruolo politico attivo perseguito dagli altri intellettuali del primo Novecento

Il relativismo gnoseologico

Se la realtà è magmatica, in perpetuo divenire, essa non si può fissare in schemi .

  Il reale è multiforme, polivalente; non esiste una prospettiva privilegiata da cui osservarlo: al contrario le prospettive possibili sono infinite e tutte equivalenti.

non si dà una verità oggettiva fissata a priori, una volta per tutte.  Ognuno ha la sua verità, che nasce dal suo modo soggettivo di vedere le cose.

un’inevitabile incomunicabilità fra gli uomini

essi non possono intendersi, perché ciascuno fa riferimento alla realtà com’è per lui, e non sa né può sapere come sia per gli altri

proietta nelle parole che pronuncia il suo mondo soggettivo, che gli altri non possono indovinare.

La perdita di fiducia nella possibilità di sistemare il reale, il relativismo conoscitivo, collegano Pirandello a quel clima culturale europeo del primo Novecento in cui si consuma la crisi dei fondamenti, della fiducia in una conoscenza oggettiva della realtà mediante gli strumenti della razionalità scientifica. 

  • La posizione di Pirandello viene abitualmente fatta rientrare nell’ambito del Decadentismo.
    Se prendiamo la categoria nell’accezione più rigorosa e ristretta e consideriamo fondamentalmente il Decadentismo come una seconda fase del clima culturale romantico,per vari aspetti Pirandello appare già al di fuori di esso.

Alla base del Decadentismo vi è una condizione spirituale sostanzialmente mistica, basata sulla fiducia in un ordine misterioso che unisce tutta la realtà, compreso il soggetto umano, in una fitta rete di «Corrispondenze »,
sistema di analogie universali che collegano io e mondo in una totalità univocamente interpretabile; per cui si può dare l’«epifania» dell’assoluto: in momenti privilegiati l’Essere può rivelare, in forme ineffabili, il suo senso riposto; uno slancio di partecipazione mistica può portare il soggetto nel cuore della realtà a cogliere la sua essenza ultima.

Per Pirandello invece un’essenza ultima non si dà più

per cui non sono più possibili miracolose epifanie, rivelatrici di un nucleo nascosto dell’Essere.

La realtà non è più una totalità organica

ma una pluralità di frammenti che non hanno un senso complessivo.

Il particolare è semplicemente una particella isolata, perché un Tutto non esiste.

non resta che prendere atto dell’incoerenza e della mancanza di senso del reale

questa crisi della totalità colloca già Pirandello oltre il Decadentismo, in un clima tipicamente novecentesco.

la crisi dell’io. 

Il Decadentismo, come già il Romanticismo, nella sua fuga da una realtà storica negativa  poneva l’io al centro del mondo, o identificava sostanzialmente il mondo con l’io.

Per Pirandello questa assolutizzazione del soggetto è impossibile

l’io si frantuma in una serie di frammenti incoerenti.

il soggetto da entità assoluta diviene «nessuno» -o  centomila.

Tematiche pirandelliane

1.Incomunicabilità, perché ognuno, quando comunica, crede di avere di fronte un individuo, che però, in realtà, è un altro

2.Inconoscibilità del reale

3.Pazzia che scardina le convenzioni borghesi

OLTRE IL DECADENTISMO

– Pirandello vive e descrive la crisi del suo tempo: il crollo dei valori, la solitudine, l’alienazione, il male di vivere, e come gli scrittori decadentisti, a suo modo fugge dalla realtà che lo circonda e non si impegna per trasformare la società.

– La sua critica alla società la si trova in opere senza riferimenti storici, sola eccezione: il romanzo I vecchi e i giovani.

– Il Decadentismo però, come già aveva fatto il Romanticismo, nel rifuggire la realtà, poneva l’io al centro del mondo, ma per Pirandello ciò è impossibile, perché nella sua visione dell’uomo, l’io si frantuma, il soggetto da uno, entità assoluta, diviene nessuno, perde la sua identità o ne assume centomila.

INFLUENZE CULTURALI

– Le teorie di Luigi Capuana sul Verismo.

– Gli studi di psicologia di Alfred Binet, autore dell’opera “Le alterazioni della personalità”, secondo il quale la personalità dell’uomo non è unica ma molteplice.

– Il Relativismo di George Simmel, il quale afferma che non esiste una verità assoluta, oggettiva, ma solo soggettiva. Secondo Simmel la vita è un continuo fluire che crea “forme” che poi deve distruggere.

– La concezione  vitalistica e la filosofia irrazionalistica di Henri Bergson. Anche Pirandello ritiene che la vita sia una continua e incessante creazione, un continuo divenire, «perpetuo movimento vitale», «flusso continuo, incandescente, indistinto», come lo scorrere di un magma vulcanico.

IL CONTRASTO TRA VITA E FORMA

– L’uomo è in balia del flusso della vita dominata dal caso, ma, a differenza degli altri esseri viventi, tenta, inutilmente, di opporsi costruendo forme fisse, nelle quali potersi riconoscere ma che alla fine sono solo maschere con le quali è costretto a identificarsi per dare un senso alla propria esistenza.

– Se l’essenza della vita è il perenne divenire, quindi, fissare il flusso equivale a non vivere. Questa dicotomia tra vita e forma domina tutta la sua produzione, evidenziando la sconfitta dell’uomo, dovuta all’impossibilità di sfuggire alle convenzioni della società se non con la follia.

– Tutto ciò che assume una forma distinta e individuale si irrigidisce, comincia, secondo Pirandello, a morire. L’uomo è parte indistinta dell’eterno fluire della vita. Ma tende a cristallizzarsi in forme individuali, a fissarsi in una personalità che crede coerente e unitaria.

I RUOLI SOCIALI E LE MASCHERE

– Gli altri vedendoci secondo una prospettiva particolare, ci attribuiscono determinate «forme».

– Noi crediamo di essere «uno», mentre siamo tanti individui diversi, a seconda della visione di chi ci guarda.

– La forma che l’uomo assume lo isola dalla natura e lo soffoca.

– Dalla persona si passa alla maschera o personaggio.

– La maschera è una forma stereotipata, fissa, morta, uguale per tutti, che diventa, per l’individuo che la indossa, una trappola: il cittadino, il figlio, il professionista, l’amico, l’alunno ecc.

– L’uomo così interpreta un ruolo, mentendo psicologicamente a sé stesso e mentendo socialmente agli altri.

LE TRAPPOLE DELLA FORMA

– L’individuo soffre ad essere fissato dagli altri in «forme» in cui non si riconosce.

– Queste «forme» sono sentite come una «trappola», come un «carcere» in cui l’individuo si dibatte invano per liberarsi.

LA FAMIGLIA. Pirandello ne coglie il carattere opprimente, le tensioni, gli odi, i rancori, le ipocrisie e le menzogne.

IL LAVORO. Anche i lavori monotoni e frustranti, regolati da un’organizzazione gerarchica oppressiva, sono «trappole» da cui non c’è una via d’uscita, il totale pessimismo non consente allo scrittore di vedere altre forme possibili di società.

L’INCOMUNICABILITÀ

– La realtà in perpetuo divenire è multiforme,  per cui non esiste un’unica prospettiva da cui osservarla, al contrario i punti di osservazione possibili sono infiniti ed equivalenti.

– La verità non è oggettiva. Ognuno ha la sua verità, che nasce dal suo modo di vedere le cose.

– Ne scaturisce un’inevitabile incomunicabilità fra gli uomini, che non possono intendersi, perché ciascuno fa riferimento alla sua visione della realtà e non sa, né può sapere, come sia quella degli altri.

– Le parole rispecchiano quel mondo soggettivo di vedere le cose, che gli altri non possono indovinare.

RIFIUTO DELLA VITA SOCIALE

– Alla base di tutta l’opera pirandelliana si può scorgere il rifiuto della vita sociale, delle sue convenzioni, dei ruoli che essa impone.

– La società gli appare come una «pupazzata», una costruzione artificiosa, che isola l’uomo dalla vita, lo impoverisce, lo irrigidisce e lo conduce alla morte, anche se in apparenza continua a vivere.

– Colui che prende coscienza del meccanismo sociale si autoesclude, guardando vivere gli altri dall’esterno della vita e dall’alto della sua superiore consapevolezza, rifiuta di recitare la sua parte e osserva gli uomini imprigionati nelle loro trappole con un atteggiamento «umoristico», di irrisione e pietà.

– In questa figura di eroe estraniato dalla realtà, di «forestiere dalla vita» si proietta la condizione stessa di Pirandello, un intellettuale che rifiuta il ruolo politico attivo perseguito da altri intellettuali.

Audio Lezioni su Luigi Pirandello del prof. Gaudio

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